sabato 13 gennaio 2018

Quando si muore su strada sulla via del lavoro

Oggi ho appreso della morte per infortunio in itinere di un giovane di Casalecchio di Reno, un giovane cresciuto a pochi metri da casa mia. Aveva 43 anni. Che dire? Mia moglie d'estate alla sera passeggiava sempre con la sua mamma. Non posso che essere molto dispiaciuto: lo sei ancora di più se la disperazione per questa morte la senti vicina. Era un infermiere all'Ospedale di Modena, tornava di notte dal suo turno di lavoro, tornava a casa a Casalecchio, quando un automobilista sull’A1 l'ha tamponato a una velocità folle. La sua automobile è stata schiacciata da quella che l'ha tamponata. Altri due autotrasportatori sono morti sulla Romea vicini a Casal Borsetti in provincia di Ferrara, sempre questa notte. Ma nel caso del giovane vicino, l'INAIL riconosce la sua come una morte per infortunio sul lavoro? O anche questo giovane diventa invisibile come il cameriere Gabriele D’Angelo morto a Rigopiano? l'itinere ha una normativa talmente specifica che tantissimi morti sul lavoro non vengono riconosciuti come tali, occorre conoscerla bene. L'INAIL monitora e riconosce come morti sul lavoro i suoi assicurati, poi di morti sul lavoro ce ne sono almeno un terzo in più che sfuggono a qualsiasi statistica. Allora la mia proposta da anni è questa: l'ho scritto in tutte le salse: tutti i lavoratori, almeno davanti alla morte devono essere uguali. Devono avere gli stessi diritti assicurativi per i familiari che rimangono. Ci vuole un'Assicurazione universale: tutti quelli che lavorano e anche se lavorano in nero per necessità devono averla. Si toglierebbero tutti gli ostacoli per far emergere il lavoro nero. Poi se alcuni morti rimangono, si può fare una legge sull’omicidio sul lavoro.
Carlo Soricelli   http://cadutisullavoro.blogspot.it/

1 commento:

  1. E' encomiabile il tuo impegno per questa battaglia e questo tuo blog lo trovo straordinario e coraggioso.

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