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martedì 9 maggio 2017

accaduto a Milano

Si è suicidato appendendosi con un cappio a un pilone verso i binari della ferrovia, davanti ai passanti, in via Ferrante Aporti.
 Le indagini dei carabinieri di Porta Monforte hanno portato a identificare il cadavere nel corpo di un 31enne cittadino del Mali. Decisivo è stato il rilievo delle impronte digitali. L'uomo si trovava in Italia da almeno un anno e mezzo. Aveva un regolare permesso di soggiorno per protezione internazionale, già concesso e in corso di rinnovo a Modena.
Forse senza un lavoro e senza affetti vicini


Sempre a Milano qualche giorno prima
il blitz alla Stazione centrale sui migranti
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lunedì 13 febbraio 2017

Ma se le lettere a Mattarella fossero tante!?

Dopo la vicenda del 
un giovane lavoratore precario scrive a Mattarella
Mi chiamo Alessio ho 30 anni, e sono un lavoratore precario. Uno come tanti precari presenti in Italia oggi, un precario proprio come Michele che non ha più retto il peso di questa vita così difficile e ha scelto di non farne parte. Io mi rivolgo ai politici, al Presidente Mattarella, a tutti coloro che hanno la possibilità di avere un futuro, a tutti gli industriali che sfruttano ragazzi come me o come Michele con leggi assurde che gli permettono di trattarci come spazzatura, vi chiedo solo di avere coscienza e fare in modo che qualcosa cambi.

martedì 7 febbraio 2017

Raga, vi vogliono silenziosi e divisi: lottate, lottate,lottate. Difendete la vostra vita. Michele, trenta anni, si è tolto la vita stanco di disoccupazione e di precariato.

Raga, vi vogliono silenziosi e divisi: lottate, lottate,lottate. Difendete la vostra vita.
Michele, trenta anni,  si è tolto la vita stanco di disoccupazione e di precariato. I genitori hanno voluto pubblicare su Il Messaggero Veneto, la lettera-denuncia del figlio. 
Riportiamo qui la lettera di Michele apparsa oggi 7 febbraio 2017 sul Messaggero Veneto
di MICHELE
Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.
Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.

martedì 6 dicembre 2016

su una gru minaccia di gettarsi

licenziato e non pagato, su una gru minaccia di gettarsi
Cronaca del 5 dicembre 2016
Lavoratore su una gru alta una trentina di metri minaccia di gettarsi nel vuoto se non fosse stato pagato per il lavoro svolto.  Villasanta (Monza-Brianza) nel pomeriggio di lunedì 5 dicembre;  l’operaio, alle dipendenze di una ditta subappaltatrice, sarebbe stato licenziato insieme a due colleghi e non avrebbe ricevuto quanto pattuito. Un vigili del fuoco l’ha convinto a desistere, l’operaio è stato soccorso per le cure del caso.

sabato 21 novembre 2015

Genova: due curriculm vitae conclusi

Cronache italiane della società espulsiva – da ottobre a novembre 2 casi di suicidio a Genova a causa della perdita del lavoro

Novembre 17 - 2015

Genova. Dopo aver perso il lavoro era caduto in una brutta depressione, che alla fine lo ha portato a compiere l’estremo gesto. Un impiegato 40enne si è tolto la vita oggi impiccandosi nella sua abitazione, in un quartiere del levante genovese.
La scoperta del cadavere è stata effettuata dai pompieri e dagli agenti delle volanti allertate dalla madre dell’uomo con una telefonata al 113 spaventata perché il figlio, depresso per il licenziamento, non rispondeva più al telefono.
I vigili del fuoco sono riusciti ad entrare nell’abitazione dell’uomo insieme ai poliziotti e lo hanno trovato ormai privo di vita.


Ottobre 4 - 2015
Genova. Aveva faticato tanto a trovare un lavoro da cuoco che gli aveva permesso di avere una propria indipendenza economica e mettersi alle spalle anni difficili a causa di problemi familiari e crisi depressive legate anche alla fine di una relazione sentimentale.
Così un ventenne di Genova quando ha scoperto di essere stato licenziato si e’ ucciso gettandosi da una finestra di casa. La caduta dal quinto piano non gli ha lasciato scampo. In casa c’era il padre, con cui conviveva. Nella casa non è stata trovato nessun biglietto che spiegasse il drammatico gesto



lunedì 9 marzo 2015

gravi conseguenze per mancati rimedi

Arezzo, 5 marzo 2015 – «Aveva 53 ANNI, da agosto non riscuoteva lo stipendio e domenica ha deciso di farla finita, lasciando la moglie, disoccupata, e quattro figli. Siamo spiazzati e preoccupati». Raccontano così Alessandro Mugnai, segretario provinciale della Cgil e Nicola Innocenti, della Fillea dello stesso sindacato, la tragica fine di un operaio cortonese.
«Non mi vergogno di usare la parola eroe per questa persona – continua Mugnai –  attaccato al lavoro, un operaio esemplare. Il 3 febbraio l’azienda per la quale lavorava, una ditta edile, è stata dichiarata fallita. Gli spettva la cassa integrazione ma da agosto non riceveva più nulla e lo sportello anticrisi della Provincia non anticipa le somme per questo tipo di ammortizzatore sociale. Il fatto  tragico è che ci sono circa 3 mila lavoratori in tutta la provincia  che condividono la stessa sorte: da sei mesi non si è più visto un euro».
«Arezzo è la terza provincia in Toscana per numero di ore di cassa in deroga. Una parte consistente di persone che l’anno scorso erano cassintegrati adesso è in mobilità: finiscono gli ammortizzatori sociali e si rimane senza lavoro. La storia dell’operaio morto suicida getta luce su chi avrebbe anche il paracadute della cassa in deroga ma che, in pratica, non ha uno stipendio su cui contare davvero».



Per un Governo era la cosa più urgente: dare una mano a chi non ha un lavoro e nessun reddito.

giovedì 2 gennaio 2014

QUANDO IL LAVORO DIVENTA MOSTRUOSITA’


La tragedia accaduta alla fine dell’anno in una famiglia del Piemonte (nel comune di Collegno) ha avuto aspetti raccapriccianti; un uomo di 57 anni ha sterminato tutta la sua famiglia e poi si è suicidato. Per la cronaca si rinvia a questo link de La Stampa
Lo stesso cronista, nel commentare il fatto, ha trovato una qualche relazione tra l’episodio di follia e la nuova condizione di disoccupazione in cui si era venuto a trovare da tre mesi l’uomo di 57 anni.  In un caso limite come questo non è facile porre delle relazioni; ma se si fa memoria di altri casi limite e se si aggiungono i tanti casi di suicidio connessi alla perdita del lavoro, possiamo dire che i casi limite sono la punta di un grande malessere.
La disoccupazione spesso è vissuta come annientamento e come impossibilità a potersi ricostruire una immagine della propria esistenza per sopportare l’esistenza stessa.
Se il lavoro è l’unica fonte di reddito per la sopravvivenza, se con il lavoro ci si identifica in tutto, se quando il lavoro cessa viene a cessare anche l’uomo: il lavoro è una mostruosità e la disoccupazione è un aspetto della mostruosità stessa del lavoro.
 In questa società dominata da una tecnologia avanzata che tende ad espellere la forza lavoro  non è facile difendersi. Non basta il sogno di una ripresa della crescita per riprodurre le stesse condizioni precedenti alla crisi economica. Non basta un obolo di carità dato a chi non lavora per tenerlo in stato di espulsione.
 Occorre che si costruiscano strumenti inclusivi sul piano economico e una cultura che ponga al centro la persona umana.
 Lo strumento inclusivo più importante è quello del “lavorare meno lavorare tutti”; quello che può sembrare un vecchio slogan utopistico è il progetto umano per la società del futuro.
  Sul piano culturale quelle domande costanti che incontriamo nella nostra vita quotidiana: “che lavoro fai?” e “quanto denaro hai?” dovranno essere sostituite da un sostanziale “chi sei?” e “come stai?”.

2 gennaio 2014 francesco zaffuto

immagine - coercizione - fotocomposizione di Liborio Mastrosimone - http://libomast1949.blogspot.com/

mercoledì 23 ottobre 2013

in ogni caso è un morto per lavoro


Sul ragazzo ucciso a Kent si ridimensionano i motivi razziali
- ma in ogni caso è un morto per lavoro
http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/10/23/news/ucciso_nel_kent_un_lecchese_di_19_anni_voi_italiani_rubate_lavoro_a_noi_inglesi-69247278/

Massacrato di botte in un tranquillo angolo dell'Inghilterra in cui era andato per imparare la lingua e lavorare. Per fare la sua esperienza, come molti giovani in fuga dall'Italia  

cercando lavoro più in là


QUESTAAAAAA LA CRONACA 



Massacrato di botte fino ad ammazzarlo. Solo perché italiano. Una storia di emigrazione e razzismo

sabato 19 ottobre 2013

fatti più in là


“Fatti più in là” pare essere la regola generale di questo pianeta per tutte le cose spiacevoli e anche per gli uomini che sono diventati essi stessi delle cose spiacevoli.
 Non voglio l’inceneritore nel mia città, sia fatto più in là. Non voglio che il mio corso d’acqua sia inquinato, sia fatto più in là. Non voglio che con i tuoi stracci vieni a costruire un tuo campo nomadi alla periferia del mio paese, sia fatto più in là.   Sei uno oppositore al mio regime, ti distruggo oppure fatti più in là.
Accanto  a questa prassi generale che pare regolare il mondo c’è ne sta un’altra da parecchio tempo: è quella del “vado più in là”. Non riesco a vendere le merci che ho prodotto nel mio paese, per venderle “vado più in là”. Mi costa tanto la manodopera  nel mio paese, per costruire i miei prodotti “vado più in là”. Non ho le materie prime che mi servono per costruire milioni di telefonini cellulari, per prenderle “vado più in là”. Non ho risorse energetiche sufficienti a mantenere il mio standard produttivo, per prenderle “vado più in là”.

sabato 12 ottobre 2013

cronache dimenticate

Ponti, si uccide 52enne: aveva perso il lavoro

Le notizie che non arrivano più alle prime pagine dei grandi giornali, ora restano fatti di cronaca locale
qui dalla cronaca locale del 10 ottobre 2013

Non ha più retto alla vergogna, alla rabbia, alla depressione per aver perso il lavoro e non essere stato più in grado di ritrovarlo in 2 anni. A 52 anni ha pensato - guardandosi anche intorno - di non avere più futuro e di non essere più in grado di darlo agli altri. E così è sceso in giardino nel cuore della notte e si è impiccato. Un dramma che è avvenuto nella zona dei Ponti di Perugia alba dell'9 ottobre. La scoperta è stata fatta dalla sua famiglia che non ha potuto fare altro che chiamare il 118 ma non c'era più nulla da fare. 
L'ex lavoratore poco più che cinquantenne ha lasciato una lettera sul tavolo della cucina per spiegare il suo

sabato 24 agosto 2013

Ormai notizie accantonate

I suicidi di lavoratori e imprenditori da notizie di prima pagina, capaci di sollevare interrogazioni in Parlamento, sono diventati notizie di cronaca riportati solo da alcuni giornali locali
Reggio Emilia, 22 agosto 2013 - un uomo di 52 anni si è ucciso sparandosi un colpo di pistola al petto;  In macchina aveva lasciato un biglietto spiegando la sua disperazione: “Non ho più un lavoro”.
 Gli agenti della squadra mobile hanno poi identificato la vittima: è un 52enne odontotecnico. Nell’auto dell’uomo è stata trovata una lettera manoscritta, con la quale spiegava i motivi del suicidio, dovuti - spiega la questura - alla recente perdita del lavoro e alle difficoltà di trovare una nuova occupazione. L'uomo, residente a Bagnolo in Piano, aveva dovuto chiudere la sua attività da libero professionista e cercava, senza successo, un lavoro come dipendente.
Notizia da

LETTA,  SE PERDI IL LAVORO DAI 52 ANNI AI 67 per andare in pensione,  cosa fai?
In uno Stato normale la persona dovrebbe poter rivolgersi ad un centro d’impiego;
magari non ci sarà disponibile il lavoro adatto alla sua qualifica ma ci dovrebbe essere una qualsiasi altra opportunità di lavoro provvisoria (magari a fare le pulizie), e se non c’è un lavoro ci deve essere una lista di collocamento di attesa e una indennità di disoccupazione.
Non possiamo dedicare tutto il nostro impegno mentale sulle condanne di Berlusconi!!!!

immagine Bandiera italiana a lutto

giovedì 22 agosto 2013

Uno stage prestigioso

Quando si sta portando a termine uno stage prestigioso ti chiedono di essere pronto a tutto

Morire di stage: a uno studente tedesco di 21 anni è scoppiato il cuore dopo aver lavorato per 72 ore di seguito nella filiale londinese di Bank of America ….
 Erano tre giorni di seguito che il giovane tedesco tornava nel suo appartamentino di Bethnal Green alle sei del mattino, si legge sul sito Wallstreetoasis.com che ha raccolto commenti di altri stagisti, tutti concordi sulle pesanti richieste dei loro datori di lavoro e i massacranti orari ai limiti della sopravvivenza, sopportati nella fievole speranza di un’assunzione. «Sono stati i tre mesi peggiori della mia vita», ha scritto un anonimo stagista della City. …

immagine – Bank of America insegna pubblicitaria da

mercoledì 21 agosto 2013

Un miracolo per trovare lavoro

Considerato che in Italia non esiste un Ufficio di Collocamento,
considerato che non esistono liste di attesa per i disoccupati,
considerato il modo selvaggio di trovare lavoro in Italia,
considerata l’assenza sindacale:
sono in tanti a chiedere ai Santi un aiuto per trovare lavoro.
Fra le suppliche lasciate nella Basilica di Sant’Antonio di Padova si trovano sempre  più richieste di un aiuto per trovare un'occupazione ….
E’ un paradosso
ma anch’io,
vecchio sindacalista,
mi sono rivolto al Cielo
per un lavoro ai miei figli. (f.z.)

immagine candela votiva

sabato 29 giugno 2013

Un altro lutto per disoccupazione in Italia

Il suicidio di un disperato senza lavoro ormai non raggiunge più le cronache nazionali, resta relegato alle cronache locali come un qualsiasi incidente.
Roselle provincia di Grosseto
 Sessant’anni, aveva perso il lavoro da un anno e mezzo e senza i requisiti per andare in pensione. Non aveva più soldi per pagare l’affitto ed è arrivato lo sfratto esecutivo.
Giovedì 20 giugno: si impicca ad un albero di ulivo, nella parte nascosta di un giardino pubblico di Roselle, lo ritrovano due ragazzini che passavano di là. Questo accadeva mentre l’ufficiale giudiziario con polizia e fabbro sfondavano la porta della sua casa per lo sfratto.
 Che senso ha l’esistenza di uno Stato con tutti i suoi enti pubblici che non riesce a dare una mano. Un provvisorio sussidio per pagare l’affitto, l’inserimento in una lista d’attesa per trovare lavoro, un provvisorio lavoro di utilità sociale e questa disperazione non avrebbe prodotto questa silenziosa tragedia.

sabato 11 maggio 2013

al disperato del mese di maggio



Pare che si chiamasse Pasquale ed era vecchio per questo mondo di soli 30 anni, aveva una pistola giocattolo che non poteva sparare, non era andato a Montecitorio, ma in una gioielleria;  senza voler uccidere ma minacciando di uccidere per  quello “strano modo” di volerci provare a risolvere i problemi con un gesto violento.  Ma la sua pistola fa paura come le altre e incontra una pistola vera.  Ora è già morto, uno straccio di notizia secondaria e via sepolto …
Forse se gli si dava un lavoro a Pasquale, chissà? Non avrebbe scelto quel gioco in un giorno di maggio …
(immagine – la nascita dei  papaveri )