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giovedì 2 ottobre 2014

TFR, come raschiare il fondo del barile


 Il TFR è una mensilità che si matura per ogni anno di lavoro e che viene accantonata per essere corrisposta al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Perciò per chi guadagna 1.200 euro al mese ci sono circa 1.200 euro l’anno; trovarseli in busta paga mensilmente equivale a non più di cento euro da spendere subito; spenderli subito equivale a non trovarli più al momento della cessazione del rapporto di lavoro.
 La cessazione del rapporto di lavoro si può avere in tre casi: per maturata età di pensione, per dimissioni, per licenziamento. I più fortunati ricevono il TFR al momento della pensione;  si ritrovano un gruzzoletto con cui non si possono fare grandi cose, ma si può far fronte a qualche problema di salute in vecchiaia  o aiutare un figlio in difficoltà o farsi finalmente qualche vacanza.   Se hai perso il lavoro prima della pensione il TFR è una specie di margine che ti aiuta per qualche mese prima di entrare in disperazione.
  Il TFR è stato nella dinamica salariale un fondo di riserva per il lavoratore che ha difficoltà a mettere qualche soldo da parte, e nella logica del fondo è stata data la possibilità di utilizzare un anticipo del TFR in momenti importanti come l’acquisto o la ristrutturazione della casa o qualche problema di salute in famiglia.
 Qualche anno fa si è consigliato ai lavoratori di mettere il TFR in un fondo pensione, paventando pensioni più magre nel futuro perché calcolate con il nuovo sistema contributivo. Oggi i consigli cominciano a cambiare e spicca quello del: mangiatelo subito mese per mese, così fai alzare la domanda e tiri su l’economia, cosa importa se alla fine non avrai più il gruzzoletto. La proposta di inserire il TFR in busta paga al momento è allo studio delle menti grigie dello staff di Renzi, il paradosso è quello di fare questo studio insieme a quello di liberalizzare i licenziamenti.
 Dare la facoltà ai lavoratori, se vogliono,  di utilizzare in certi periodi il TFR come paga mensile può diventare una opportunità per far fronte a immediate ristrettezze,  e questa facoltà di utilizzo può essere intesa nell’ambito della libertà di utilizzo di un bene proprio. La perversità non sta nel lavoratore che può avere bisogno e desiderare un aumento della paga immediatamente percepita,  sta in chi la spaccia come un rimedio per far ripartire la domanda e superare la crisi.  E’ solo un raschiare il fondo del barile.
 La sottrazione di denaro ai consumi con conseguente caduta della domanda interna va ricercata nei fattori che l’hanno determinato; la tesaurizzazione di strumenti monetari non è il comportamento di chi ha un reddito  molto basso; la tesaurizzazione è il comportamento di chi percepisce redditi molto alti.  La stessa grande insicurezza che si è diffusa in tutte le famiglie per la disoccupazione dei figli ha determinato un ulteriore prudenza nei consumi per paura del futuro.  Quando si dice che è necessario eliminare pensioni che vanno oltre i 5.000 euro ed è necessario istituire una indennità di disoccupazione generalizzata, non è perché si vuole riproporre un egualitarismo demodé ma perché sono strumenti necessari per aggredire questa crisi.
02/10/14 francesco zaffuto