«Il suo rapporto di lavoro è terminato».
Alcuni imprenditori hanno agito velocemente, all’inizio dell’emergenza, subito dopo il caso di Codogno, prima dell’arrivo del decreto Cura Italia che ha bloccato i licenziamenti.
Il blocco dei licenziamenti - prorogato fino al 17 agosto - ha probabilmente evitato i danni peggiori. La diga legislativa, però, non ha tenuto fino in fondo. Dimissioni volontarie - a volte forzate -, risoluzioni consensuali dei rapporti di lavoro, fino a casi, che sfiorano l’assurdo, di “sospensioni” da lavoro e stipendio. Un limbo, questo, che ha colpito, ad esempio, le lavoratrici delle mense scolastiche comunali di Roma.
La gran parte delle aziende ha scelto di non anticipare gli ammortizzatori sociali, scaricando l’onere sull’Inps. E l’istituto, come è ormai noto, è andato in tilt, accumulando ritardi nei pagamenti.
L’osservatorio dell’Inps nell’ultimo rapporto pubblicato qualche giorno fa ha evidenziato un saldo negativo di 359 mila contratti non rinnovati nel solo mese di marzo Continua sull'Inchiesta dell'ESPRESSO
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venerdì 10 luglio 2020
martedì 18 dicembre 2018
Ball... e c'è chi a Natale perderà il lavoro
SAN MARTINO SULLA MARRUCINA - Ball conferma il proprio impegno a portare a termine la chiusura dello stabilimento di San Martino sulla Marrucina (Chieti).
Per i 70 addetti procedura di licenziamento scadrà il 25 dicembre prossimo
Per i 70 addetti procedura di licenziamento scadrà il 25 dicembre prossimo
giovedì 7 giugno 2018
Messincena con funerale di Marchionne per la Cassazione è motivo di licenziamento
La
pantomima teatrale con funerale di
Marchionne, inscenata dai lavoratori in lotta,
per la Cassazione è motivo di legittimo licenziamento. I cinque operai
della Fiat di Pomigliano erano stati reintegrati al lavoro dalla Corte
d’appello di Napoli , la Fiat ha fatto ricorso in Cassazione e la Cassazione ha
dato ragione alla Fiat stabilendo che la pantomima teatrale inscenata davanti
ai cancelli travalicava “i limiti
della dialettica sindacale".
Le sentenze di certo si applicano, ma si possono anche
criticare: una cosa è una pantomima teatrale con un finto funerale per
Marchionne ed altra cosa ben più grave è la perdita definitiva del lavoro. Il
lavoro è per un operaio motivo di sostentamento e di vita e rischia veramente
la sua vita con la perdita del lavoro, altro che funerale teatrale.
Uno dei lavoratori dopo aver appreso la sentenza che lo
lasciava definitivamente senza lavoro è arrivato al gesto disperato di
cospargersi di benzina nel tentativo di darsi fuoco. E’ stato salvato dai servizi di sicurezza e
il Ministro Di Maio è andato a visitarlo in ospedale.
giovedì 15 marzo 2018
il licenziamento è ingiusto, ma resta valido
Il giusto ingiusto, un particolare esempio di
Giano bifronte; forse occorre
ricorrere a questa simbologia per descrivere la sentenza che ha riguardato la
dipendente della Cidiu Servizi (azienda
di raccolta rifiuti di Collegno), accusata di aver rubato un monopattino
dal deposito di rifiuti. Un oggetto destinato alla discarica che la
dipendente recuperò per regalarlo al figlio, fu preso a pretesto come se fosse
stato un vero e proprio furto per licenziare la dipendente.
La
dipendente nel settembre 2017 fece ricorso, il procedimento iniziato ad ottobre e si era concluso il
26 febbraio 2018, poi il 7 marzo è arrivata la sentenza. Il giudice ha deciso che la donna riceverà una cifra corrispondente a
diciotto mensilità come risarcimento. "Il licenziamento - spiega il
magistrato nel provvedimento - non è da considerarsi per giusta causa perché
viene ritenuto dal tribunale un «provvedimento eccessivo», eppure la strada
scelta dall’azienda resta valida perché, secondo il giudice, la condotta tenuta
da Ounnadi (la dipendente) rientra nelle ipotesi che secondo il contratto
nazionale di categoria definisce il furto.
In pratica non è un furto, ma siccome il contratto lo può definire
furto allora il licenziamento resta valido; una questione complicata e bizzarra,
che sicuramente merita un ricorso in appello, ed anche un parere dell’alta
corte di Cassazione. Ma intanto la dipendente è senza lavoro quello e che ha
ricevuto d’indennizzo può essere rapidamente assorbito dalle spese legali; non sarà facile continuare a chiedere
giustizia al Dio Giano bifronte.
Per i riferimenti alla notizia
http://torino.repubblica.it/cronaca/2018/03/07/news/perse_il_lavoro_per_aver_rubato_un_monopattino_dai_rifiuti_il_giudice_licenziamento_e_ingiusto_ma_resta_valido_-190703583/
domenica 4 marzo 2018
Embarco – licenziamenti sospesi
Svolta nella vertenza Embraco - le lettere di
licenziamento che sarebbero dovute partire alla fine di marzo saranno congelate
e ai lavoratori sarà garantito lo stipendio almeno per quest'anno.
Auguri agli operai che hanno lottato duramente e
che continueranno a vigilare sull’accordo
Per dettagli notizia su
venerdì 6 ottobre 2017
Un lavoratore vale meno di un rifiuto
Si tratta del caso del licenziamento di Lisa
dall’azienda di smaltimento rifiuti CIDIU S.p.A. dove lavorava da 10 anni. La
lavoratrice aveva trovato un monopattino rotto tra i rifiuti destinati alla
rottamazione e lo ha preso per riaggiustarlo e regalarlo a suo figlio: è stata
licenziata per appropriazione indebita.
sabato 22 luglio 2017
Licenziamento per aver superato i 25 anni
Chi vuole
solo giovani dipendenti è autorizzato a licenziarli al compimento dei 25 anni. Il caso dei baby commessi di Abercrombie
& Fitch arriva, così, davanti alla Corte Ue.
La Corte non nega che la
licenziabilità del lavoratore intermittente al compimento del venticinquesimo
anno introduca una differenza di trattamento fondata sull’età. «Tuttavia -
spiegano i giudici Ue - tale differenza di trattamento è giustificata dalla
finalità di favorire l’occupazione giovanile. Infatti, i giovani sotto i 25
anni sono normalmente penalizzati sul mercato del lavoro dall’assenza di
esperienza professionale. Per controbilanciare tale situazione, il contratto
intermittente riservato agli infraventicinquenni consente agli stessi non tanto
di ottenere un lavoro stabile quanto piuttosto di avere una prima esperienza
lavorativa funzionale al successivo accesso al mercato del lavoro».
Il
lavoratore era stato assunto nel 2010 con contratto di lavoro intermittente a
tempo determinato, poi convertito a tempo indeterminato il 1 ° gennaio 2012. Il
26 luglio di quell’anno, però, era stato licenziato perché compiva 25 anni.
Altri dettagli su:
Resta
ingiustificabile un’assunzione a tempo indeterminato quando si conosceva la
prossimità di un licenziamento al compimento dei 25 anni. Cosa deciderà alla
fine la Cassazione? Poi quel povero giovane lavoratore che ha osato chiedere
chissà come farà a pagare le spese di una si lunga causa? (???)
giovedì 9 marzo 2017
Reintegrato l’operaio licenziato per malattia
Quando è rientrato in azienda, dopo sei mesi di
malattia per un trapianto di fegato, ha scoperto che, nel frattempo, era stato
licenziato.
E i compagni di lavoro hanno subito proclamato
uno sciopero per manifestare solidarietà al lavoratore e condannare il
comportamento dell’azienda.
La ditta ha fatto marcia indietro revocando il licenziamento.
La solidarietà serve!!
https://www.avvenire.it/attualita/pagine/io-licenziato-dopo-trapiantoSei rimasto vivo! Bene, licenziato.
Rientri al lavoro
dopo un trapianto di fegato, avevi poche probabilità di sopravvivere, per
fortuna sei vivo: ma sei licenziato.
Questa volta però gli
altri compagni di lavoro scendono in sciopero …
venerdì 30 dicembre 2016
Legittimo perbacco, licenziare per aumentare i profitti
Siamo di fronte ad una cosiddetta evoluzione del pensiero
giuridico in materia di lavoro.
La Corte di Cassazione, con la sentenza
n. 25201
depositata il 7 dicembre 2016 (segnalata dal quotidiano ItaliaOggi), scrive una
nuova pagina nel campo del diritto del lavoro e destinata a fare giurisprudenza. La Cassazione è intervenuta sul caso di un
dipendente messo alla porta dall'azienda dove lavorava, dopo due sentenze tra
di loro in contrasto. Il giudice di primo grado aveva stabilito che il
licenziamento era legittimo in quanto "effettivamente motivato
dall'esigenza tecnica di rendere più snella la catena di comando e quindi la
gestione aziendale". Giudizio ribaltato in appello , dove il giudice aveva
ritenuto illegittimo il provvedimento in quanto non era stato motivato dalla
necessità economica e dalla presenza di eventi sfavorevoli, ma essendo stato
"motivato soltanto dalla riduzione dei costi e quindi dal mero incremento
del profitto".
ALMAVIVA – NON è IL SINDACATO CHE LICENZIA
La sede romana
di Almaviva contact ( il call center) chiude e le lettere di licenziamento dei
1.666 dipendenti sono partite. Secondo la viceministra Teresa Bellanova:
"Purtroppo l'azienda ha avanzato difficoltà anche dal punto di vista della
tenuta della procedura e quindi ha ribadito il mantenimento dell'accordo dei
lavoratori di Napoli e il mancato accordo con Roma".
Ma vediamola la procedura:
sabato 10 settembre 2016
Jobs act - Purtroppo
E’ lo stesso
Ministero del Lavoro che diffonde i dati della frana del Jobs act: nel secondo trimestre del 2016, sono aumentati i
licenziamenti (+7,4% sul secondo trimestre 2015).
sabato 26 dicembre 2015
Saeco: Natale davanti i cancelli
La Philips, proprietaria del marchio, vuole delocalizzare in Romania
Natale
davanti i cancelli per gli operai
della Saeco, senza spostarsi nemmeno un minuto, guardando la
legna che brucia in bidoni di lamiera.
A Gaggio Montano, sulle montagne che uniscono l’Emilia e laToscana, fino a oggi molte famiglie della valle hanno
vissuto grazie alla storica azienda di macchinette del caffè. Gli operai non si
rassegnano alla notizia di 243 esuberi, su 558 operai. Praticamente uno su due.
“Se non si torna indietro qui è una catastrofe, la montagna muore”. Lo
sanno i sindaci dell’Appennino, lo sanno i commercianti e i cittadini, e perciò
tutti danno una mano, tutti contribuiscono a tenere vivo il presidio davanti ai
cancelli di via Torretta 240.
Nel giorno di Natale, i lavoratori che non hanno abbandonato
il presidio sono stati raggiunti dal sindaco di Bologna Virginio Merola. Sono
due delle ultime iniziative prese scongiurare la delocalizzazione dell’impianto
che azzererà l’occupazione. Perché l’elenco è lungo. Il 23 c’erano state le
t-shirt dei 243 operai sistemate in piazza Maggiore, a un tiro di schioppo
dalla sede comunale del capoluogo emiliano. Su ogni maglietta stesa sul
«Crescentone», il lastricato di pietre squadrate che adorna il piazzale, c’era
un numero: da 1 a 243.
mercoledì 31 dicembre 2014
Chi sono gli statali fannulloni da licenziare
Se penso che aspettavo un libro che mi aveva
spedito un amico e che da 20 giorni non arriva, e forse non arriverà mai, mi viene voglia di dare retta a Renzi quando
parla di licenziamento degli “statali fannulloni”.
Ma i postini
sono statali? Un quesito mica da poco. Da
quando l’ente Posta è diventato una SPA, gli stessi postini non lo sanno. Allego
qua il link di un dibattito in rete:
Ora un postino
che non sa neanche lui chi è può portare la posta a giusta destinazione?
Un postino con tale crisi d’identità conosce
l’articolo 15 della Costituzione che parla dell’obbligo della custodia della
posta e della tutela della sua segretezza?
Un tempo il postino era considerato “Ufficiale
postale”, oggi molto spesso è un precario; una funzione costituzionale è stata ridotta a
ben poca cosa.
Nel gennaio 2009 scrissi una lettera al
Presidente della Repubblica sul mal funzionamento della posta nella mia
regione, e forse la Presidenza o la sua segreteria intervenne, perché mi arrivò
successivamente una lettera di scuse di un dirigente dell’ufficio postale
regionale che dava la colpa alla neve. Questo
il link sulla diatriba
Ma nulla cambiò,
e ora di fronte a nuovi disservizi non oso fare più reclami; anche perché dopo la Presidenza della
Repubblica mi rimane il Padre Eterno che ha cose ben diverse da fare.
Quando si parla
di Statali fannulloni da licenziare allora è necessaria qualche precisazione:
prima di tutto
chi sono gli Statali che fanno parte del pubblico impiego e chi sono quelli che
non sono né carne né pesce;
poi come si
spiega che non sono state applicate misure disciplinari esistenti dal 1957 (DPR.
10 gennaio n.3). L’art. 78 di tale legge
dice: Sanzioni. L'impiegato che viola i suoi doveri è soggetto alle seguenti
sanzioni disciplinari:
1) la censura;
2) la riduzione
dello stipendio;
3) la
sospensione dalla qualifica;
4) la
destituzione
Il licenziamento
per gli statali, Presidente Renzi, esiste dal 1957 e si chiama destituzione.
I dipendenti
pubblici debbono fare bene il proprio lavoro; per affrontare i disservizi non è
tanto la minaccia del licenziamento (già esistente) che risolve i problemi, ma l’applicazione immediata delle sanzioni
minori.
Allora diciamola
bene: molti dirigenti per quieto vivere
preferiscono le disfunzioni del servizio rispetto alle grane con i dipendenti e
i politici sono ben tolleranti con i
dirigenti inadeguati. Gli anatemi che i
politici, ogni tanto, hanno sollevato
contro gli statali sono state forme di propaganda elettorale. Dare la colpa ai
sindacati per eccesso di tutela è un po’ come dare la colpa agli avvocati per
il loro ruolo di difensori. L’equazione è quasi matematica: a politici
corrotti stanno dirigenti inadeguati, a dirigenti inadeguati stanno dipendenti
pubblici distratti.
Non è con le eliminazione delle tutele che si
raggiungono i risultati ma facendo ogni giorno tutti bene il proprio lavoro.
31/12/14
francesco zaffuto
domenica 28 dicembre 2014
Gli statali e la strana uguaglianza nei licenziamenti
Avanza il
Jobs Act in modo alquanto strano: l’argomento
chiave che doveva essere quello di assumere si è trasformato nell’argomento
chiave di licenziare. I nuovi assunti del settore privato (se ci saranno) avranno meno garanzie di conservazione del
posto e le imprese, adducendo
motivazioni economiche, potranno
licenziare senza tante preoccupazioni di
ricorsi al Giudice. Si comincia a
prospettare l’ipotesi di allargare le nuove regole sul licenziamento anche ai
lavoratori statali (ipotesi fino ad ora solo prospettata perché il Governo dice che deve
essere il Parlamento a decidere in merito).
Ci sono degli strani amanti dell’uguaglianza che
vorrebbero portare tutti i lavoratori allo stesso stato di degradazione e che
sostengono che gli statali sono dei privilegiati ed è giusto sarebbe sottoporli
alla pratica del licenziamento. Ma il datore di lavoro Stato non è la stessa
cosa di un’impresa: l’impresa ha un suo
limite territoriale e può avere anche un limite temporale, l’impresa può avere difficoltà
economiche che possono portarla alla chiusura; lo Stato con i suoi enti di
decentramento è pur sempre un ente
unico, non ha un limite temporale, è un
ente che dura nel tempo, non ha un limite spaziale, il suo spazio coincide con
il territorio della nazione, non può chiudere, perché se lo Stato fallisce e chiude vuol dire
che siamo alle porte di un capovolgimento catastrofico di immane portata.
Allora finiamola di cianciare sull’ipotesi di licenziamento degli statali; i
lavoratori in sovrannumero in un settore possono essere trasferiti sul piano
territoriale o per modifica di mansioni, il problema di licenziamento non
esiste, al massimo possono esistere le dimissioni dello statale che non accetta
il trasferimento. Parlare di licenziamento degli statali è solo un esercizio di
cattiveria ammantato di uguaglianza.
28/12/14
francesco zaffuto
Qualche notizia collegata
Immagine – vaso greco – Procuste
giustiziato da Teseo. Procuste, per un
suo strano senso dell’uguaglianza, sottoponeva malcapitati passanti a particolari
sevizie, li metteva su un letto e se troppo bassi li stirava a forza, se troppo
lunghi gli amputava i piedi che sporgevano dal letto. http://it.wikipedia.org/wiki/Procuste
lunedì 3 novembre 2014
i senza valige e i senza lavoro
Certo c’è da imprecare se non
ti danno la valigia all’aeroporto, pensi che bisogna smetterla con questi
scioperi selvaggi, che il viaggiatore va garantito …
Ma vediamo cosa è accaduto …
La mattina del 2 novembre 14, alcuni addetti
di terra Alitalia dell’aeroporto di Fiumicino si recano a lavorare e si
accorgono che il loro badge di entrata risultava smagnetizzato, poi sono stati avvicinati dal personale di
sicurezza che gli ha detto di svuotare gli armadietti personali e portar via i
loro oggetti personali, erano ormai licenziati. Di punto in bianco senza lavoro.
Certo i licenziamenti erano in cantiere, ma saperlo il giorno stesso e mentre
ti stai recando a lavorare è un trauma in più.
Per solidarietà gli altri addetti iniziano uno
sciopero bianco … risultato i
viaggiatori senza valige … risultato di
un mondo del lavoro selvaggio …
immagine - valige in aeroporto
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