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martedì 16 ottobre 2018

Niente straordinari in Danimarca


Ufficialmente l’orario di lavoro settimanale è di 37 ore, ma una nuova indagine dell’OCSE mostra che il danese medio lavora appena 33 ore circa alla settimana.
Quasi nessuno fa gli straordinari, a nessuno viene in mente di restare sul posto di lavoro più a lungo del necessario solo per fare bella figura
E con un orario ridotto i danesi  sono più efficienti  e più produttivi del 12%.
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lunedì 22 maggio 2017

Bruxelles chiede di rafforzare la contrattazione collettiva

Riunione Eurogruppo.

Rafforzare la contrattazione collettiva perché tenga conto delle situazioni locali, razionalizzare la spesa sociale migliorandone la sua composizione, assicurare politiche attive efficaci del mercato del lavoro e facilitare l'occupazione per il secondo percettore di reddito: è quanto raccomanda la Commissione Ue all'Italia nella sezione dedicata al lavoro. L'Italia deve "con il coinvolgimento delle parti sociali, rafforzare il quadro della contrattazione collettiva per consentire agli accordi collettivi di tenere meglio in considerazione le condizioni locali", scrive Bruxelles.

giovedì 2 marzo 2017

La Ue di Juncker e la disoccupazione

"Sulla disoccupazione non facciamo altro che incontrarci, proponiamo di ridurla ma questo è fuori dalle possibilità Ue, possiamo stimolare gli investimenti ma ciò non porta alla riduzione sistematica della disoccupazione", ha spiegato Juncker. "Non possiamo fare come se la Ue possa risolvere da sola questo problema”. Juncker ha scelto questo come esempio delle battaglie non alla portata della Ue.

martedì 10 gennaio 2017

STRIKE, Sciopero sociale transnazionale il 20 febbraio in Gran Bretagna

Due milioni di migranti europei stanno subendo l’incertezza della Brexit, e moltissimi migranti non europei che hanno fatto richiesta asilo o lavorano in Gran Bretagna che vivono sulla loro pelle l’inasprimento delle leggi sull’immigrazione, il 20 febbraio 2017 è stato lanciato uno sciopero migrante in tutto il territorio inglese con lo slogan «una giornata senza di noi”.

martedì 29 novembre 2016

Il Governo scozzese ha intenzione di introdurre il diritto al cibo tra le sue leggi. Dovrà essere adeguato in quantità e abbordabile a livello di costi.
"Siamo stati molto chiari: nessuno dovrà trovarsi ad avere a che fare con un'emergenza legata al cibo in un Paese così prosperoso come la Scozia", ha spiegato il segretario che si occupa di uguaglianza sociale.

domenica 26 giugno 2016

Brexit: cosa potrà accadere agli italiani a Londra?

 Brexit: cosa potrà accadere agli italiani a Londra? L’incognita è abbastanza ampia. Gli italiani sono circa 550 mila in tutta la Gran Bretagna e la maggior parte vive a Londra. 
 Al di là della favola dei pochi che hanno fatto fortuna (raccontata nei servizi giornalistici della TV italiana);  la maggior parte fa lavori abbastanza umili (spesso nel settore della ristorazione), ha un reddito che mediamente non va oltre le 1200 sterline, e per un monolocale con servizi igenici all’interno può arrivare a pagare 800 sterline. Non sono pochi quelli che ancora si barcamenano cercando e si sono provvisoriamente accontentati di collocazioni di lavoro in part-time. Sgombrata la favola ora c’è d’aspettarsi misure di restringimento.
Le misure arriveranno gradualmente: non rischiano coloro che avevano trovato un buon posto ma sicuramente rischiano tutti quelli che stavano in una posizione marginale o ancora di ricerca.

lunedì 22 febbraio 2016

Niente welfare non sei inglese


Uno dei punti dell’accordo tra Gran Bretagna e Ue, per scongiurare uscita della Gran Bretagna dall’Europa, riguarda i lavoratori e il welfare.
Quello che ha ottenuto Camerun  è di poter limitare l’accesso ai benefici del welfare agli emigrati provenienti dagli altri paesi europei. 
 Da ora in avanti  un cittadino italiano, danese o bulgaro che si trasferisca in Inghilterra non avrà più diritto ad accedere automaticamente ai benefici del welfare: ci vorranno non meno di quattro anni, allungabili fino a sette, per ottenere sussidi di disoccupazione e assegni familiari. Questi ultimi, poi, da uguali per tutti diventano su misura: nel caso che il lavoratore comunitario abbia lasciato i figli nel paese di origine, la sovvenzione sarà legata al costo della vita del paese dove abitano i figli.
Sul suolo britannico i lavoratori ai fini del welfare saranno discriminati tra britannici e no. Questa eccezione che al momento vale per la Gran Bretagna può aprire la stura per altre prossime discriminazioni in altri paesi.
 Gli inglesi si lamentavano per un grande afflusso di migranti (specie dai paesi dell’est europeo) che trovavano conveniente andare a risiedere in Gran Bretagna solo al fine di ottenere l’accesso al welfare britannico.
 Occorre, in questo frangente,  ricordare che in Italia il welfare generalizzato a tutti i disoccupati non esiste;  e che l’Italia, bontà sua,  tratta parimente male disoccupati italiani ed europei. Così male,  al punto che tanti disoccupati italiani lamentano di essere trattati peggio degli extracomunitari.
Nota personale: ho un figlio emigrato a Londra, quando ha avuto qualche difficoltà i soldi glieli ho mandati io (pensionato) dall’Italia;  non abbiamo mai chiesto una sterlina alla Corona Britannica. Francesco Zaffuto

PRIMA DI QUESTO NUOVO ACCORDO LA NORMATIVA
L’assegno di sostegno cui hanno diritto quanti siano privi di contributi e non abbiano risparmi monetari superiori a una somma che spazia (secondo le circostanze individuali) dalle 5.500 alle 16.000 sterline (circa 6.350-18.400 euro). Nel dettaglio, si tratta: 1) di un versamento settimanale che parte da un minimo di 70 euro; 2) dell’esenzione dalle imposte comunali e sul reddito; 3) dell’esenzione del ticket per qualsiasi prestazione sanitaria, medicine incluse; 4) del rimborso del canone di affitto dell’abitazione. 
Il sostegno non ha tempi di scadenza. Un ulteriore vantaggio è indubbiamente rappresentato dal fatto che l’assegno di sostegno non ha termine di scadenza e per di più spetta anche a chi (britannico o cittadino comunitario) sia in cerca del primo lavoro nel Paese. Inoltre, i tempi per la concessione dell’assegno di solito non superano i sette giorni

lunedì 1 febbraio 2016

Svizzera Referendum sul reddito cittadinanza

In Svizzera si voterà  per un referendum che prevede l'approvazione di uno stipendio minimo garantito ad ogni cittadino pari a circa 2.230 euro mensili.  Sempre secondo la proposta, ogni bambino dovrebbe ricevere 130 euro a settimana.
Si andrà alle urne il 5 giugno
 Il piano, proposto da un gruppo di intellettuali, potrebbe rendere il Paese il primo al mondo a pagare un mensile a tutti i suoi abitanti indipendentemente che essi lavorino o no.
Duemila e duecento euro in Svizzera sono la soglia della sopravvivenza, gli stipendi medi sono molto più elevati e di conseguenza tale reddito minimo di cittadinanza non può influire come un incentivo ad abbandonare il lavoro. Una recente inchiesta dell’Istituto Demoscope, che ha intervistato di 1076 cittadini svizzeri, rivela  che solo un terzo  pensano che un reddito di cittadinanza porterebbe portare all’abbandono del lavoro.
 L'iniziativa non è stata accolta con molto entusiasmo tra i politici di destra e sinistra e sarà  osteggiata dalle componenti politiche. La battaglia referendaria  si annuncia difficile, ma è un momento importante per discutere di ciò in tutta l’Europa: in una società sempre più automatizzata e sempre più espulsiva dal mondo del lavoro in qualche modo occorre trovare una nuova forma di welfare.


sabato 19 dicembre 2015

Draghi sgonfia il pallone Jobs Act

“Draghi gela l’entusiasmo del premier Matteo Renzi, riguardo al mercato del in Italia. “Il lavoro è fermo”: è quanto trapela da uno studio della Banca centrale europea, che si basa sui dati Eurostat. Anticipato lo scorso 14 dicembre, lo studio conferma che, rispetto alle principali economie dell’Eurozona, l’Italia è quella dove si è creata meno occupazione negli ultimi due anni.
La relazione fa riferimento alla creazione, in Italia, di 127 mila occupati netti tra il secondo trimestre del 2013 e il secondo trimestre del 2015, solo il 5,9 per cento del totale dell’area euro.
Il podio se lo aggiudica la Spagna, con 724 mila posti creati il 33,5 per cento del totale di nuova occupazione creata, anche se si tratta soprattutto di posizioni precarie. Segue la Germania con 592 mila posti, pari al 27,4 per cento e la Francia con 190 mila posti, l’8,8 per cento.”   Continua la notizia su
Gli ultimi dati ISTAT sull’occupazione  nel post di Crea pane e lavoro


sabato 29 novembre 2014

L’EUROPEO CAMERUN

L’europeo Camerun, che da poco si è rincuorato dalla possibile scissione della Scozia,  dice che gli immigrati in Gran Bretagna sono troppi; e quando dice questo ci mette dentro anche gli immigrati europei e i circa 550 mila giovani italiani che hanno scelto il suo paese per migliorare il loro destino.  Camerun pensa  all’introduzione di misure che permettano di non garantire il welfare ai cittadini di altri paesi europei per i primi 4 anni di residenza e di rimpatriare chi è disoccupato da oltre sei mesi.
Dimentica l’europeo Camerun che tanti immigrati,  europei e non,  hanno scelto il suo paese “obtorto collo” per imparare l’inglese,  e che tanti portano anche quattrini al suo paese.  Essere europei quando conviene e non esserlo quando non conviene è lo sport più praticato dai politici europei (italiani compresi).
 Riguardo al welfare, come italiani, non abbiamo niente da insegnare a Camerun, visto che ancora non lo abbiamo ipotizzato neanche per gli italiani; il nostro presidente Renzi ci sta provando, ma intanto l’unica cosa sicura e che si chiamerà con due parole inglesi Jobs Act.
 Riguardo al trovare lavoro c’è da dire che né  Camerun e né Renzi ipotizzano un collocamento ordinato con qualche regola data alle aziende.
 Qualche regola sul collocamento darebbe ai cittadini del proprio paese qualche garanzia nel trovare lavoro e farebbe diminuire quella tensione che si sta cominciando a creare tra lavoratori immigrati e disoccupati del paese ospitante.
29/11/2014 francesco zaffuto

Immagine – il gallo di Trafalgar Square