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lunedì 23 gennaio 2017

Canada sperimenta il reddito di base incondizionato

Oltre alla Finlandia anche nella Provincia dell’Ontario, in Canada, si prepara a sperimentare il suo programma pilota di un reddito di base nel 2017.

domenica 8 gennaio 2017

La Finlandia sperimenta il reddito di base incondizionato

La Finlandia dal 1 gennaio 2017 è il primo Paese europeo a sperimentare a livello nazionale il “reddito universale” chiamato anche Reddito di Base Incondizionato.. Duemila persone, di età compresa tra 25 e 58 anni, sono state sorteggiate per partecipare al test: a loro andranno 560 euro al mese per un periodo di due anni.

lunedì 6 giugno 2016

La Svizzera dice No al Reddito di Base Incondizionato


La Svizzera ha bocciato la proposta di introdurre il Reddito di Base Incondizionato
Il 76,9% dei cittadini svizzeri ha detto no. Per essere varata, la proposta avrebbe dovuto essere approvata da una doppia maggioranza, quella dei cantoni e dei votanti.
La proposta era ostacolata da tutte le componenti politiche di destra e di sinistra.
Per i promotori del referendum,  come Daniel Häni, non è un’utopia. “Il reddito di base incondizionato per tutti in Svizzera ha ottenuto il consenso del 20%, ossia di un votante su cinque. Questo significa che esiste un trend, che l’idea è stata lanciata”.

Al momento comunque la Svizzera  ha detto di No.  L’ottimismo è una buona cosa, ma la percentuale elevata dei no segna anche la difficoltà di modificare un modo generalizzato di pensare. Al momento prevalgono due convinzioni:  quella che i soldi da spendere per un simile provvedimento siano tanti;  e quella che dare un reddito di base possa influire negativamente sulla spinta a cercare un lavoro.

sabato 4 giugno 2016

5 giugno 2016 si vota per il reddito di dignità


Domani 5 giugno si vota in Italia per le elezioni comunali.
Sì, certo è importante. Ma c’è un appuntamento elettorale fuori dell’Italia che può segnare la storia:
il voto in Svizzera sul Reddito di Base Incondizionato.
E’ difficile che questa conquista sociale possa vincere il referendum, ma in questa battaglia sono importanti anche i dati di una sconfitta. Per vedere se ci sono possibilità di modificare questa società capitalista che espelle i giovani dal mondo del lavoro con l’automazione e non gli lascia alcuna prospettiva.

mercoledì 1 giugno 2016

SCARPE E ROBOT

La tedesca Adidas ha annunciato l’inizio di un processo di rimpatrio delle produzioni che aveva delocalizzato in Asia. Sta costruendo un nuovo stabilimento, stato dell’arte, a Ansbach, in Baviera. Si tratta di un impianto prototipo nel quale le scarpe saranno preparate e cucite da robot.
A CONTI FATTI i robot sono meglio della delocalizzazione:
con la delocalizzazione si cercano operai nel mondo da pagare il meno possibile, con la completa automazione si fa totalmente a meno degli operai.
COSA FARANNO I GIOVANI CHE CERCANO LAVORO ???
Nell’ottocento c’erano i luddisti che andavano in giro a spaccare le macchine; oggi le macchine sono entrate nel DNA e nella mente di ogni umano come entità insostituibili.
 ALLORA hanno ragione quelli che hanno proposto il referendum in Svizzera: REDDITO DI BASE INCONDIZIONATO e poi un qualsiasi lavoro ce l’inventiamo, anche autonomo e volontario,  per migliorare la società.
 SE NON CI DATE IL LAVORO ALMENO DIVIDERE IL PANE.
 I PROFITTI DELLE MACCHINE VANNO SOCIALIZZATI, perché derivano da un progresso a cui ha contribuito tutta l’umanità.

la notizia su 



domenica 22 maggio 2016

Parassiti o uomini liberi?

Svizzera – verso il 5 giugno per il Referendum sul Reddito di Base Incondizionato
Parassiti o uomini liberi?
di Nenad Stojanovic
Il motivo principale per il quale sostengo il RBI è questo: la dignità. La dignità di ogni essere umano. Oggigiorno, chi non ha un lavoro, chi non ha più diritto all’assicurazione contro la disoccupazione, di cosa vive (se vive)? Dell’assistenza sociale: circa 1000 franchi al mese. Un enorme apparato burocratico è stato messo in piedi per gestirla, per verificare se uno «ha diritto» all’assistenza. Una parte della società (speriamo minoritaria) considera questi cittadini come «falliti» oppure, peggio, come «parassiti». Non a caso, tante persone che avrebbero diritto all’assistenza ci rinunciano. Perché non vogliono essere stigmatizzate. Perché si vergognano. L’aumento delle malattie psichiche e dei relativi costi ne sono la conseguenza.
È il sistema (capitalista) che trasforma queste persone in schiavi moderni. Schiavi della propria dignità. Schiavi dello sguardo degli altri. Schiavi delle leggi e dei burocrati che a periodi regolari devono verificare se – non si sa mai – tu «abusi» dell’assistenza. Se per caso ti sei permesso di comprarti un telefonino troppo caro.
Il RBI è una liberazione. Restituirà la dignità – e la libertà – alle persone. Nessuno dovrà chiedere l’elemosina allo Stato. Nessuno dovrà verificare se tu rispetti le «condizioni» per ricevere una somma minima di cui potrai vivere. Perché il bello di questa proposta è proprio questo: è un reddito di base senza condizioni(per chi risiede in Svizzera).
Anche gli assegni familiari sono erogati in base al numero dei figli, senza condizioni, alle famiglie ricche così come a quelle povere. Anche quella fu un’idea utopica. Il Ticino ha avuto il coraggio di attuarla ed è stato all’avanguardia in questo settore negli anni 90. Ora gli assegni familiari sono standard in tutta la Svizzera. Ritroviamo il coraggio di osare.
Dal sito

Reddito di Base Incondizionato,  che cos’è

martedì 3 maggio 2016

Robot umani a Zurigo


«Vogliamo lavorare per gli umani. La sfida della Quarta rivoluzione industriale è che tutti ricevano un guadagno di base sicuro».  

Primo maggio con i robot che chiedono un reddito di base per gli umani. È accaduto a Zurigo dove ieri centinaia di robot hanno manifestato nella capitale finanziaria svizzera accompagnati da centinaia di sostenitori. Insieme hanno chiesto l’introduzione di un reddito di base incondizionato: l’erogazione di un beneficio economico senza obbligo di accettare un lavoro. La trovata situazionista fa parte della campagna referendaria in vista del voto del prossimo 5 giugno. La Svizzera, infatti, sarà il primo paese al mondo a votare un referendum per introdurre la forma più universale del reddito: non minimo, nè di cittadinanza, ma di base.

mercoledì 20 aprile 2016

REDDITO DI BASE INCONDIZIONATO, cosa è


Il 5 giugno 2016 la Svizzera si esprimerà con un referendum sul
REDDITO DI BASE INCONDIZIONATO
Riportiamo qui dal sito http://bien.ch/it/node le spiegazioni della proposta di legge.
Questa proposta è diversa da quella qui lanciata dal blog “Crea pane e lavoro”, diversa dalle proposte che ancora non hanno approdato al Parlamento italiano di 5 stelle e Sel;  è una proposta molto interessante e rivoluzionaria dal punto di vista della cultura del lavoro. E’ necessario conoscerla, riflettere e parlarne.

Il reddito di base, che cosa è?
Il reddito di base incondizionato (RBI) è un versamento mensile, erogato da un ente pubblico, ad ogni individuo, di una somma di denaro sufficiente a coprire i bisogni di base e consentire la partecipazione alla vita sociale, come un vitalizio. Si tratta della realizzazione di un diritto umano fondamentale.
Personalità di ogni credo politico, fede religiosa e nazionalità hanno sostenuto nei secoli questa idea, a cui sono stati dati vari nomi: sussidio universale, reddito di sussistenza, reddito di cittadinanza, reddito universale, reddito sociale garantito, dividendo universale, rendita a vita, ecc.
Il Reddito di Base non è un sussidio sociale e non deve essere confuso con il salario minimo, il sussidio di disoccupazione, l'assistenza sociale o qualsiasi altra prestazione erogata in maniera condizionale. Il Reddito di Base è automatico, incondizionato e inalienabile. È erogato a tutti, ricchi o poveri, dalla nascita alla morte. L'importo è sufficiente a garantire a tutti una vita dignitosa - qualunque cosa succeda. È cumulabile con altri redditi (da lavoro e non).

Il Reddito di Base è dunque:
corrisposto ai singoli individui e non ai nuclei familiari
cumulabile con altri redditi
corrisposto senza l'obbligo di intraprendere un'attività lavorativa
sufficiente a coprire i bisogni fondamentali e consentire la partecipazione alla vita sociale
Il reddito di base rende la giustizia sociale compatibile con l'efficienza economica. È il principio di solidarietà più liberale che si possa immaginare: assicura infatti l'esistenza individuale e la coesione sociale senza la rigidità dell'interventismo e la pesantezza della burocrazia. Molteplici sono state le varianti discusse in merito alla sua implementazione. Il Reddito di Base non è appannaggio di una parte politica: trova infatti supporto e resistenze da una parte come dall'altra degli schieramenti politici tradizionali.

Separare l'attività professionale dal reddito: una necessità
Né il lavoro retribuito, né le rendite da capitale, né le le prestazioni sociali riescono ormai a garantire il diritto all'esistenza di ognuno, così come definito dall'articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Incondizionato com'è, il Reddito di Base spezza la catena che unisce la copertura delle necessità di base alle prestazioni di lavoro retribuito. Questa separazione parziale tra lavoro e reddito è resa necessaria dalla scomparsa della stabilità nel mondo del lavoro. La disoccupazione e la precarietà del lavoro sono in gran parte il risultato di una dinamica di razionalizzazione e automatizzazione che rende l'obiettivo del ritorno alla piena occupazione obsoleto - quantomeno alle condizioni che abbiamo conosciuto nei 50 anni successivi al secondo dopoguerra. La flessibilità organizzativa delle imprese moderne comporta attualmente una crescente instabilità del lavoro dipendente. In Svizzera, grazie all'elevata competitività internazionale del paese, il tasso di disoccupazione e la quota di contratti precari restano relativamente limitati. Tuttavia, sarebbe illusorio considerare la Svizzera come un'isola separata dal resto del mondo.

A queste condizioni, chi continuerà a lavorare?
Nella maggior parte dei casi, la fruizione del Reddito di Base non incoraggerà le persone a lasciare il proprio impiego, soprattutto perché l'importo non basterebbe a coprire tutti i loro desideri di consumo.
Ricordiamo che l'importo del RdB proposto è di soli CHF 2'500 al mese. Il salario minimo richiesto dai sindacati è di CHF 4'000. Il salario medio è di CHF 6'000.-.
D'altra parte, sono molti i lavori utili e necessari che contribuiscono alla produzione di ricchezza e che non sono remunerati: famiglia, volontariato, associazioni, ecc.
Lungi dall'incoraggiare all'ozio, il Reddito di Base permetterà a ciascuno, nella misura delle proprie capacità e del proprio desiderio, di impegnarsi in modo sereno, libero e responsabile in attività lavorative essenziali per l’interesse generale, che però gli impieghi tradizionali tendenzialmente trascurano. Il lavoro è sempre d'attualità ed il suo compito enorme. È più che mai necessario che ognuno possa impegnarsi: a prendersi cura di se stesso, dei propri genitori, dei propri figli e della propria famiglia; a lavorare per il bene pubblico comune (la conoscenza, le arti, la cultura, il software, ecc); e infine a lavorare per sviluppare e applicare a tutti i livelli i mezzi che permetteranno di lasciare in eredità alle generazioni future un pianeta vivibile.
Il reddito di base, inoltre, modifica le condizioni di chi attualmente beneficiano di prestazioni sociali basate su criteri di reddito o di pensioni di invalidità. Il reddito di base è in effetti cumulabile con la remunerazione da attività lavorativa, che così preserva la propria attrattiva finanziaria. Il ritorno al lavoro retribuito non è penalizzato dal rischio di perdere alcuna prestazione sociale.

Per quale stipendio?
Il Reddito di Base cambia la natura del mercato del lavoro. Per la prima volta nella storia economica e sociale, lo stipendio versato dal datore di lavoro non deve più coprire le necessità primarie del lavoratore, dal momento che questo compito viene assolto dal Reddito di Base . Allo stesso modo, fornendo una base d'indipendenza economica, consente agli aspiranti dipendenti di recuperare la libertà contrattuale e rende così quello del lavoro un vero e proprio mercato.
È soprattutto per i salari più modesti che il Reddito di Base rinforza la posizione dei candidati nella fase di negoziazione dello stipendio, poiché questi avranno la possibilità di rifiutare un'offerta ritenuta insufficiente (il che si tradurrà in una rivalutazione dei suddetti posti di lavoro). Per l'azienda, l'introduzione del Reddito di Base Incondizionato non comporta cambiamenti: a seconda dei modelli di finanziamento presi in considerazione, la massa salariale resterà grosso modo invariata (in questo caso il contributo alla cassa del Reddito di Base sarà prelevato direttamente ed unicamente dai salari), oppure, se è l'impresa in quanto tale ad essere tassata, la diminuzione relativa della massa salariale in senso stretto (i salari netti) sarà compensata dal contributo dell'impresa al finanziamento del Reddito di Base.
Quali che siano i casi, l'ammontare del reddito complessivo del dipendente non cambia (salvo nel caso indicato sopra). Infine, in una certa misura, la nuova libertà contrattuale del dipendente legittima quella del datore di lavoro; a quest'ultimo infatti consente di meglio adattare i propri bisogni di forza lavoro secondo l'andamento dell'attività imprenditoriale.

Il valore etico del lavoro
Sarebbe sbagliato limitare il valore del lavoro a quello di puro mercato, come accade sempre più spesso. Dopo la scomparsa dei lavori ripetitivi e noiosi svolti in ambienti austeri, ora le forze che tendono a distruggere il senso umano e creativo del lavoro sono la pressione, lo stress e le costanti minacce. Al contrario, il Reddito di Base ripristina il valore etico del lavoro, sia nei confronti della società che con sé stessi.
D'altra parte, la pigrizia non risiede nel genoma umano: è soltanto una reazione al lavoro forzato. Donare la possibilità ai lavoratori di rifiutare le proposte di lavoro è una forma di responsabilizzazione. Si abbandona il pretesto della necessità. Senza libertà non c'è una vera etica del lavoro.

Un diritto fondamentale
Il Reddito di Base non è una forma di assistenza, ma un diritto umano. Per questo è corrisposto a tutti, indipendentemente dalla necessità particolari di ogni individuo.
Contrariamente alle forme di sussidio, il Reddito di Base non è “stigmatizzante” perché è concesso a tutti. Riconosce il valore della partecipazione sociale di ciascuno ed elimina l'idea del lavoro retribuito come criterio secondo cui chi non ha un posto di lavoro sarebbe meno importante degli altri. Il Reddito di Base rimuove quindi la pressione che grava su disoccupati, gli "assistiti", e su tutti coloro che un giorno potrebbe diventarlo.

Finanziamento
A parte gli “effetti dinamici”, difficili da stimare, dal punto di vista economico il Reddito di Base Incondizionato è un gioco a somma zero: il valore aggiunto del paese non cambia di un solo franco, mentre la distribuzione cambia in maniera significativa. Prima di essere distribuita sotto forma di salari e rendite di capitale, parte della ricchezza prodotta va a tutta la popolazione residente sotto forma di Reddito di Base Incondizionato.
Per il dipendente, il reddito complessivo non cambia in modo significativo, ma si compone ora di un salario diretto e del Reddito di Base. Per l'azienda, i costi non aumentano: se da un lato pagano meno salari netti, dall'altro pagano un importo approssimativamente equivalente alla cassa del Reddito di Base. Il nodo che resta da sciogliere riguarda il canale attraverso il quale l'operazione viene eseguita.
Se prendiamo per esempio come base di calcolo per un Reddito di Base la cifra di 2'500 al mese per un adulto e 625 al mese (un quarto) per un minorenne, il costo complessivo è pari a circa 200 miliardi all'anno, ossia un terzo del Prodotto Interno Lordo (il P.I.L. nel 2011 è stato di circa 600 miliardi di franchi svizzeri). Ma come vedremo in seguito, solo una piccola parte di questa somma resta da finanziare, dal momento che la gran parte di essa è semplicemente riallocata senza oneri aggiuntivi per lo Stato.

Bisogna distinguere tre fonti di finanziamento:
Le prime due sono semplicemente un trasferimento di costi, mentre l'ultima richiede nuove fonti. La principale fonte di finanziamento è il trasferimento dei costi assicurativi e dell'insieme di prestazioni sociali, agevolazioni ed altri sussidi che il Reddito di Base renderà inutili. A seconda dei punti di vista, l'importo di questo trasferimento si situa intorno ai 60 miliardi. La seconda fonte di finanziamento, stimata attorno ai 110 miliardi, è il trasferimento della quota del reddito da lavoro sostituito dal RBI. Tale importo sarà finanziato dalle imprese, e corrisponderà grossomodo alla quota salariale che queste che non dovranno più versare ai dipendenti, i quali, a loro volta, la riceveranno sotto forma di RBI. Infine, la terza fonte di finanziamento è la differenza tra il costo totale del RBI e la cifra già disponibile (il totale dei trasferimenti di cui sopra) ovverosia 200 miliardi - 60 miliardi - 110 miliardi = 30 miliardi. Tale somma rappresenta approssimativamente lo sforzo reale per finanziare il RBI, che corrisponde all'aumento reale del reddito per una parte della popolazione.
Anche se l'equazione è stata posta in maniera un po' semplificata, dobbiamo in buona sostanza renderci conto che i vari canali di finanziamento sono interdipendenti. Qualunque sia il meccanismo specifico che verrà scelto, il finanziamento sarà basato su un nuovo principio di distribuzione del valore creato dalle attività economiche. Che non sarà più diviso in due parti, ma in tre: i salari, i profitti e il RBI.
Il finanziamento renderà necessario un adeguamento della sistema fiscale per il quale diversi canali ora sono attualmente già in discussione. Nel nostro libro Il Finanziamento del Reddito di Base Incondizionato(FR/DE), vengono prospettate tre soluzioni: la compensazione salariale (addebito diretto sullo stipendio), l'IVA (che potrebbe ripercuotersi in parte sui prezzi dei beni di consumo), e infine l'IVA accompagnata da una revisione dell'imposta federale diretta (FDT) per correggere la graduale diminuzione dell'effetto indiretto delle imposte sul reddito. Un'ulteriore soluzione sarebbe quella di prendere la parte del RBI direttamente sul “valore aggiunto netto” (VAN) delle imprese, ossia il valore calcolato dopo l'ammortamento degli investimenti, dell'IVA e delle eventuali tasse di importazione. In questo caso, non vi sarebbe alcun impatto sui prezzi. Molto probabilmente, la soluzione finale sarà un insieme di queste diverse possibilità.
In sintesi, non è necessario finanziare il costo totale del RBI, perché si tratta in gran parte dello stesso denaro pubblico speso in modo diverso. Per la maggior parte dei dipendenti, il reddito complessivo non cambia in modo significativo, componendosi quindi di un salario diretto e del Reddito di Base Incondizionato. Solo le persone il cui reddito complessivo aumenta grazie al RBI (le famiglie e le persone che esercitano poca o nessuna attività di lucro) genereranno dei costi supplementari. Siamo in grado di stimare questi costi a circa 30 miliardi l'anno. Per le imprese, infine, i costi operativi dovrebbero essere sostanzialmente gli stessi.

Troppo Stato?
Secondo la soluzione presa in considerazione, il finanziamento del Reddito di Base può passare attraverso un prelievo obbligatorio sulla creazione di valore economico, oppure appoggiarsi sulle imposte dirette o indirette. Ma in ogni caso, bisogna distinguere il finanziamento del Reddito di Base dall'azione dello Stato. Anche facendo ricorso alle imposte, nel caso del Reddito di Base la pressione fiscale non apporta alcun beneficio all'amministrazione pubblica o ad una qualsiasi politica interventista. Si tratta di denaro che si trasferisce dalla economia privata all’economia privata attraverso la soddisfazione dei bisogni fondamentali della popolazione; lo Stato svolge solo un ruolo di fiduciario, mentre la libertà individuale, come viene esercitata in un'economia di mercato, rimane intatta. Estendendo la libertà contrattuale ai lavoratori su di un mercato del lavoro finalmente degno del questo nome, il Reddito di Base muove chiaramente nella direzione della libertà individuale.

D'altra parte il Reddito di Base permetterà sicuramente di ridurre il peso e il costo della burocrazia sociale restituendo nel contempo al lavoro sociale tutta la sua dimensione di sostegno ed assistenza. Infine, da un punto di vista prettamente politico, riducendo l'influenza dello Stato sulla vita privata dei cittadini, in particolar modo su coloro che vivono in condizioni modeste, il Reddito di Base contribuirà allo sviluppo della democrazia e della libertà individuale.

foto dal sito citato - la presentazione della proposta