Visualizzazione post con etichetta sindacati e movimenti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sindacati e movimenti. Mostra tutti i post

giovedì 7 giugno 2018

Messincena con funerale di Marchionne per la Cassazione è motivo di licenziamento


La pantomima  teatrale con funerale di Marchionne, inscenata dai lavoratori in lotta,  per la Cassazione è motivo di legittimo licenziamento. I cinque operai della Fiat di Pomigliano erano stati reintegrati al lavoro dalla Corte d’appello di Napoli , la Fiat ha fatto ricorso in Cassazione e la Cassazione ha dato ragione alla Fiat stabilendo che la pantomima teatrale inscenata davanti ai cancelli travalicava “i limiti della dialettica sindacale".
Le sentenze di certo si applicano, ma si possono anche criticare: una cosa è una pantomima teatrale con un finto funerale per Marchionne ed altra cosa ben più grave è la perdita definitiva del lavoro. Il lavoro è per un operaio motivo di sostentamento e di vita e rischia veramente la sua vita con la perdita del lavoro, altro che funerale teatrale.
Uno dei lavoratori dopo aver appreso la sentenza che lo lasciava definitivamente senza lavoro è arrivato al gesto disperato di cospargersi di benzina nel tentativo di darsi fuoco.  E’ stato salvato dai servizi di sicurezza e il Ministro Di Maio è andato a visitarlo in ospedale.

martedì 5 giugno 2018

Soumalia Sacko sindacalista assassinato


Soumaila Sacko ci ricorda i tanti sindacalisti che nella storia d’Italia hanno pagato con la vita per la loro lotta in difesa dei diritti dei lavoratori.
Non era un ladro Solumalia Sacko,  insieme a due suoi connazionali stava prendendo delle lamiere per realizzare una copertura per una baracca; materiale abbandonato di una fabbrica abbandonata da anni.
 Soumaila Sacko, migrante maliano di 29 anni sempre in prima fila nelle lotte dell’Unione Sindacale di Base per i diritti sindacali e sociali dei braccianti. Soumaila è stato ucciso da una delle fucilate sparate da sconosciuti da una sessantina di metri di distanza. Volevano ridurlo al silenzio.

sabato 24 febbraio 2018

Brandine faticose da spostare per i dipendenti


A volte lo schematismo sindacale delle competenze fa fare brutta figura al sindacato.
MODENA, 21 FEB - Bimbi costretti a dormire per terra, per due giorni, in una scuola materna di Marano sul Panaro, in provincia di Modena, le 'Collodi': spostare le brandine per la 'nanna', secondo quanto ha sottolineato infatti il dirigente, comporterebbe una fatica non prevista a carico del personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) ….continua su

lunedì 2 ottobre 2017

Il sindacato è dei lavoratori

 Le recenti frasi Di Maio nei confronti del sindacato sembrano mal poste e in qualche modo si aggiungono ai non lontani atteggiamenti tracotanti di Renzi nei confronti del sindacato.

martedì 18 luglio 2017

Come triplicare la pensione per alcuni sindacalisti

Un paginone di domenica 16 luglio 2017 del Corriere della Sera con un articolo di Gian Antonio Stella è stato dedicato alla magia di triplicare la propria pensione attuata da alcuni dirigenti sindacali.
L’articolo è stato riportato su internet con questo link


All’origine della questione ci sta un ricorso alla Corte dei conti
di un sindacalista (coordinatore della Gilda degli Insegnanti Gennaro Di Meglio) che si era visto negata dall’INPS la liquidazione della pensione  su uno stipendio di 8 mila euro al mese, percepito solo negli ultimi mesi di lavoro.

 La Corte dei conti  ha osservato nella sentenza 491/2016 che al lavoro svolto dal sindacalista Di Meglio mancavano i criteri della fissità e della continuità, stabiliti come necessari per poter conteggiare i versamenti con il criterio retributivo, per cui degli 8 mila euro di retribuzione ne ha calcolati «solo» 5 mila.

“Tutto sommato al sindacalista Di Meglio non è andata male se si considera che come ex docente di scuola elementare avrebbe potuto percepire una pensione al massimo di circa 1700 euro. E se si considera che la Gilda degli insegnanti è stata sempre paladina di lotte contro i privilegi sindacali.” (nota in corsivo di Francesco Zaffuto)

Ma considerato quanto avevano ottenuto altri sindacalisti (tipo Cisl) il trattamento riservato al coordinatore della Gilda Gennaro Di Meglio era penalizzante e veniva visto dall’INPS come un’ottima Sentenza da fare applicare a tutti.
Verdetto alla mano, l’Inps va a controllare un campione di 119 pensioni decorrenti dal 1997 al 2016. Salta fuori che, contando i contributi aggiuntivi nella «quota A» invece che nella «quota B», c’è chi ha avuto un incremento del 18,9% (il minimo), chi del 37,5%, chi del 55,5%, chi del 62,5% fino al record. Con i criteri della Corte dei Conti il «soggetto 18» della Cisl (il sindacato di Raffaele Bonanni, i cui ultimi stipendi sollevarono un putiferio) dovrebbe prendere, come dicevamo, 39.282 euro ma ne prende 114.275. Il 190,9% in più. Il triplo.  (Dall’articolo di Gian Antonio Stella)

Ma considerato che
queste pensioni sono ormai definitive e non c’è modo di tagliarle ma incombono i vitalizi di altri 1.400 sindacalisti che potrebbero essere rivisti alla luce della sentenza dei magistrati contabili, l’Istituto di previdenza chiede al ministero del Lavoro: come ci dobbiamo regolare? Per quattro mesi: silenzio. Finché, pensa e ripensa, arriva la risposta. «In conclusione sembra di poter dire che anche gli emolumenti sindacali erogati con carattere di fissità e continuità — da individuare in termini generali in via preventiva — vanno valorizzati ai fini del computo nella quota A». «Ferma restando la necessità», continua il ministero di Giuliano Poletti per aggiustare un po’ il tiro, «di evitare gli abusi del diritto che si possono realizzare attraverso incrementi anomali delle retribuzioni dei rappresentanti sindacali a ridosso del collocamento in quiescenza al solo fine di conseguire sproporzionati ed ingiusti vantaggi in termini di prestazione pensionistica». Traduzione: chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto. Ma poiché gli spropositati e ingiusti vantaggi ci sono stati davvero, come bontà sua riconosce il ministero, nel futuro occorre cambiare. Nel futuro, si capisce... Non ora. (Dall’Articolo di Gian Antonio Stella)

Quindi il tutto resta al momento come prima.
Ma vediamo un po’ l’origine dei mali.
In base a quale legge i sindacalisti di cui sopra sono stati baciati dalla fortuna?
 Non una sola, ma almeno tre leggi distinte. Tutto comincia con l’introduzione del sistema contributivo (pensione basata solo sui contributi) al posto del retributivo (pensione calcolata sullo stipendio degli ultimi anni) decisa nel 1992, che per ridurre l’impatto consentì di mantenere il vecchio sistema per i contributi versati prima del 31 dicembre di quell’anno. Nel 1995 la legge Dini offrì a tutti la possibilità di rimpolpare la pensione con versamenti ulteriori, e per non dilatare il privilegio già ottenuto dagli «anziani» stabilì che quanto aggiunto finisse nella quota calcolata con il meno vantaggioso contributivo. A queste due leggi se ne aggiunse una terza, quella voluta nel ’96 dall’allora ministro del Lavoro Tiziano Treu, che consentì ai sindacati di incrementare, sempre con versamenti aggiuntivi, le pensioni dei loro dirigenti in aspettativa o in distacco sindacale dalle rispettive aziende.
È qui che si crea il corto circuito, perché le circolari applicative consentono inspiegabilmente di conteggiare questi versamenti aggiuntivi dei sindacati non con il sistema contributivo, come per tutti gli italiani, ma con il retributivo, che per il settore pubblico gode di un trattamento davvero speciale, essendo basato addirittura sull’ultimo giorno di lavoro.
L’effetto, è che basta una retribuzione molto elevata negli ultimi mesi per portare a casa un aumento abnorme della pensione, naturalmente a spese dell’ente previdenziale, ossia degli altri contribuenti.  (Dall’Articolo di Stefano Caviglia su Panorama del gennaio 2017 http://www.panorama.it/economia/lavoro/pensioni-doro-dei-sindacalisti-la-fine-dei-privilegi/  )

MORALE DELLA FAVOLA
“In pratica mentre per tutti i lavoratori si introduceva il penalizzante sistema contributivo il Ministro Tiziano Treu trovava un escamotage per lasciare il sistema retributivo solo agli “amici” dei sindacati.
 Occorre precisare,  nel particolare caso, che la Gilda degli insegnanti dal 1992 al 1996 si batteva contro quella iniquità e contro il privilegio che si ritagliavano i sindacalisti (lo ricordo bene perché all’epoca ero dirigente di quel sindacato). Quindi nessuna responsabilità per quelle leggi inique è attribuibile alla Gilda degli insegnanti.
 Ma una volta che l’iniquità si è stabilita diventa “quasi ovvio” approfittare dell’iniquità ed anche qualche dirigente Gilda ha fatto richiesta dei privilegi sindacali. Infatti in Italia vige un vecchio detto siciliano:
cu avi cummirità e `un si ni servi, 'un c'è cunfissuri chi l'assolvi  (chi ha le comodità e non se ne serve, non troverà confessore disposto ad assolverlo). 
 In ogni caso alla fine voglio precisare, in quanto antico sindacalista, che vivo con la mia pensione di 1.650 euro – per 35 anni di lavoro di insegnante – non sono tanti – me li faccio bastare – e c’è tanta gente in questo paese che sta molto peggio di me.” (Francesco Zaffuto)

Foto – Quadro Vincent Van Gogh – Mangiatori di patate – (ovviamente sono i lavoratori)

Post precedente su questo blog sullo stesso argomento

lunedì 22 maggio 2017

Bruxelles chiede di rafforzare la contrattazione collettiva

Riunione Eurogruppo.

Rafforzare la contrattazione collettiva perché tenga conto delle situazioni locali, razionalizzare la spesa sociale migliorandone la sua composizione, assicurare politiche attive efficaci del mercato del lavoro e facilitare l'occupazione per il secondo percettore di reddito: è quanto raccomanda la Commissione Ue all'Italia nella sezione dedicata al lavoro. L'Italia deve "con il coinvolgimento delle parti sociali, rafforzare il quadro della contrattazione collettiva per consentire agli accordi collettivi di tenere meglio in considerazione le condizioni locali", scrive Bruxelles.

sabato 21 gennaio 2017

Boeri e la pensione dei sindacalisti

Qui stralci da una intervista di Repubblica al presidente dell’Inps Boeri
"Abbiamo pronta una circolare che interviene sulle modalità di calcolo delle pensioni dei sindacalisti. Alla luce di una sentenza della corte dei Conti possiamo intervenire per via amministrativa anche su prestazioni in essere ad ex-sindacalisti. Basta solo l'ok del lavoro e partiamo".

Traduzione?
"Oggi alcuni sindacalisti distaccati possono fare versamenti anche molto consistenti negli ultimi anni di lavoro. E questi versamenti episodici hanno un impatto sulla pensione molto rilevante al contrario di quanto avviene per gli altri lavoratori. Come documentato nella sezione "a porte aperte" del sito Inps, questa prassi ha portato ad aumenti del trattamento fino al 60%".

lunedì 9 gennaio 2017

proprio perché abbiamo bisogno del sindacato…

Può un sindacalista guadagnare più del doppio di un operaio?
Questo blog dice NO
Allora vere o meno vere che siano le notizie sulla CISL,
si dessero una regolata …,
Non ci si può nel mondo del lavoro riparare dietro
l’ombra dei “dritti acquisiti”

martedì 28 ottobre 2014

dalla concertazione allo sconcerto


Nostalgia della concertazione questo paese certo no ne può avere. Per concertazione si è inteso un confronto tra Governo e parti sociali (sindacati confederali e confindustria) prima di mettere mano a questioni rilevanti sul pano dell’economia e del lavoro.
Il modello della concertazione si affermò nel nostro paese soprattutto negli anni novanta;  uno dei risultati fu il non brillante protocollo del 23 luglio 1993. Grandi sostenitori del modello concertativo sono stati Ciampi e Prodi.  La prima botta al modello concertativo la diede l’esecutivo di Berlusconi, la botta definitiva pare che la intende dare l’esecutivo di Renzi.
Era auspicabile il superamento del modello della concertazione per passare a un modello di dialogo sociale diffuso dove i diversi soggetti si assumessero in pieno le loro responsabilità.
 Certo non fa una grinza l’affermazione di Renzi quando dice che è il Governo che propone le leggi e che deve fare i conti con il Parlamento massimo organo legislativo; ma il Soggetto Politico (Governo e Parlamento) ha il dovere di sentire le componenti sociali, le leggi non possono nascere per ispirazione divina.
 Quando Renzi viene a dire “ascolteremo ma tireremo dritti per la nostra strada” è solo un modo provocatorio per dire una affermazione senza senso;  si ascolta per raccogliere tutte le possibilità di migliorare una legge, e partire dalla pregiudiziale che non ci saranno modifiche non è di certo un ascolto.
 Passiamo ai metodi di ascolto:  non è certo un buon modo convocare i sindacati per un’oretta giusto per dire cosa il Governo intende fare.
 Vediamo come si prendono le decisioni: non è certo un buon modo fare approvare la Legge delega sul lavoro al Parlamento con  un voto di fiducia.
 Riguardo poi ai contenuti di tutta la materia sulla riforma del mercato del lavoro possiamo dire che siamo all’oscuro:   da parte del Governo giusto le minacce di togliere definitivamente l’art. 18 e niente di preciso sul welfare generalizzato; da parte dei sindacati solo diverse sfumature do no con assenza di proposte forti.
 Si può dire che siamo passati dalla concertazione allo sconcerto. Certo resta lo sciopero ma anche in questo caso è necessario un ascolto, altrimenti il dispotismo illuminato si trasforma in dittatura.
28/10/2014 francesco zaffuto


Immagine – vecchia immagine di sciopero nel film Tempi moderni

martedì 10 dicembre 2013

Forconi in assenza dei sindacati


Le manifestazioni del 9 dicembre, che forse continueranno nei giorni successivi, hanno visto scendere in lotta una composizione sociale complessa e tutta compromessa dal perdurare della crisi: piccoli imprenditori in difficoltà sull’orlo della chiusura della propria attività e disoccupati.
 I lavoratori in proprio (che spesso sono classificati come piccoli imprenditori, piccoli commercianti, autotrasportatori) vedono che con la possibile chiusura della propria attività non si apre nessuna possibilità lavoro dipendente e si presenta lo spettro di una disoccupazione di lungo periodo.
La storia non lascia mai spazi vuoti.  Se il sindacato è stato assente,  non ha voluto organizzare i disoccupati,  non ha  dato risposte in termini proposte per risolvere i problemi occupazionali e di welfare, non ci si può meravigliare che lo spazio venga riempito da altri soggetti.
La manifestazioni in corso non hanno più la caratteristica di una richiesta alle Istituzioni  ma di messa in stato di accusa di tutta rappresentanza politica nelle istituzioni.  Una mancanza di risposta della politica e un suo chiudersi in difesa può creare uno stato di sbandamento nel paese di cui non è facile prevedere le conseguenze. (f.z.)
Per le notizie

immagine di un forcone – da internet