da una ricerca dell'Isfol, l'Istituto per lo sviluppo della
formazione professionale dei lavoratori, secondo la quale si arriva al 60% dei
casi se si considera l'aiuto "indiretto" richiesto alle reti delle
proprie relazioni personali durante la fase di ricerca del lavoro. Di contro, i
servizi per il lavoro pubblici e privati svolgono un ruolo di intermediazione
diretta molto contenuto: "Solo il 3,4% degli occupati dichiara di aver
trovato lavoro attraverso i Centri per l'impiego (CPI) e il 5,6% mediante le
Agenzie di lavoro interinale".
martedì 31 maggio 2016
lunedì 30 maggio 2016
un grafico che fa paura
Su questo link del Sole 24 ore un grafico che fa paura.
Sono 3.500.000 quelle persone che si definiscono scoraggiati,
non cercano più il lavoro perché hanno perso la speranza
di trovarlo
Sono 3.500.000 quelle persone che si definiscono scoraggiati,
non cercano più il lavoro perché hanno perso la speranza
di trovarlo
domenica 29 maggio 2016
dalla terra il lavoro – un esempio
La
signora Lia ed il marito Franco hanno di recente pubblicato un annuncio davvero
inusuale sul sito del Consorzio della Quarantina,
associazione per la terra e la cultura rurale nel genovese.
Buongiorno,
Io e mio marito abbiamo
dei terreni privati a San
Desiderio, Calliano, Asti e altri in Toscana in provincia
di Grosseto che ci sono stati lasciati dalle
nostre famiglie. Visto che noi svolgiamo lavori totalmente diversi e che alla
nostra età è impensabile un progetto di ritorno alla campagna, abbiamo pensato
che sarebbe stato interessante cederli gratuitamente, o al massimo con un
affitto simbolico di pochi euro all’anno, a dei giovani che abbiano un progetto
di agricoltura sostenibile. Per noi e’ una pena sapere che quei terreni così
tanto amati dai nostri genitori siano abbandonati, soprattutto in un periodo
nel quale le nuove generazioni invece, hanno un bisogno estremo di lavoro!!!
Cordiali saluti
Lia Taddei
Un appello davvero
meraviglioso a cui hanno risposto in tantissimi!
Sul sito di SlowFood si
legge infatti che le mail allegate di progetto ecosotenibile arrivate alla
signora Taddei fino ad ora sono talmente numerose che si è deciso di creare un
sito con la descrizione dei terreni interessati e tutti potranno inviare un
curriculum ed un progetto che verranno valutati direttamente da loro.
Altre informazioni su
venerdì 27 maggio 2016
Lettera aperta al Ministro Beatrice Lorenzin
I figli sono figli e
non sono bebè.
LETTERA APERTA
AL MINISTRO DELLA SALUTE BEATRICE LORENZIN
Volersi prendere cura di un
figlio non può avere un tempo, è qualcosa senza tempo e scadenza ed è giusto
che sia così.
Un genitore che si fa
carico di un figlio cercherà di sostenerlo fino a che diventa adulto e poi
spera e teme finché non diventa autonomo con un suo lavoro e con mezzi
sufficienti per vivere una vita dignitosa.
Lo Stato se vuole farsi
carico di una parte del carico familiare non può limitarsi a regali per l’evento
della nascita o a sostegni per i primi tre anni, può incrementare l’istituto
degli assegni familiari già esistente e dare un aiuto fino al raggiungimento
della maggiore età. Lo Stato deve instillare sicurezza nei cittadini e non può
farlo con la precarietà di un regalo a scadenza.
Lo Stato doveva (e deve
ancora) rispondere all’urgenza dei giovani senza lavoro, doveva trovare una
qualche forma di aiuto per chi versa in disoccupazione; sono tanti i vecchi
genitori che oggi mantengono figli disoccupati, i figli continuano ad essere
figli anche a quarant’anni.
Quei quarantenni
disoccupati erano la base di sviluppo di nuove famiglie, ma difficilmente
possono mettersi nell’ottica di fare “bebè” senza un lavoro e senza una casa.
Non c’è nessun astio e
nessuna polemica nei suoi confronti signor Ministro,
questa lettera forse neanche le arriverà; c’è solo una considerazione:
tutti i bonus stanziati dal suo Governo: bebè, regalo ai 18 enni, scuola, 80 euro variamente distribuiti, taglio
dell’Imu, facilitazioni alle imprese per le assunzioni a scadenza; tutti questi
miliardi erano giusto quelli che potevano bastare per istituire un reddito di
cittadinanza, un vero e proprio concreto aiuto per la disoccupazione. Questa
misura avrebbe tolto dalla disperazione tanta gente, instillato fiducia e
speranza nello Stato, sarebbe nata qualche famiglia in più e qualche figlio in
più.
Distinti Saluti
Francesco Zaffuto
Invita tramite ufficiostampa@sanita.it
Riferimento alle notizie riportate su
"L'idea è quella di estendere il bonus bebè per tre
anni", ovvero per i primi tre anni di vista del bambino. E' la proposta
lanciata dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.
"Purtroppo - ha detto Lorenzin - in questi anni sul bonus
bebè abbiamo risparmiato 1,38 miliardi e questo perché non sono nati bambini.
Partendo da tale cifra, basta aggiungere 300 milioni per fare in modo che ad
una famiglia con una classe Isee di 25 mila euro possa andare un bonus bebè che
passa da 80 a 160 euro al mese, mentre per una famiglia con classe Isee di 7
mila euro si potrebbe passare ad un bonus bebè da 160 a 320 euro al mese; per
il secondo figlio si potrebbe invece passare da 240 euro a 400 euro mensili in
relazione alla seconda fascia Isee considerata". Questo, ha sottolineato
il ministro, "per dare un aiuto pratico ai genitori".
giovedì 26 maggio 2016
Dalla Francia: no jobs act
«Non credete a questa
menzogna del progresso! Vi siete fatti fregare, voi italiani. Non faremo lo
stesso. Questo legge sulla flessibilità del lavoro è un ritorno al passato,
vogliono togliere di mezzo il sindacato e disporre dei lavoratori a piacimento.
Lo chiamano futuro, ma è una nuova forma di schiavitù».
La lotta non è finita
mercoledì 25 maggio 2016
Castagneti da salvare
Avete notato che nelle pubblicità di prodotti alimentari ora le
aziende dicono che non fanno più uso dell’olio di palma; ebbene le petizioni con raccolte di firme possono
formare l’opinione pubblica e modificare
comportamenti di aziende e di amministratori pubblici.
C’è una petizione sui
Castagneti di Mongrassano in Calabria, che rischiano di scomparire per l’aggressione
di un insetto chiamato Cinipide galligeno; il rimedio esiste, occorre
diffondere nella zona un altro insetto capace di sterminare il parassita il
Torimus sinesis; ma ovviamente la Regione Calabria dovrebbe avere cura di
finanziare questa necessaria operazione.
I castagneti sono ricchezza, lavoro,
riserva alimentare e di buon legno; per par nascere un castagneto ci vogliono
più di 50 anni, sarebbe il caso di curare e salvare ciò che esiste.
Firma la petizione su
change.org
domenica 22 maggio 2016
Parassiti o uomini liberi?
Svizzera – verso il 5 giugno per il Referendum
sul Reddito di Base Incondizionato
Parassiti o uomini liberi?
di Nenad Stojanovic
Il motivo principale per il quale sostengo il RBI è questo: la dignità. La
dignità di ogni essere umano. Oggigiorno, chi non ha un lavoro, chi non ha più
diritto all’assicurazione contro la disoccupazione, di cosa vive (se vive)?
Dell’assistenza sociale: circa 1000 franchi al mese. Un enorme apparato
burocratico è stato messo in piedi per gestirla, per verificare se uno «ha
diritto» all’assistenza. Una parte della società (speriamo minoritaria)
considera questi cittadini come «falliti» oppure, peggio, come «parassiti». Non
a caso, tante persone che avrebbero diritto all’assistenza ci rinunciano.
Perché non vogliono essere stigmatizzate. Perché si vergognano. L’aumento delle
malattie psichiche e dei relativi costi ne sono la conseguenza.
È il sistema (capitalista) che trasforma queste persone in schiavi moderni.
Schiavi della propria dignità. Schiavi dello sguardo degli altri. Schiavi delle
leggi e dei burocrati che a periodi regolari devono verificare se – non si sa
mai – tu «abusi» dell’assistenza. Se per caso ti sei permesso di comprarti un
telefonino troppo caro.
Il RBI è una liberazione. Restituirà la dignità – e la libertà – alle
persone. Nessuno dovrà chiedere l’elemosina allo Stato. Nessuno dovrà
verificare se tu rispetti le «condizioni» per ricevere una somma minima di cui
potrai vivere. Perché il bello di questa proposta è proprio questo: è un
reddito di base senza condizioni(per chi risiede in Svizzera).
Anche gli assegni familiari sono erogati in base al numero dei figli, senza
condizioni, alle famiglie ricche così come a quelle povere. Anche quella fu
un’idea utopica. Il Ticino ha avuto il coraggio di attuarla ed è stato
all’avanguardia in questo settore negli anni 90. Ora gli assegni familiari sono
standard in tutta la Svizzera. Ritroviamo il coraggio di osare.
Dal sito
Reddito di
Base Incondizionato, che cos’è
venerdì 20 maggio 2016
Robot, anche se in Cina non mancano umani
Non mancano certo uomini in Cina che
cercano un lavoro eppure c’è chi pensa a sostituirli
Zero diritti, nessun permesso sindacale,
ferie o malattia. Benvenuti nella prima fabbrica al mondo senza operai.
Qui infatti a produrre saranno i robot. Siamo in Cina, a Dongguan dove
sorgerà il primo stabilimento in cui il lavoro umano sarà completamente
rimpiazzato da quello dei robot.
È la Shenzhen Evenwin Precision
Technology la società protagonista del progetto. Inizialmente circa
1.000 robot saranno impiegati presso lo stabilimento di Dongguan, che produce
componenti per cellulari.
Niente male
se arrivano robot a fare il lavoro più faticoso ed alienante delle fabbriche,
ma chi non ha lavoro deve trovare un lavoro oppure un reddito sociale di base
per vivere.
lunedì 16 maggio 2016
Lavoro ricominciando dagli antichi grani di Sicilia
“Ho fatto il
liceo classico e mi sono laureato in legge a 23 anni. Non avrei mai immaginato
di diventare un pastaio vero e proprio”,
racconta a b-hop Roberto Gaudino, confidando dubbi e difficoltà nell’approccio ad un mercato
sconosciuto ed antico. Senza esperienza, senza conoscenze tecniche, decide di
aprire un pastificio: a Santa Margherita di Belice nasce C’è Pasta per
te.
E’ una delle poche storie, in questa difficile realtà
italiana, che si possono indicare come esempio di imprenditoria giovanile ...
mercoledì 11 maggio 2016
Jobs Act: 600 mln di sgravi contributivi non dovuti
All’ombra del Jobs Act, ci sono:
600 milioni di euro di sgravi contributivi indebitamente percepiti,
circa 100mila lavoratori su un milione e mezzo assunti nel 2015 con
l’esonero totale di contributi previdenziali non aveva diritto allo sgravio.
Le aziende coinvolte
sono circa 60mila.
Un esercito di aziende fantasma che incassavano i contributi
triennali messi in campo dal governo, assumendo però lavorativi fittizi. Oppure
imprese inesistenti, con decine di dipendenti a fronte di un'ipotetica attività
per la quale invece era richiesto meno personale.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/10/sgravi-contributivi-sindacati-un-regalo-alle-aziende-poletti-dal-jobs-act-un-risultato-straordinario/2713708/
giovedì 5 maggio 2016
a Napoli reddito di cittadinanza, forse si fa …
Quello che accade alla vigilia di un’elezione è sempre meglio
prenderlo con le pinze, comunque il sindaco De Magistris dichiara che sarà
istituito il reddito di cittadinanza per i napoletani.
Quanto? Circa 600 euro al mese .
"Per accedervi- dice De Magistris - servono alcuni condizioni: la maggiore
età, la mancanza di un reddito ed essere residenti, anche se stranieri, da
almeno 24 mesi a Napoli. Inoltre, bisogna firmare un patto di accompagnamento
al lavoro e alle attività socialmente utili: quindi non è un rapporto
assistenzialista, ma di inserimento nella città.”
A Napoli, città difficile, un primo tentativo di reddito
minimo lo fece Bassolino nel 2004, poi fu tolto da Caldoro con la scusa che non
c’erano soldi; ora De Magistris dice di avere trovato i soldi dalla lotta all’evasione
fiscale sulle tasse comunali; prendiamo atto della promessa, e non dimentichiamo
che il nostro Ministro del Lavoro, per una cosa così urgente, non
ha fatto ancora nulla.
martedì 3 maggio 2016
Robot umani a Zurigo
«Vogliamo lavorare per gli
umani. La sfida della Quarta rivoluzione industriale è che tutti ricevano un
guadagno di base sicuro».
Primo maggio con i
robot che chiedono un reddito di base per gli umani. È accaduto a Zurigo dove
ieri centinaia di robot
hanno manifestato nella capitale finanziaria svizzera accompagnati da
centinaia di sostenitori. Insieme hanno chiesto l’introduzione di un
reddito di base incondizionato: l’erogazione di un beneficio economico
senza obbligo di accettare un lavoro. La trovata situazionista fa parte della
campagna referendaria in vista del voto del prossimo 5 giugno. La Svizzera,
infatti, sarà il primo paese al mondo a votare un referendum per introdurre la
forma più universale del reddito: non minimo, nè di cittadinanza, ma di base.
lunedì 2 maggio 2016
Lo spogliarello dei diritti
Un tempo
a Milano, quando si celebrava il Primo Maggio, era tutto chiuso; c’era un po’
di lavoro in più e c’era un po’ più di rispetto per il riposo dei lavoratori
dipendenti.
Da
qualche anno a questa parte il Primo Maggiò è diventata una giornata lavorativa
come tutte le altre per i lavoratori del settore commercio.
“Cosa
volete, c’è la crisi”
“E poi lo
fanno volontariamente, nessuno li obbliga”
Queste le frasi che si sentono dire; come se un lavoratore precario e ricattato
potrebbe facilmente rifiutare.
Ieri,
alcuni rappresentanti sindacali dell’Usb (unione sindacati di base) ha
inscenato, dinanzi a un grande magazzino di Milano,
rimasto aperto per il 1* maggio, uno spogliarello dei diritti; ovviamente la
protesta ha messo in allarme gestori e poliziotti privati del magazzino; con il
tentativo di allontanare e pestare chi protestava. QUI la cronaca di Repubblica…
Occorre dire con chiarezza
e forza che i centri commerciali non
sono servizi essenziali come gli ospedali e i treni, non c’è nessuna
giustificazione per restare aperti il 1* Maggio. La questione non può essere vista neanche
sotto il profilo della propria libertà, perché non si tratta del singolo
esercizio di un lavoratore autonomo che può decidere di restare aperto, si
tratta di centri con lavoratori dipendenti che hanno diritto a festeggiare la propria
festa.
domenica 1 maggio 2016
Buon Primo Maggio 2016
Buon Primo Maggio 2016
a tutti i lavoratori che spandono il seme del proprio lavoro e a tutti i
disoccupati, a cui viene impedito di seminare.
- link su l'opera di Van Gogh e Millet - http://arpaeolica.blogspot.it/…/05/buon-primo-maggio-2016.h…
venerdì 29 aprile 2016
Disoccupazione marzo: da peggio a meno peggio
Disoccupazione marzo: da peggio a meno peggio, anche se ancora si
sta nel peggio
Dopo il dato negativo di febbraio, il tasso di
disoccupazione a marzo in Italia scende all'11,4%.
Dopo il calo di
febbraio 2016 (-0,4%, pari a -87 mila), a marzo la stima degli occupati sale
dello 0,4% (+90 mila persone occupate), tornando ai livelli di gennaio.
L'aumento riguarda sia i dipendenti (+42 mila i permanenti e +34 mila quelli a
termine) sia gli indipendenti (+14 mila). La crescita degli occupati coinvolge
uomini e donne e si distribuisce tra tutte le classi d'età ad eccezione dei
25-34enni. Il tasso di occupazione, pari al 56,7%, aumenta di 0,2 punti
percentuali rispetto al mese precedente.
I movimenti mensili
dell'occupazione determinano, nei primi tre mesi del 2016, una sostanziale
stabilità del livello degli occupati (+0,1%, pari a +17 mila) rispetto ai tre
mesi precedenti. L'unica componente che mostra una crescita congiunturale
significativa è quella dei dipendenti permanenti, che aumentano dello 0,5% sul
quarto trimestre del 2015 (+72 mila).
La stima dei
disoccupati a marzo registra una diminuzione (-2,1%, pari a -63 mila), il calo
riguarda uomini e donne. Il tasso di disoccupazione è pari all'11,4%, in calo
di 0,3 punti percentuali su febbraio.
A marzo la stima degli
inattivi tra i 15 e i 64 anni cala dello 0,3% (-36 mila). La diminuzione è
determinata quasi esclusivamente dalle donne e riguarda le persone di 25 anni o
più. Il tasso di inattività scende al 35,9% (-0,1 punti percentuali).
Rispetto ai tre mesi
precedenti, nel periodo gennaio-marzo 2016 si registra un calo dei disoccupati
(-0,5%, pari a -15 mila) e degli inattivi (-0,3%, pari a -43 mila).
Su base annua si
conferma la tendenza all'aumento del numero di occupati (+1,2%, pari a +263
mila), che coinvolge soprattutto gli over 50. Sono in calo sia i disoccupati
(-8,6%, pari a -274 mila) sia gli inattivi (-0,9%, pari a -125 mila).
mercoledì 20 aprile 2016
REDDITO DI BASE INCONDIZIONATO, cosa è
Il 5 giugno 2016 la Svizzera si esprimerà con un
referendum sul
REDDITO DI BASE INCONDIZIONATO
Riportiamo qui dal
sito http://bien.ch/it/node le spiegazioni
della proposta di legge.
Questa proposta è diversa
da quella qui lanciata dal blog “Crea pane e lavoro”, diversa dalle proposte che
ancora non hanno approdato al Parlamento italiano di 5 stelle e Sel; è una proposta molto interessante e
rivoluzionaria dal punto di vista della cultura del lavoro. E’ necessario
conoscerla, riflettere e parlarne.
Il reddito di base, che cosa è?
Il reddito di base incondizionato (RBI) è un versamento
mensile, erogato da un ente pubblico, ad ogni individuo, di una somma di denaro
sufficiente a coprire i bisogni di base e consentire la partecipazione alla
vita sociale, come un vitalizio. Si tratta della realizzazione di un diritto
umano fondamentale.
Personalità di ogni credo politico, fede religiosa e
nazionalità hanno sostenuto nei secoli questa idea, a cui sono stati dati vari
nomi: sussidio universale, reddito di sussistenza, reddito di cittadinanza,
reddito universale, reddito sociale garantito, dividendo universale, rendita a
vita, ecc.
Il Reddito di Base non è un sussidio sociale e non deve
essere confuso con il salario minimo, il sussidio di disoccupazione,
l'assistenza sociale o qualsiasi altra prestazione erogata in maniera
condizionale. Il Reddito di Base è automatico, incondizionato e inalienabile. È
erogato a tutti, ricchi o poveri, dalla nascita alla morte. L'importo è
sufficiente a garantire a tutti una vita dignitosa - qualunque cosa succeda. È
cumulabile con altri redditi (da lavoro e non).
Il Reddito di Base è
dunque:
corrisposto ai singoli individui e non ai nuclei familiari
cumulabile con altri redditi
corrisposto senza l'obbligo di intraprendere un'attività
lavorativa
sufficiente a coprire i bisogni fondamentali e consentire la
partecipazione alla vita sociale
Il reddito di base rende la giustizia sociale compatibile
con l'efficienza economica. È il principio di solidarietà più liberale che si
possa immaginare: assicura infatti l'esistenza individuale e la coesione
sociale senza la rigidità dell'interventismo e la pesantezza della burocrazia.
Molteplici sono state le varianti discusse in merito alla sua implementazione.
Il Reddito di Base non è appannaggio di una parte politica: trova infatti
supporto e resistenze da una parte come dall'altra degli schieramenti politici
tradizionali.
Separare l'attività
professionale dal reddito: una necessità
Né il lavoro retribuito, né le rendite da capitale, né le le
prestazioni sociali riescono ormai a garantire il diritto all'esistenza di ognuno,
così come definito dall'articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti
Umani.
Incondizionato com'è, il Reddito di Base spezza la catena
che unisce la copertura delle necessità di base alle prestazioni di lavoro
retribuito. Questa separazione parziale tra lavoro e reddito è resa necessaria
dalla scomparsa della stabilità nel mondo del lavoro. La disoccupazione e la
precarietà del lavoro sono in gran parte il risultato di una dinamica di
razionalizzazione e automatizzazione che rende l'obiettivo del ritorno alla
piena occupazione obsoleto - quantomeno alle condizioni che abbiamo conosciuto
nei 50 anni successivi al secondo dopoguerra. La flessibilità organizzativa
delle imprese moderne comporta attualmente una crescente instabilità del lavoro
dipendente. In Svizzera, grazie all'elevata competitività internazionale del
paese, il tasso di disoccupazione e la quota di contratti precari restano
relativamente limitati. Tuttavia, sarebbe illusorio considerare la Svizzera
come un'isola separata dal resto del mondo.
A queste condizioni,
chi continuerà a lavorare?
Nella maggior parte dei casi, la fruizione del Reddito di
Base non incoraggerà le persone a lasciare il proprio impiego, soprattutto
perché l'importo non basterebbe a coprire tutti i loro desideri di consumo.
Ricordiamo che l'importo del RdB proposto è di soli CHF
2'500 al mese. Il salario minimo richiesto dai sindacati è di CHF 4'000. Il
salario medio è di CHF 6'000.-.
D'altra parte, sono molti i lavori utili e necessari che
contribuiscono alla produzione di ricchezza e che non sono remunerati:
famiglia, volontariato, associazioni, ecc.
Lungi dall'incoraggiare all'ozio, il Reddito di Base
permetterà a ciascuno, nella misura delle proprie capacità e del proprio
desiderio, di impegnarsi in modo sereno, libero e responsabile in attività
lavorative essenziali per l’interesse generale, che però gli impieghi
tradizionali tendenzialmente trascurano. Il lavoro è sempre d'attualità ed il
suo compito enorme. È più che mai necessario che ognuno possa impegnarsi: a
prendersi cura di se stesso, dei propri genitori, dei propri figli e della
propria famiglia; a lavorare per il bene pubblico comune (la conoscenza, le
arti, la cultura, il software, ecc); e infine a lavorare per sviluppare e
applicare a tutti i livelli i mezzi che permetteranno di lasciare in eredità
alle generazioni future un pianeta vivibile.
Il reddito di base, inoltre, modifica le condizioni di chi
attualmente beneficiano di prestazioni sociali basate su criteri di reddito o
di pensioni di invalidità. Il reddito di base è in effetti cumulabile con la
remunerazione da attività lavorativa, che così preserva la propria attrattiva
finanziaria. Il ritorno al lavoro retribuito non è penalizzato dal rischio di
perdere alcuna prestazione sociale.
Per quale stipendio?
Il Reddito di Base cambia la natura del mercato del lavoro.
Per la prima volta nella storia economica e sociale, lo stipendio versato dal
datore di lavoro non deve più coprire le necessità primarie del lavoratore, dal
momento che questo compito viene assolto dal Reddito di Base . Allo stesso
modo, fornendo una base d'indipendenza economica, consente agli aspiranti
dipendenti di recuperare la libertà contrattuale e rende così quello del lavoro
un vero e proprio mercato.
È soprattutto per i salari più modesti che il Reddito di
Base rinforza la posizione dei candidati nella fase di negoziazione dello
stipendio, poiché questi avranno la possibilità di rifiutare un'offerta
ritenuta insufficiente (il che si tradurrà in una rivalutazione dei suddetti posti
di lavoro). Per l'azienda, l'introduzione del Reddito di Base Incondizionato
non comporta cambiamenti: a seconda dei modelli di finanziamento presi in
considerazione, la massa salariale resterà grosso modo invariata (in questo
caso il contributo alla cassa del Reddito di Base sarà prelevato direttamente
ed unicamente dai salari), oppure, se è l'impresa in quanto tale ad essere
tassata, la diminuzione relativa della massa salariale in senso stretto (i
salari netti) sarà compensata dal contributo dell'impresa al finanziamento del
Reddito di Base.
Quali che siano i casi, l'ammontare del reddito complessivo
del dipendente non cambia (salvo nel caso indicato sopra). Infine, in una certa
misura, la nuova libertà contrattuale del dipendente legittima quella del
datore di lavoro; a quest'ultimo infatti consente di meglio adattare i propri
bisogni di forza lavoro secondo l'andamento dell'attività imprenditoriale.
Il valore etico del
lavoro
Sarebbe sbagliato limitare il valore del lavoro a quello di
puro mercato, come accade sempre più spesso. Dopo la scomparsa dei lavori
ripetitivi e noiosi svolti in ambienti austeri, ora le forze che tendono a
distruggere il senso umano e creativo del lavoro sono la pressione, lo stress e
le costanti minacce. Al contrario, il Reddito di Base ripristina il valore
etico del lavoro, sia nei confronti della società che con sé stessi.
D'altra parte, la pigrizia non risiede nel genoma umano: è
soltanto una reazione al lavoro forzato. Donare la possibilità ai lavoratori di
rifiutare le proposte di lavoro è una forma di responsabilizzazione. Si
abbandona il pretesto della necessità. Senza libertà non c'è una vera etica del
lavoro.
Un diritto
fondamentale
Il Reddito di Base non è una forma di assistenza, ma un
diritto umano. Per questo è corrisposto a tutti, indipendentemente dalla
necessità particolari di ogni individuo.
Contrariamente alle forme di sussidio, il Reddito di Base
non è “stigmatizzante” perché è concesso a tutti. Riconosce il valore della
partecipazione sociale di ciascuno ed elimina l'idea del lavoro retribuito come
criterio secondo cui chi non ha un posto di lavoro sarebbe meno importante
degli altri. Il Reddito di Base rimuove quindi la pressione che grava su
disoccupati, gli "assistiti", e su tutti coloro che un giorno potrebbe
diventarlo.
Finanziamento
A parte gli “effetti dinamici”, difficili da stimare, dal
punto di vista economico il Reddito di Base Incondizionato è un gioco a somma
zero: il valore aggiunto del paese non cambia di un solo franco, mentre la
distribuzione cambia in maniera significativa. Prima di essere distribuita
sotto forma di salari e rendite di capitale, parte della ricchezza prodotta va
a tutta la popolazione residente sotto forma di Reddito di Base Incondizionato.
Per il dipendente, il reddito complessivo non cambia in modo
significativo, ma si compone ora di un salario diretto e del Reddito di Base.
Per l'azienda, i costi non aumentano: se da un lato pagano meno salari netti,
dall'altro pagano un importo approssimativamente equivalente alla cassa del Reddito
di Base. Il nodo che resta da sciogliere riguarda il canale attraverso il quale
l'operazione viene eseguita.
Se prendiamo per esempio come base di calcolo per un Reddito
di Base la cifra di 2'500 al mese per un adulto e 625 al mese (un quarto) per un
minorenne, il costo complessivo è pari a circa 200 miliardi all'anno, ossia un
terzo del Prodotto Interno Lordo (il P.I.L. nel 2011 è stato di circa 600
miliardi di franchi svizzeri). Ma come vedremo in seguito, solo una piccola
parte di questa somma resta da finanziare, dal momento che la gran parte di
essa è semplicemente riallocata senza oneri aggiuntivi per lo Stato.
Bisogna distinguere
tre fonti di finanziamento:
Le prime due sono semplicemente un trasferimento di costi,
mentre l'ultima richiede nuove fonti. La principale fonte di finanziamento è il
trasferimento dei costi assicurativi e dell'insieme di prestazioni sociali,
agevolazioni ed altri sussidi che il Reddito di Base renderà inutili. A seconda
dei punti di vista, l'importo di questo trasferimento si situa intorno ai 60
miliardi. La seconda fonte di finanziamento, stimata attorno ai 110 miliardi, è
il trasferimento della quota del reddito da lavoro sostituito dal RBI. Tale
importo sarà finanziato dalle imprese, e corrisponderà grossomodo alla quota
salariale che queste che non dovranno più versare ai dipendenti, i quali, a
loro volta, la riceveranno sotto forma di RBI. Infine, la terza fonte di
finanziamento è la differenza tra il costo totale del RBI e la cifra già
disponibile (il totale dei trasferimenti di cui sopra) ovverosia 200 miliardi -
60 miliardi - 110 miliardi = 30 miliardi. Tale somma rappresenta
approssimativamente lo sforzo reale per finanziare il RBI, che corrisponde
all'aumento reale del reddito per una parte della popolazione.
Anche se l'equazione è stata posta in maniera un po'
semplificata, dobbiamo in buona sostanza renderci conto che i vari canali di
finanziamento sono interdipendenti. Qualunque sia il meccanismo specifico che
verrà scelto, il finanziamento sarà basato su un nuovo principio di
distribuzione del valore creato dalle attività economiche. Che non sarà più
diviso in due parti, ma in tre: i salari, i profitti e il RBI.
Il finanziamento renderà necessario un adeguamento della
sistema fiscale per il quale diversi canali ora sono attualmente già in
discussione. Nel nostro libro Il Finanziamento del Reddito
di Base Incondizionato(FR/DE), vengono prospettate tre soluzioni: la
compensazione salariale (addebito diretto sullo stipendio), l'IVA (che potrebbe
ripercuotersi in parte sui prezzi dei beni di consumo), e infine l'IVA
accompagnata da una revisione dell'imposta federale diretta (FDT) per
correggere la graduale diminuzione dell'effetto indiretto delle imposte sul
reddito. Un'ulteriore soluzione sarebbe quella di prendere la parte del RBI
direttamente sul “valore aggiunto netto” (VAN) delle imprese, ossia il valore
calcolato dopo l'ammortamento degli investimenti, dell'IVA e delle eventuali
tasse di importazione. In questo caso, non vi sarebbe alcun impatto sui prezzi.
Molto probabilmente, la soluzione finale sarà un insieme di queste diverse
possibilità.
In sintesi, non è necessario finanziare il costo totale del
RBI, perché si tratta in gran parte dello stesso denaro pubblico speso in modo
diverso. Per la maggior parte dei dipendenti, il reddito complessivo non cambia
in modo significativo, componendosi quindi di un salario diretto e del Reddito
di Base Incondizionato. Solo le persone il cui reddito complessivo aumenta
grazie al RBI (le famiglie e le persone che esercitano poca o nessuna attività
di lucro) genereranno dei costi supplementari. Siamo in grado di stimare questi
costi a circa 30 miliardi l'anno. Per le imprese, infine, i costi operativi
dovrebbero essere sostanzialmente gli stessi.
Troppo Stato?
Secondo la soluzione presa in considerazione, il
finanziamento del Reddito di Base può passare attraverso un prelievo obbligatorio
sulla creazione di valore economico, oppure appoggiarsi sulle imposte dirette o
indirette. Ma in ogni caso, bisogna distinguere il finanziamento del Reddito di
Base dall'azione dello Stato. Anche facendo ricorso alle imposte, nel caso del
Reddito di Base la pressione fiscale non apporta alcun beneficio
all'amministrazione pubblica o ad una qualsiasi politica interventista. Si
tratta di denaro che si trasferisce dalla economia privata all’economia privata
attraverso la soddisfazione dei bisogni fondamentali della popolazione; lo
Stato svolge solo un ruolo di fiduciario, mentre la libertà individuale, come
viene esercitata in un'economia di mercato, rimane intatta. Estendendo la
libertà contrattuale ai lavoratori su di un mercato del lavoro finalmente degno
del questo nome, il Reddito di Base muove chiaramente nella direzione della
libertà individuale.
D'altra parte il Reddito di Base permetterà sicuramente di
ridurre il peso e il costo della burocrazia sociale restituendo nel contempo al
lavoro sociale tutta la sua dimensione di sostegno ed assistenza. Infine, da un
punto di vista prettamente politico, riducendo l'influenza dello Stato sulla
vita privata dei cittadini, in particolar modo su coloro che vivono in
condizioni modeste, il Reddito di Base contribuirà allo sviluppo della
democrazia e della libertà individuale.
foto dal sito citato - la presentazione della proposta
lunedì 18 aprile 2016
vince la trivella
Ecco il saluto de Presidente
del Consiglio: “Credo che abbiano vinto
gli ingegneri, gli impiegati e gli operai che hanno mantenuto il lavoro, ha
vinto chi lavora nelle piattaforme".
Il mar Mediterraneo resterà a
rischio, resterà a rischio il lavoro di tutti quelli che lavorano sulla sua ricchezza
naturale come pescatori e come operatori del turismo; centinaia di migliaia di
lavoratori resteranno a rischio; una marea nera causata da un incidente sarà
sempre possibile, c’è solo da sperare che
non accada.
giovedì 14 aprile 2016
Il mare è nutrimento e lavoro – Il 17 Aprile vota Sì
Ci hanno detto che votando Sì,
si mettono in difficoltà i lavoratori che operano sulle piattaforme.
Ebbene non è così.
Con il Sì, si vuole eliminare
la concessione automatica e fatta in eterno dal Governo Renzi alle società
petrolifere.
Gli impianti di estrazione
esistenti potranno rimanere a lavorare fino alla prevista scadenza del
contratto.
Ogni contratto deve avere una
sua scadenza, è un principo che esiste per tutti contratti, e se il Governo
vuole potrà rinnovarlo dopo un’attenta verifica e valutazione della sicurezza
degli impianti e non al buio come prevede la norma che si vuole abrogare con il
referendum.
A questi due link una più
dettagliata informazione sul quesito referendario
Il mare non può essere zona
franca dei petrolieri, il mare è una grande riserva naturale e nutrizionale, il
mare dà lavoro ai pescatori, il mare pulito incrementa tutto il settore
turistico che dà lavoro a milioni di addetti. Un disastro petrolifero sul mare può
provocare una catastrofe per centinaia di migliaia di lavoratori.
Ecco cosa accadde nel golfo
del Messico
Ecco cosa è accaduto un mese
fa nelle coste della Tunisia
Occorre votare Sì proprio per
preservare il lavoro di tutti quelli che lavorano sulla ricchezza naturale del mare
e per preservarlo come grande fonte economica di ricchezza.
Il voto attualmente riguarda
12 chilometri dalla costa, ma la vittoria del Sì potrà essere un primo monito
dato all’Europa e a tutte le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo, per la
tutela del MARE DI TUTTI, IL
MEDITERRANEO. Il Mediterraneo si dovrà liberare di tutte le trivelle vicine e
lontane e anche degli oleodotti e petroliere che lo attraversano. L’era del
petrolio deve essere archiviata dalla storia per inziare la nuova era delle
energie rinnovabili, capaci di dare molto più lavoro e capaci di preservare l’enorme
ricchezza del mare.
Francesco Zaffutoimmagine - pescatori sulla riva del mare - Giovanni Rovero
sabato 2 aprile 2016
Ci risiamo, febbraio aumenta la disoccupazione
A
febbraio 2016 la disoccupazione torna a salire (+0,1%) e calano gli occupati (-97mila
posti). A pesare è la fine dell’effetto degli sgravi fiscali per le assunzioni
a tempo indeterminato previsti dalla legge di stabilità del 2015.
Il
dato di febbraio contrasta con i dati positivi riassuntivi annuali, ma i dati
riassuntivi annuali misuravano l’effetto di un anno di applicazione degli
incentivi.
Ora
non si tratta di essere “gufi” o di essere ottimisti, sì tratta di registrare
che gli effetti del job act non ci stanno e non potevano esserci.
L’occupazione
nel 2015 non è aumentata per la
cancellazione dell’art. 18; l’occupazione è aumentata nel 2015 (per quel poco) perché una parte del costo del lavoro è stata
caricata sull’intera collettività e ne hanno beneficiato alcuni imprenditori; appena
finiscono i benefici fiscali il tutto tende a ritornare come prima. L’aver
cancellato l’articolo 18 ha solo avvantaggiato un po’ d’imprenditori che
volevano avere le mani libere nella gestione del personale.
Non
si può neanche pensare di continuare con i benefici per l’assunzioni e far
pagare alla collettività una parte del costo del lavoro.
Allora??
Allora,
bisogna avere il coraggio di guardare alla realtà:
le
aziende producono beni, e se per quei beni non c’è domanda la produzione e l’occupazione
vanno in crisi. Solo se si potenzia la domanda c’è qualche speranza di uscire
dalla crisi e non parlando a vanvera di crescita. Se si produce di più senza
vendere c’è solo aumento della crisi o un suo perdurare all’infinito nel tempo.
Occorre
avere il coraggio di fare arrivare denaro a chi non lo ha, occorre una migliore
redistribuzione della ricchezza. Se continuano ad aumentare i ricchi, ci sarà
solo un lieve aumento di consumo di beni di lusso e per il resto ci sarà
tesaurizzazione ed aumento del capitale finanziario con tutti i suoi aspetti
negativi. Se vengono sostenuti con denaro i ceti più deboli la domanda investe
la generalità dei beni stessi e la parte tesaurizzata di denaro diminuisce. L’aumento
della domanda riesce ad avere un effetto benefico su produzione ed occupazione.
Occorre dare atto che il Governo Renzi, una
prima e immediata misura la fece verso l’incremento della domanda, con i cosiddetti
80 euro. Eppure quella misura non si tradusse in un aumento immediato della
domanda. Con la paura della crisi anche
i ceti poco abbienti hanno teso a tesaurizzare o a rimandare prudenzialmente i
consumi.
La massa di denaro che fu investito per gli 80
euro se fosse stata investita per iniziare ad affrontare la misura del reddito
minimo garantito, avrebbe avuto sicuramente un effetto più immediato sulla
domanda e per due motivi:
- 1 il denaro arrivava a chi aveva necessità immediate di beni,
- 2 diminuiva un poco la paura della disoccupazione come catastrofe
totale.
Il
secondo motivo citato poteva avere il riflesso d’innestare quel minimo di
ottimismo di base necessario, per fare riprendere la domanda di quelle famiglie
che hanno tranciato i consumi per paura della disoccupazione dei figli.
Può sembrare un paradosso, ma una misura come il reddito minimo garantito
ha effetti positivi sulla domanda.
Francesco
Zaffuto
giovedì 24 marzo 2016
Presto arriverà Amelia, per chiudere i call center
Chetan Dube
e i suoi colleghi della IPsoft stanno esplorando la possibilità di una intelligenza
artificiale per creare quello che chiamano un "agente cognitivo" . Sono
già avanti nella ricerca e gli hanno dato un nome: Amelia, come una segretaria
di bell’aspetto.
Amelia non si limiterebbe ad imitare
l'intelligenza umana, ma avrà anche la capacità di analizzare l'intenzione semantica
e il contesto di una domanda al fine di proporre una soluzione.
Quando un cliente contatterà un call center che utilizzerà un software come
Amelia avrà subito una veloce risposta al suo quesito. Amelia capirà la domanda
e sceglierà la risposta tra tutte quelle che ha nel suo archivio tecnologico. Solo se non sarà soddisfatto della risposta
di Amelia il cliente potrà chiedere di parlare con un essere umano.
Quindi se in un call center tradizionale ci
sono 20 impiegati che rispondono; in
futuro ci sarà Amelia che risponderà velocemente a tutte le possibili domande catalogate,
e solo un impiegato che interverrà eccezionalmente per qualche quesito che non
era stato previsto.
Fra qualche anno, non tanti, Amelia arriverà e
si succhierà la quasi totalità degli impiegati dei call center; e anche quelle misere 700/1000 euro al mese che si potevano guadagnare con
questo lavoro scompariranno.
Qui l’intervista
in inglese al ricercatore della IPsoft
REDDITO DI
CITTADINANZA E’ UNA NECESSITA’ DEL
FUTURO
immagine da internet - cartoons
lunedì 21 marzo 2016
Ma quale reddito garantito ci vuole?
“Un reddito garantito
ci vuole! Ma quale reddito ci vuole? Dalle campagne sociali alle
proposte di legge per il reddito minimo garantito: modelli di società o
governance delle povertà?” Questo
il titolo del dibattito che si terrà Mercoledi 23 marzo 2016, dalle ore
17:30 presso lo Sparwasser in via del Pigneto 215 a Roma.
giovedì 17 marzo 2016
sei sei giornalista puoi lavorare gratis al Viminale
Cercasi giornalista professionista: referenziato, esperienza pluriennale, ottima
conoscenza dell’inglese. Per lavorare gratis per
un anno. Un ruolo di prestigio e
su una materia anche particolarmente delicata, ma che secondo i dirigenti del Viminale non merita di essere pagato.
E probabilmente lo troveranno pure uno schiavo disposto
a lavorare gratis per incrementare il suo curriculum. Qui di seguito notizia e bando di gara …
perché ovviamente si pretende anche di selezionare tra più aspiranti …
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/17/viminale-cerca-giornalista-professionista-ma-lincarico-e-a-titolo-assolutamente-gratuito/2555244/
Alfano l’ha definito: “un’oppportunità …”
lunedì 14 marzo 2016
Reddito di base, prova in Canadà
Lo
stato canadese dell’Ontario ha messo nero su bianco nel documento
ufficiale di bilancio 2016 la volontà di sperimentare il reddito
di cittadinanza, e cioè la corresponsione a tutti i cittadini,
a prescindere dalla loro situazione economica, patrimoniale o familiare, di un contributo
mensile in denaro.
Secondo
i suoi sostenitori, il reddito di cittadinanza contribuirebbe a ridurre il peso
della burocrazia e garantirebbe a tutti i cittadini un livello di supporto di
base, in modo da combattere più efficacemente povertà
ed emarginazione. Secondo i suoi detrattori, invece, la misura
rischierebbe di tradursi in uno spreco di denaro pubblico e in un deterrente
alla ricerca di lavoro per i non occupati.
Per
il momento, l'Ontario non ha diffuso ulteriori dettagli: il progetto è
probabilmente tutto da definire, visto che nel documento di bilancio si legge
che il Governo lavorerà con le comunità, con i ricercatori e tutte le altre
parti interessate per capire come meglio impostare la
sperimentazione.
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