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martedì 6 marzo 2018

In 7anni 12.000 infermieri in meno


Aumento dei bisogni di assistenza, e diminuiscono gli infermieri impiegati, in 7 anni  oltre 12mila mila infermieri in meno nella sanità pubblica. La più grande perdite di personale registrata da qualunque categoria faccia parte del servizio pubblico.
Dettagli della notizia su

domenica 17 gennaio 2016

Le raccomandazioni nel lavoro e il Papa

Papa Francesco: “Basta raccomandazioni, generano illegalità e corruzione”
Papa Francesco ha recentemente usato parole gravi contro le Raccomandazioni: “Basta raccomandazioni che generano illegalità e corruzione”.
Qui dettagli e parti del discorso

Grazie per questo suo intervento Santità.
 Voglio solo aggiungere, per quelli che da anni ed anni si occupano di sindacato,  che nel settore pubblico la raccomandazione per superare gli altri è un vero e proprio reato; ma nel settore privato invece è addirittura la normale prassi.
 Il privato ha sempre assunto chi gli conviene: una piccola parte li assume secondo le loro capacità per evitare che l'impresa vada in malora; per il resto assume amici di amici per allargare le sue frequentazioni ed affari.
 C'era una volta nel nostro paese l'Ufficio di Collocamento Pubblico dove chi stava iscritto da più tempo e aveva necessità gravi familiari, aveva una qualche preferenza nell'assunzione; negli anni 90 è stato distrutto. Non c'è un politico ad oggi che vuole ridiscutere la questione Collocamento pubblico obbligatorio per una qualche percentuale, ed anche i sindacati evitano l'argomento.
 Noi siamo conciati molto male Santità; in ogni caso grazie per la sua attenzione.

Francesco Zaffuto (tanto tempo fa sindacalista)

martedì 8 dicembre 2015

Jobs Act e licenziamento possibile per gli statali


Anche i dipendenti pubblici possono sottostare al Jobs Act varato dal Governo Renzi.  Una sentenza della Cassazione dello scorso 7 marzo parla di pari applicazione al settore pubblico.
I giudici, in particolare, hanno affrontato un caso di licenziamento dal Consorzio area sviluppo industriale di Agrigento, ente di diritto pubblico. Pur dichiarando nullo il provvedimento per vizi procedurali, la corte ha affrontato il tema più ampio dell’articolo 18 per gli statali. “L’inequivocabile tenore” del testo unico del pubblico impiego, dice la sentenza, “prevede l’applicazione anche al pubblico impiego cosiddetto contrattualizzato della legge 300/70 (lo Statuto dei lavoratori, ndr) e successive modificazioni”. Quindi, il documento ribadisce come sia “innegabile” che il nuovo testo dello Statuto trovi applicazione anche per gli statali.
  Il ministro Madia, per mesi,  ha portato avanti la tesi che la riforma della pubblica amministrazione e lo strumento del Jobs Act nulla avevano di che spartire; e che i dipendenti pubblici erano al riparo.
 Tecnicamente si può dire che anche gli stessi insegnanti appena assunti rischierebbero il licenziamento senza reintegro.
 Se non verrà varata una nuova norma di legge la sentenza della Cassazione del 7 marzo farà giurisprudenza per successivi contenziosi.
   Cosà faranno Renzi e Madia per rispettare l’impegno con gli statali? Riusciranno a far varare una norma? E questa norma sarà inoppugnabile sotto il profilo costituzionale?

domenica 1 febbraio 2015

50 anni età media nella Pubblica Amministrazione

50 anni l’Età media degli impiegati della Pubblica amministrazione, solo un 3% di giovani (la maggior parte impiegata nell’esercito) per il resto tutti vecchi. E’ la stessa Ragioneria dello Stato che rivela il dato ed anche la preoccupazione che una amministrazione così vecchia possa assicurare servizi efficienti.

 Questo il risultato delle politiche che hanno bloccato il turn over per tanti anni e il risultato della elevazione dell’età pensionabile della legge Fornero. Se è stata una buona cosa contenere le spese di bilancio dello Stato non è stata di certo una buona cosa il salto generazionale; quei giovani che mancano alla pubblica amministrazione sono disoccupati o già partiti per l’estero; dopo che abbiamo speso soldi dello Stato e delle famiglie per farli studiare li abbiamo ceduti gratis ad altri paesi.  

immagine - Totò, aspirante archivista capo

lunedì 5 gennaio 2015

La Befana esiste, specie per i Vigili

Arrivano prove scientifiche dell’esistenza della Befana.
Mentre Babbo Natale viene in qualche modo messo in moto da una letterina con la lista dei doni desiderati,  la Befana ha una sua autonomia di giudizio, non legge letterine, porta doni a chi se li merita e carbone a chi non ha fatto il proprio dovere. Certo l’industria dolciaria ha inventato anche il carbone dolce, ma è sempre simbolicamente Carbone: siete stati cattivi.

Una tradizione della Befana era quella di portare doni ai Vigili Urbani, da dove venisse quella tradizione è difficile dirlo, ma in Italia è cominciata a diffondersi alla grande negli anni 50.

 Chissà  cosa può portare la Befana ai Vigili urbani dopo gli eventi del 31 dicembre 2014, che hanno coinvolto numerosi vigili urbani a Roma?
La promessa di un regalo ai Vigili urbani la fanno il Presidente del consiglio Renzi e il Ministro della funzione pubblica Madia, il regalo potrà allargarsi a tutto il pubblico impiego (anche i non colpevoli saranno dichiarati colpevoli). Quale regalo? E’ molto probabile che venga messa in discussione  la retribuzione per i primi giorni di malattia. Già in passato ci sono state proposte di eliminare il pagamento per il primo giorno di malattia o per i primi tre giorni, è molto probabile che l’ultimo comportamento dei Vigili di Roma possa mettere in campo questa misura.
05/01/15 francesco zaffuto

Vigili: reazioni Renzi e Madia
Vigili: reazioni Grillo

immagini – foto ombra della Befana  + foto d’epoca dalla Befana dei Vigili negli anni 50 http://www.vastospa.it/html/tradizione/trad_befana_a_vasto.htm

Link collegato per argomento

mercoledì 31 dicembre 2014

Chi sono gli statali fannulloni da licenziare

 Se penso che aspettavo un libro che mi aveva spedito un amico e che da 20 giorni non arriva, e forse non arriverà mai,  mi viene voglia di dare retta a Renzi quando parla di licenziamento degli “statali fannulloni”.
Ma i postini sono statali?  Un quesito mica da poco. Da quando l’ente Posta è diventato una SPA, gli stessi postini non lo sanno. Allego qua il link di un dibattito in rete:
Ora un postino che non sa neanche lui chi è può portare la posta a giusta destinazione?
 Un postino con tale crisi d’identità conosce l’articolo 15 della Costituzione che parla dell’obbligo della custodia della posta e della tutela della sua segretezza?
 Un tempo il postino era considerato “Ufficiale postale”, oggi molto spesso è un precario;  una funzione costituzionale è stata ridotta a ben poca cosa.
 Nel gennaio 2009 scrissi una lettera al Presidente della Repubblica sul mal funzionamento della posta nella mia regione, e forse la Presidenza o la sua segreteria intervenne, perché mi arrivò successivamente una lettera di scuse di un dirigente dell’ufficio postale regionale che dava la colpa alla neve.  Questo il link sulla diatriba
Ma nulla cambiò, e ora di fronte a nuovi disservizi non oso fare più reclami;  anche perché dopo la Presidenza della Repubblica mi rimane il Padre Eterno che ha cose ben diverse da fare.
Quando si parla di Statali fannulloni da licenziare allora è necessaria qualche precisazione:
prima di tutto chi sono gli Statali che fanno parte del pubblico impiego e chi sono quelli che non sono né carne né pesce;
poi come si spiega che non sono state applicate misure disciplinari esistenti dal 1957 (DPR. 10 gennaio n.3).  L’art. 78 di tale legge dice: Sanzioni. L'impiegato che viola i suoi doveri è soggetto alle seguenti sanzioni disciplinari:
1) la censura;
2) la riduzione dello stipendio;
3) la sospensione dalla qualifica;
4) la destituzione
Il licenziamento per gli statali, Presidente Renzi, esiste dal 1957 e si chiama destituzione. 
I dipendenti pubblici debbono fare bene il proprio lavoro; per affrontare i disservizi non è tanto la minaccia del licenziamento (già esistente) che risolve i problemi,  ma l’applicazione immediata delle sanzioni minori.
Allora diciamola bene:  molti dirigenti per quieto vivere preferiscono le disfunzioni del servizio rispetto alle grane con i dipendenti e i politici  sono ben tolleranti con i dirigenti inadeguati.  Gli anatemi che i politici, ogni tanto,  hanno sollevato contro gli statali sono state forme di propaganda elettorale. Dare la colpa ai sindacati per eccesso di tutela è un po’ come dare la colpa agli avvocati per il loro ruolo di difensori.    L’equazione è quasi matematica: a politici corrotti stanno dirigenti inadeguati, a dirigenti inadeguati stanno dipendenti pubblici distratti.
 Non è con le eliminazione delle tutele che si raggiungono i risultati ma facendo ogni giorno tutti bene il proprio lavoro.

31/12/14 francesco zaffuto

domenica 28 dicembre 2014

Gli statali e la strana uguaglianza nei licenziamenti

Avanza il Jobs Act in modo alquanto strano:  l’argomento chiave che doveva essere quello di assumere si è trasformato nell’argomento chiave di licenziare. I nuovi assunti del settore privato (se ci saranno)  avranno meno garanzie di conservazione del posto e le imprese,  adducendo motivazioni economiche,  potranno licenziare senza tante preoccupazioni  di ricorsi al Giudice.  Si comincia a prospettare l’ipotesi di allargare le nuove regole sul licenziamento anche ai lavoratori statali (ipotesi fino ad ora solo  prospettata perché il Governo dice che deve essere il Parlamento a decidere in merito).
 Ci sono degli strani amanti dell’uguaglianza che vorrebbero portare tutti i lavoratori allo stesso stato di degradazione e che sostengono che gli statali sono dei privilegiati ed è giusto sarebbe sottoporli alla pratica del licenziamento. Ma il datore di lavoro Stato non è la stessa cosa di un’impresa:  l’impresa ha un suo limite territoriale e può avere anche un limite temporale, l’impresa può avere difficoltà economiche che possono portarla alla chiusura; lo Stato con i suoi enti di decentramento  è pur sempre un ente unico,  non ha un limite temporale, è un ente che dura nel tempo, non ha un limite spaziale, il suo spazio coincide con il territorio della nazione, non può chiudere,  perché se lo Stato fallisce e chiude vuol dire che siamo alle porte di un capovolgimento catastrofico di immane portata. Allora finiamola di cianciare sull’ipotesi di licenziamento degli statali; i lavoratori in sovrannumero in un settore possono essere trasferiti sul piano territoriale o per modifica di mansioni, il problema di licenziamento non esiste, al massimo possono esistere le dimissioni dello statale che non accetta il trasferimento. Parlare di licenziamento degli statali è solo un esercizio di cattiveria ammantato di uguaglianza.
28/12/14 francesco zaffuto
Qualche notizia collegata

Immagine – vaso greco – Procuste giustiziato da Teseo. Procuste,  per un suo strano senso dell’uguaglianza,  sottoponeva malcapitati passanti a particolari sevizie, li metteva su un letto e se troppo bassi li stirava a forza, se troppo lunghi gli amputava i piedi che sporgevano dal letto.  http://it.wikipedia.org/wiki/Procuste