giovedì 2 agosto 2018

Il no all’art. 18 di M5S e Lega


La maggioranza M5Stelle+Lega ha detto no alla reintroduzione dell’articolo 18  nel caso di licenziamento illegittimo ed ha  votato contro un emendamento, presentato dal deputato di Liberi e Uguali Guglielmo Epifani, che puntava a recepire, nel decreto Dignità all'esame della Camera. L'emendamento - sul quale si erano dichiarati contrari sia il governo che i relatori di maggioranza - è stato respinto con 317 no, 191 astensioni e i soli 13 voti a favore dei deputati di Leu.
 Il Movimento 5 Stelle, approdato al Governo dello Stato si è dimenticato delle sue posizioni in difesa dell’art. 18.
 Dopo questo ultimo atto,  l’addio all’art. 18 rischia di essere definitivo nel panorama delle garanzie sul lavoro.
 Perdere il Lavoro senza una motivazione legittima darà diritto ad una retribuzione compensativa ma non farà scattare la riassunzione. In un mercato del lavoro dove ritrovare un lavoro è facile può essere una misura digeribile;  ma in una realtà dove ritrovare un lavoro stabile è difficilissimo la retribuzione compensativa è una beffa.



Sud d’Italia: 600mila famiglie senza lavoro


Secondo i dati anticipati dal Rapporto Svimez 2018: la leggera crescita nel Sud d’Italia, manifestatasi nel triennio 2015-2017, rischia di scomparire;  nel 2019 “si rischia un forte rallentamento dell’economia meridionale: la crescita del prodotto sarà pari a +1,2% nel Centro-Nord e +0,7% al Sud”.
I dati della mancanza di lavoro al Sud  sono sempre più allarmanti: il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, da 362 mila a 600 mila (nel Centro-Nord sono 470 mila)”.   Per i  giovani under 35: il saldo negativo di 310 mila occupati tra il 2008 e il 2017.
 Nel corso del 2017 l’incremento dell’occupazione meridionale è dovuta quasi esclusivamente alla crescita dei contratti a termine (+61 mila, pari al +7,5%) mentre sono stazionari quelli a tempo indeterminato (+0,2%).
C’è, inoltre,  una forte disomogeneità tra le regioni del Mezzogiorno: nel 2017, Calabria, Sardegna e Campania registrato un tasso di crescita che non si è avuto in Sicilia.
  Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all’estero. Quasi 800 mila non sono tornati. Anche nel 2016, quando la ripresa economica ha manifestato segni di consolidamento, si sono cancellati dal Mezzogiorno oltre 131 mila residenti.

mercoledì 1 agosto 2018

Record contratti a termine: 3 milioni 105 mila


Nel giugno 2018, secondo l’Istat  c’è stato il record storico dei contratti a termine: 3 milioni 105 mila
Mentre il Parlamento sta discutendo sul decreto Di Maio che vuole porre un argine ai contratti a termine, arrivano i dati Istat che mostrano l’entità del fenomeno.
Il dibattito sembra strutturarsi tra due posizioni:
quelli che,  con Di Maio,  sostengono che il fenomeno del lavoro a tempo determinato vada contenuto e non si può accettare che generazioni di giovani vivano tutta la vita lavorativa da precari;
e
quelli che sostengono la tesi del meglio un lavoro precario che niente, perché le aziende potrebbero rinunciare anche a questo criterio di assunzione.
Pare mancare una terza ipotesi: quella di far leva sull’intervento pubblico per la creazione di nuove possibilità di lavoro.


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mercoledì 4 luglio 2018

Meno precariato, meno delocalizzazioni e meno gioco d’azzardo


Il decreto legge (chiamato dignità) va nella direzione di: meno precariato, meno delocalizzazioni e meno gioco d’azzardo. Il decreto non si è spinto fino alla reintroduzione dell’articolo 18, ma ha reso la procedura dei licenziamenti senza giusta causa molto più difficile da percorrere. La direzione è sicuramente giusta, gli effetti saranno da misurare. Piovono critiche da Confindustria, ma forse è un buon segno che va in direzione del superamento degli aspetti più distorsivi del Jobs Act . (fr.z.)

Il TESTO del DECRETO - LEGGE
Titolo I Misure per il contrasto al precariato
Articolo 1 (Modifiche alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato) 1.Al decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni: a)all’articolo 19, sono apportate le seguenti modificazioni: 1)il comma 1, è sostituito dal seguente: “1. Al contratto di lavoro subordinato può essere apposto un termine di durata non superiore a dodici mesi. Al contratto può essere apposto un termine avente una durata superiore comunque non oltre ventiquattro mesi solo in presenza di almeno una delle seguenti condizioni: a) esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività per esigenze sostitutive di altri lavoratori; b) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria; 2) al comma 2, primo e terzo periodo, la parola “trentasei” è sostituita dalla seguente: “ventiquattro”; 3) il comma 4, è sostituito dal seguente: “4. Con l’eccezione dei rapporti di lavoro di durata non superiore a dodici giorni, l’apposizione del termine del contratto è priva di effetto se non risulta da atto scritto, una copia del quale deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro cinque giorni lavorativi dall’inizio della prestazione. L’atto scritto contiene, in caso di rinnovo o di proroga, la specificazione delle esigenze di cui al comma 1 in base alle quali è stipulato; in caso di proroga dello stesso rapporto tale indicazione è necessaria solo quando il termine complessivo eccede i dodici mesi. ”; b)all’articolo 21, sono apportate le seguenti modificazioni: 1)prima del comma 1, è inserito il seguente: “01. Il contratto può essere rinnovato solo a fronte delle esigenze di cui all’articolo 19, comma 1. Il contratto può essere prorogato liberamente nei primi dodici mesi e, successivamente, solo in presenza delle esigenze di cui all’articolo 19, comma 1.”; 2)al comma 1 la parola “trentasei”, ovunque ricorra, è sostituita dalla parola “ventiquattro”; la parola “cinque” è sostituita dalla parola “quattro”; la parola “sesta” è sostituita dalla parola “quinta”; c)all’articolo 28, comma 1, le parole “centoventi giorni” sono sostituite dalle seguenti: “centottanta giorni”; 2. Le disposizioni di cui al comma 1 trovano applicazione ai contratti di lavoro a tempo determinato stipulati successivamente all’entrata in vigore del presente decreto nonché ai rinnovi ed alle proroghe dei contratti in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.
Articolo 2 (Modifiche alla disciplina della somministrazione di lavoro)1.All’articolo 34 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, il comma 2, primo periodo, è sostituito dal seguente: “In caso di assunzione a tempo determinato il rapporto di lavoro tra somministratore e lavoratore è soggetto alla disciplina di cui al capo III, con esclusione delle disposizioni di cui agli articoli 23 e 24.”.
Articolo 3 (Indennità licenziamento ingiustificato e incremento contribuzione contratto tempo determinato ) 1. All’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23, le parole “non inferiore a quattro e non superiore a ventiquattro mensilità” sono sostituite dalle seguenti: “non inferiore a sei e non superiore a trentasei mensilità”. 2.Il contributo di cui all’articolo 2, comma 28, della legge 28 giugno 2012, n. 92, è aumentato dello 0,5 punti percentuali in occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione.”. 3.Le disposizioni degli articoli 1, 2 e 3 non si applicano ai contratti stipulati dalla Pubblica Amministrazione per i quali continua ad applicarsi la disciplina anteriore all’entrata in vigore del presente decreto.
Titolo II Misure per il contrasto alla delocalizzazione e la salvaguardia dei livelli occupazionali
Articolo 4 (Limiti alla delocalizzazione delle imprese beneficiarie di aiuti) 1. Fatti salvi i vincoli derivanti dai trattati internazionali, le imprese italiane ed estere operanti nel territorio nazionale che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede l’effettuazione di investimenti produttivi ai fini dell’attribuzione del beneficio decadono dal beneficio medesimo qualora l’attività economica interessata dallo stesso ovvero un’attività analoga o una loro parte venga delocalizzata in Stati non appartenenti all’Unione Europea entro cinque anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata. In caso di decadenza si applica anche una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma in misura da due a quattro volte l’importo dell’aiuto fruito. 2. Fuori dai casi previsti dal comma 1 e fatti salvi i vincoli derivanti dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato e di utilizzo dei fondi strutturali europei, le imprese italiane ed estere operanti nel territorio nazionale che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede l’effettuazione di investimenti produttivi specificamente localizzati ai fini dell’attribuzione di un beneficio, decadono dal beneficio medesimo qualora l’attività economica interessata dallo stesso ovvero un’attività analoga o una loro parte venga delocalizzata dal sito incentivato in favore di unità produttive situate al di fuori dell’ambito territoriale del predetto sito, in ambito sia nazionale sia europeo, entro cinque anni dalla data di conclusione dell’iniziativa o del completamento dell’investimento agevolato. 3. I tempi e le modalità per il controllo del rispetto del vincolo di cui ai commi 1 e 2, nonché per la restituzione dei benefici fruiti in caso di accertamento della decadenza sono definiti da ciascuna amministrazione con proprio provvedimento per i bandi ed i contratti relative alle misure di aiuto di propria competenza. L’importo del beneficio da restituire per effetto della decadenza è, comunque, maggiorato di un tasso di interesse pari al tasso ufficiale di riferimento vigente alla data di erogazione o fruizione dell’aiuto, maggiorato di cinque punti percentuali. 4. Resta ferma l’applicazione ai benefici già concessi della disciplina previgente, inclusa, nei casi ivi previsti, la disciplina di cui all’articolo 1, comma 60, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. 5. Si applica il comma 5 dell’articolo 9 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123. Gli importi restituiti a sensi del presente comma affluiscono all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati nel medesimo importo all’amministrazione titolare della misura e vanno ad incrementare le disponibilità della misura stessa. 6. Ai fini del presente articolo per delocalizzazione si intende il trasferimento di attività economica o di sua parte dal sito produttivo incentivato ad altro sito da parte della medesima impresa beneficiaria dell’aiuto o di altra impresa con la quale vi sia rapporto di controllo o collegamento ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile.
Articolo 5 (Tutela dell’occupazione nelle imprese beneficiarie di aiuti) 1. Le imprese italiane ed estere che beneficiano di misure di aiuto di Stato operanti nel territorio nazionale che prevedono la valutazione dell’impatto occupazionale qualora, al di fuori dei casi riconducibili a giustificato motivo oggettivo, riducano i livelli occupazionali degli addetti all’unità produttiva o all’attività interessata dal beneficio nei cinque anni successivi alla data di completamento dell’investimento decadono dal beneficio in presenza di una riduzione superiore al 10%; la decadenza dal beneficio è disposta in misura proporzionale alla riduzione del livello occupazionale ed è comunque totale in caso di riduzione superiore al 50%. 2. Per le restituzioni dei benefici si applicano le disposizioni dell’articolo 4, commi 3 e 5. 3. Gli importi restituiti per effetto della revoca affluiscono all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati nel medesimo importo all’amministrazione titolare della misura e vanno ad incrementare le disponibilità della misura stessa. Si applica il comma 5 dell’articolo 9 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123. 4. Le disposizioni del presente articolo si applicano ai benefici concessi successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.
Articolo 6 (Recupero del beneficio dell’iper ammortamento in caso di cessione o delocalizzazione degli investimenti) 1.L’iper ammortamento di cui all’articolo 1 comma 9 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 e successive proroghe, spetta a condizione che i beni agevolabili siano destinati a strutture produttive situate nel territorio dello Stato. 2.Se nel corso del periodo di fruizione della maggiorazione del costo i beni agevolati vengono ceduti a titolo oneroso o destinati a strutture produttive situate all’estero, anche se appartenenti alla stessa impresa, si procede al recupero dell’iper ammortamento di cui al comma 1. Il recupero avviene attraverso una variazione in aumento del reddito imponibile del periodo d’imposta in cui si verifica la cessione a titolo oneroso o la delocalizzazione degli investimenti agevolati per un importo pari alle maggiorazioni delle quote di ammortamento complessivamente dedotte nei precedenti periodi d’imposta, senza applicazione di sanzioni e interessi. 3. Le disposizioni del presente articolo si applicano agli investimenti effettuati successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto. 4.Le disposizioni dei commi 2 e 3 non si applicano agli interventi sostitutivi effettuati ai sensi dell’articolo 1, commi 35 e 36, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, le cui previsioni si applicano anche in caso di delocalizzazione dei beni agevolati.
Articolo 7 (Applicazione del credito d’imposta ricerca e sviluppo ai costi di acquisto da fonti esterne dei beni immateriali) 1.Agli effetti della disciplina del credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, di cui all’articolo 3, comma 1, del decreto legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n.9, e successive modificazioni, non si considerano ammissibili i costi sostenuti per l’acquisto, anche in licenza d’uso, dei beni immateriali di cui alla lettera d) del comma 6, del precitato articolo 3, derivanti da operazioni intercorse con imprese appartenenti al medesimo gruppo. Si considerano appartenenti al medesimo gruppo le imprese controllate, controllanti o controllate da un medesimo soggetto ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile inclusi i soggetti diversi dalle società di capitali; per le persone fisiche si tiene conto anche di partecipazioni, titoli o diritti posseduti dai familiari dell’imprenditore, individuati ai sensi dell’articolo 5, comma 5, del Testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 22 dicembre 1986, n. 917. 2.In deroga all’articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente, la disposizione del comma 1 si applica a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto legge, anche in relazione al calcolo dei costi ammissibili imputabili ai periodi d’imposta rilevanti per la determinazione della media di raffronto. Per gli acquisti derivanti da operazioni infragruppo intervenute nel corso dei periodi d’imposta precedenti a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto legge, resta comunque ferma l’esclusione dai costi ammissibili della parte del costo di acquisto corrispondente ai costi già attributi in precedenza all’impresa italiana in ragione della partecipazione ai progetti di ricerca e sviluppo relativi ai beni oggetto di acquisto. 3.Resta comunque ferma la condizione secondo cui, agli effetti della disciplina del credito d’imposta, i costi sostenuti per l’acquisto, anche in licenza d’uso, dei suddetti beni immateriali assumono rilevanza solo se i suddetti beni siano utilizzati direttamente ed esclusivamente nello svolgimento di attività di ricerca e sviluppo considerate ammissibili al beneficio.
Titolo III Misure per il contrasto alla ludopatia
Articolo 8 (Divieto di pubblicità giochi e scommesse) 1. Ai fini del rafforzamento della tutela del consumatore e per un più efficace contrasto alla ludopatia, fermo restando quanto previsto dall’articolo 7, commi 4 e 5, de decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, e dall’articolo 1, commi da 637 a 640 della 28 dicembre 2015, n. 208, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni ed internet. Dal 1° gennaio 2019 il divieto di cui al presente comma si applica anche alle sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale, comprese le citazioni visive ed acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli, attività o prodotti la cui pubblicità, ai sensi del presente articolo, è vietata. Sono escluse dal divieto di cui al presente comma le lotterie nazionali a estrazione differita di cui all’articolo 21, comma 6, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102 e i loghi sul gioco sicuro e responsabile dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. 2. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 7, comma 6 del decreto legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito con legge 8 novembre 2012, n. 189, l’inosservanza delle disposizioni di cui al comma 1, comporta a carico del committente, del proprietario del mezzo o del sito di diffusione o di destinazione e dell’organizzatore della manifestazione, evento o attività, ai sensi della legge 24 novembre 1981, n.689, l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria commisurata nella misura del 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, ad un importo minimo di € 50.000. 3. L’Autorità competente alla contestazione ed all’irrogazione delle sanzioni di cui al presente articolo è l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che vi provvede ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni. 4. I proventi delle sanzioni amministrative per le violazioni di cui al comma 1, compresi quelli derivanti da pagamento in misura ridotta ai sensi dell’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689, sono devoluti ad un apposito capitolo dello stato di previsione della spesa del Ministero della Salute per essere destinati al fondo per il contrasto al gioco d’azzardo patologico istituito ai sensi dell’articolo 1, comma 946 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016). 5. Ai contratti di pubblicità in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore del presente decreto resta applicabile fino al 30 giugno 2019 la normativa vigente anteriormente alla medesima data.
Titolo IV Misure in materia di semplificazione fiscale
Articolo 9 (Disposizioni in materia di redditometro) 1. All’art. 38 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 sono apportate le seguenti modificazioni: a)al comma quinto, dopo la parola “biennale” sono inserite le seguenti parole: “, sentiti l’ISTAT e le associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori per gli aspetti riguardanti la metodica di ricostruzione induttiva del reddito complessivo in base alla capacità di spesa ed alla propensione al risparmio dei contribuenti.“. 2. È abrogato il decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze del 16 settembre 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 25 settembre 2015, n. 223, con effetto dall’anno di imposta in corso al 31 dicembre 2016. 3. Il presente articolo non si applica agli inviti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento e agli altri atti previsti dall’art. 38, comma settimo, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 per gli anni di imposta fino al 31 dicembre 2015. In ogni caso non si applica agli atti già notificati e non si fa luogo al rimborso delle somme già pagate.
Articolo 10 (Disposizioni in materia di invio dei dati delle fatture emesse e ricevute) 1. Con riferimento all’adempimento comunicativo di cui all’articolo 21, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 i dati relativi al terzo trimestre del 2018 possono essere trasmessi entro il 28 febbraio 2019. 2. Al comma 2, lettera a), dell’articolo 1-ter del decreto legge 16 ottobre 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172 dopo le parole “cadenza semestrale” sono aggiunte le seguenti parole: ”, entro il 30 settembre per il primo semestre ed entro il 28 febbraio dell’anno successivo per il secondo semestre”.
Articolo 11 (Split payment) 1. Le disposizioni di cui all’articolo 17-ter, comma 1, del d.p.R 26 ottobre 1972, n.633, non si applicano ai compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito. All’articolo 1, comma 1, del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito con modificazioni dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo, la lettera c) è abrogata.
Art. 12 (Entrata in vigore) 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.



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domenica 24 giugno 2018

Un’Italia di vecchi con giovani senza lavoro

Dal Rapporto annuale Istat 2018.

 La popolazione totale diminuisce per il terzo anno consecutivo di quasi 100mila persone rispetto al precedente: al 1° gennaio 2018 si stima che la popolazione ammonti a 60,5 milioni, con 5,6 milioni di stranieri (8,4%). L'Italia è il secondo paese più vecchio del mondo: 168,7 anziani ogni 100 giovani.

Se si sommano le persone che nel 2017 erano disoccupate con le forze lavoro potenziali, ovvero coloro che sono disposti a lavorare ma non cercano attivamente impiego o non sono immediatamente disponibili, si arriva a poco più di sei milioni di individui, in calo rispetto ai 6,4 milioni del 2016.

il Sud non ha ancora recuperato i livelli pre-crisi. E ancora, al Mezzogiorno la quota di giovani 15-29enni che non studiano e non lavorano, conosciuti con l'acronimo inglese di Neet, è più che doppia rispetto a quella dell'Italia settentrionale. I Neet seppure in calo, a 2,2 milioni nel 2017, sono ancora il 24,1%, dal 16,7% del Nord al 34,4% del Sud.

In un decennio la mappa del lavoro è cambiata e 
il lavoro manuale segna una decisa contrazione: tra il 2008 e il 2017 sono scesi di un milione gli occupati classificati come "operai e artigiani" mentre si contano oltre 860 mila unità in più per le "professioni esecutive nel commercio e nei servizi", in cui rientrano gli impiegati con bassa qualifica che potrebbero essere ribattezzati come i 'nuovi collettivi bianchi'. Lo rileva l'Istat. E ancora, se nell'industria si sono perse 895mila unità nei servizi se ne sono guadagnate 810mila.

 La cerchia di parenti e amici è anche decisiva nel trovare e non solo nel cercare un impiego: lavora grazie a a questo ''canale informale'' il 47,3% (50,6% al Sud) contro il 52,7% che l'ha ottenuto tramite annunci, datori di lavoro agenzie, concorsi.

La
 ripresa del mercato del lavoro iniziata nel 2014 "è andata consolidandosi nel 2017" con un aumento di occupati stimati nella contabilità nazionale di 284.000 unità sul 2016 a fronte dei 324.000 in più registrati nell'anno precedente. Il monte ore lavorate nel 2017 ha raggiunto quota 10,8 miliardi di ore, ormai vicino al recupero del livello pre-crisi (11,5 miliardi nel 2017). La dinamica salariale invece è rimasta contenuta con le retribuzioni contrattuali per dipendente cresciute solo dello 0,6% in linea con il minimo storico registrato nel 2016.

venerdì 8 giugno 2018

Amazon deve assumere 1300 interinali; lo dice l’Ispettorato del Lavoro

Amazon ha sforato le quote per l'utilizzo di ''lavoratori somministrati'' e ora dovrà assumere 1.300 'interinali' che potranno chiedere la stabilizzazione dal primo giorno del loro utilizzo. La decisione è dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro con un accertamento nei confronti della società Amazon Italia Logistica.


Il contratto di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato (c.d. staff leasing) è stato recentemente modificato dal Decreto Legislativo n. 81/2015, che ha esteso tale istituto a qualsiasi ambito di attività e tipologia di lavoratori, con un solo limite di tipo quantitativo. Lo staff leasing, infatti, potrà essere utilizzato nel limite del 20% rispetto al numero di lavoratori assunti a tempo indeterminato in forza presso l’utilizzatore alla data del 1° gennaio dell’anno in cui viene a stipularsi il contratto. Tale percentuale potrà essere oggetto di modifica da parte della contrattazione collettiva applicabile dall’utilizzatore.
https://www.cliclavoro.gov.it/NormeContratti/Contratti/Pagine/Contratto-di-somministrazione-di-lavoro.aspx

giovedì 7 giugno 2018

Messincena con funerale di Marchionne per la Cassazione è motivo di licenziamento


La pantomima  teatrale con funerale di Marchionne, inscenata dai lavoratori in lotta,  per la Cassazione è motivo di legittimo licenziamento. I cinque operai della Fiat di Pomigliano erano stati reintegrati al lavoro dalla Corte d’appello di Napoli , la Fiat ha fatto ricorso in Cassazione e la Cassazione ha dato ragione alla Fiat stabilendo che la pantomima teatrale inscenata davanti ai cancelli travalicava “i limiti della dialettica sindacale".
Le sentenze di certo si applicano, ma si possono anche criticare: una cosa è una pantomima teatrale con un finto funerale per Marchionne ed altra cosa ben più grave è la perdita definitiva del lavoro. Il lavoro è per un operaio motivo di sostentamento e di vita e rischia veramente la sua vita con la perdita del lavoro, altro che funerale teatrale.
Uno dei lavoratori dopo aver appreso la sentenza che lo lasciava definitivamente senza lavoro è arrivato al gesto disperato di cospargersi di benzina nel tentativo di darsi fuoco.  E’ stato salvato dai servizi di sicurezza e il Ministro Di Maio è andato a visitarlo in ospedale.

martedì 5 giugno 2018

Soumalia Sacko sindacalista assassinato


Soumaila Sacko ci ricorda i tanti sindacalisti che nella storia d’Italia hanno pagato con la vita per la loro lotta in difesa dei diritti dei lavoratori.
Non era un ladro Solumalia Sacko,  insieme a due suoi connazionali stava prendendo delle lamiere per realizzare una copertura per una baracca; materiale abbandonato di una fabbrica abbandonata da anni.
 Soumaila Sacko, migrante maliano di 29 anni sempre in prima fila nelle lotte dell’Unione Sindacale di Base per i diritti sindacali e sociali dei braccianti. Soumaila è stato ucciso da una delle fucilate sparate da sconosciuti da una sessantina di metri di distanza. Volevano ridurlo al silenzio.

mercoledì 30 maggio 2018

Melegatti dichiarato il fallimento, 350 lavoratori a rischio


 Il collegio del Tribunale di Verona ha dichiarato il fallimento della Melegatti e della controllata 'Nuova Marelli' di San Martino Buon Albergo (Verona).  I dipendenti dell'azienda in gravi difficoltà, tra diretti e lavoratori stagionali, sono 350.
Giusto poco tempo fa facevamo gli augure ai lavoratori della Melegatti, ma oggi restano le preoccupazioni.

Se vuoi lavorare devi diventare un robot


Il 2 e 3 Giugno 2018 sul blog
Arpa eolica

racconto in due puntate di Fancesco Zaffuto
-         Non è solo fantascienza – PURTROPPO –

lunedì 14 maggio 2018

Diventare torce umane per il lavoro


Diventare torce umane in una domenica di Maggio, mentre fuori piove e la temperatura è mite, questo accade a chi lavora ad un altiforno e può essere investito da una colata di acciaio bruciante.
 Padova quattro operai sono stati investiti dal getto incandescente di acciaio liquido: tre sono in condizioni gravi, ma stabili…  L'operaio romeno 40enne, con bruciature di terzo grado al 100% del corpo, è in terapia intensiva all'ospedale di Padova 
Aumenta l’elenco dei morti sul lavoro come documenta l’osservatorio libero di Bologna
14 maggio Dal 1° gennaio 256 morti sui luoghi lavoro in Italia

mercoledì 2 maggio 2018

Sta crescendo la povertà assoluta anche nel Nord Italia


In Italia 7,3 milioni di italiani, il 12,1% della popolazione, vivono in condizioni di grave deprivazione, ovvero in forte disagio economico. Lo rileva l'Istat nel rapporto 'Noi Italia' analizzando i dati del 2016.Rispetto al 2015 la quota sale (erano l'11,5%). I picchi si raggiungono in alcune regioni del Sud, come Sicilia (26,1%) e Campania (25,9%).
 E quello  che può apparire come una sorpresa, è l'intensità della povertà assoluta al Centro Nord (dal 18,0% si è passati al 20,8%), nel Mezzogiorno (dal 19,9% si è passati al 20,5%).

Disoccupazione dati Istat marzo 2018


Il tasso di disoccupazione a marzo  rimane stabile all'11,0%, lo rileva l'Istat.
 La stima degli occupati continua a crescere, segnando un aumento dello 0,3% rispetto a febbraio, pari a 62 mila unità. L'istituto aggiunge che l'aumento maggiore si registra per i giovani 15-34enni, corrispondente a 68 mila unità. Quanto alla tipologia di rapporto di lavoro, c'è "una ripresa degli indipendenti (+56mila), che recuperano in parte la diminuzione osservata nei primi due mesi dell'anno e, in misura più lieve, dei dipendenti a termine (+8mila), mentre restano sostanzialmente stabili i permanenti (-2mila)".
A marzo - comunica ancora l'Istat - la disoccupazione giovanile, tra i 15 e i 24 anni, scende al 31,7%, calando di 0,9 punti percentuali rispetto a febbraio. 
La leggera diminuzione della malattia non ci puo’ far dire che siamo guariti.

Imprese artigiane il saldo negativo del 2017


al 31 dicembre 2017, le imprese artigiane registrate sono 1.327.180, con 80.836 nuove iscrizioni nell'anno e 92.265 cessazioni
dal 2012 ad oggi, quando l'anagrafe segnava un 1,4 milioni di imprese artigiane, si registra una diminuzione di oltre 110mila unità, con una riduzione percentuale vicina all'8% ; una media di oltre un punto percentuale all'anno.
Sono diminuiti anche gli idraulici,  piastrellisti e falegnami, a causa della crisi nel settore edile.. Avanzano invece nuove professioni come quella dei tatuatori e 'tengono' professioni storiche come ad esempio il giardiniere….

lunedì 30 aprile 2018

Buon 1° maggio 2018, ma il lavoro è in doppio lutto


Buon 1° maggio 2018, ma il lavoro è in doppio lutto:
-        -   in lutto perché in Italia in soli 4 mesi sono morti 450 lavoratori per incidenti connessi  al lavoro – ne dà notizia l’Osservatorio nazionale di Bologna https://cadutisullavoro.blogspot.it/2018/04/1-maggio-con-450-morti-sul-lavoro_29.html?spref=fb
-       -    ed in lutto perché il lavoro non si trova e tanti disoccupati sono costretti a vivere senza alcuna protezione di  welfare
E’ l’ora di lottare per un lavoro dignitoso per tutti,  con una giusta paga e che non ruba la vita.

Come augurio di Buon primo Maggio alleghiamo qui il link di un post di Arpa eolica con quasi tutte  le opere pittoriche sul lavoro  di Vincent Van Gogh

sabato 28 aprile 2018

Ecco il Robot dell’Ikea che selezionerà il personale


Con il robot Vera l’Ikea farà i colloqui di lavoro. Vera è capace di intervistare 1.500 possibili candidati in un solo giorno di lavoro
Farà interviste di 8 minuti a migliaia di disgraziati che cercano  lavoro, poi quelli che sceglierà saranno indirizzari a pochi selezionatori umani che faranno la selezione finale.
 Ovviamente un po’ di preselezionatori perderanno il posto ….

mercoledì 18 aprile 2018

Una lettera di intenti per la Commissione Lavoro della Camera

La deputata Rina Valeria De Lorenzo del Movimento 5 stelle ha voluto comunicare su facebook la sua nomina nella Commissione Lavoro della Camera con una lettera entusiasta per questo incarico. Inseriamo la lettera in questo blog augurandogli un proficuo lavoro; lavoratori e disoccupati hanno bisogno di un buon lavoro di questa Commissione.

Stamattina mi è stata comunicata la mia assegnazione alla Commissione Lavoro. Ho accolto la notizia con grande emozione ed enorme senso di responsabilità considerandolo la prosecuzione naturale del mio lungo impegno nella difesa dei diritti dei lavoratori e nella ricerca di una nuova qualità del lavoro che ha il compito di migliorare la vita di tutti i cittadini. Proprio nell’ottica della valorizzazione del lavoro si inserisce il programma del M5s.
Nello stabilire che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, l’art. 1 della Costituzione afferma l’importanza imprescindibile del lavoro che costituisce il fondamento della vita democratica. Il principio lavorista insieme al principio democratico costituiscono infatti i due pilastri fondamentali sui cui si fonda la nostra Repubblica. Il lavoro rappresenta il fondamento della società perché – come ribadito anche dall’art. 4 della nostra Carta Costituzionale - esso costituisce elemento indispensabile per ogni cittadino al fine di sentirsi realmente parte attiva della vita politica, economica e sociale del Paese. Non a caso, lo stesso art. 4 stabilisce che “la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Proprio da tale dettato emerge la necessità che lo Stato si faccia promotore di interventi che favoriscano la maggiore occupazione possibile per i cittadini.
Nonostante l’importanza rivestita dal lavoro il nostro Paese è quello che, in Europa dal 1993, anno d’inizio della fase di flessibilizzazione del mercato del lavoro, è cresciuto meno in termini di produttività. Tale flessibilizzazione non è stata supportata da un adeguato livello di spesa sociale per l’occupazione e per le politiche attive del lavoro. Ciò ha comportato l’espansione del lavoro a termine e del precariato, che hanno trovato il loro acme nel Jobs Act che ha realizzato di fatto la perdita di ogni garanzia di stabilità per i lavoratori. Il M5s intende accrescere la spesa sociale rivolta a occupazione e politiche attive, considerato che il settore lavorativo è uno dei settori principali da cui partire per iniziare la nuova era dell’impegno politico del Movimento. Intendiamo mettere in risalto la centralità del lavoro, valorizzandolo in ogni suo aspetto al fine di restituire la dignità ad ogni singolo uomo che, soltanto attraverso il proprio lavoro, è in grado di assicurare a sé e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Nella rivalutazione del lavoro, ci poniamo come obiettivi prioritari ed imprescindibili il raggiungimento di un salario minimo garantito, l’adozione di un equo compenso per tutti, l’implementazione dello smart working, l’inserimento del reddito di cittadinanza e l’introduzione di tutele nei confronti della lavoratrici e dei lavoratori autonomi e non. La centralità del lavoro deriva dal fatto che solo esso consente la piena esplicazione della libertà individuale; a tale principio sarà informata l’azione politica del M5s perché “la vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature ( Franklin Delano Roosevelt)”.

martedì 17 aprile 2018

La nocività del capo cattivo


Secondo Quartz, i dati dell'American Psychology Association rivelano che il 75% dei lavoratori americani crede che il proprio capo sia una delle principali cause di stress sul lavoro.
Le ricerche effettuate alla Harvard Business School e alla Stanford University negli Stati Uniti hanno raccolto dati da oltre 200 studi e hanno scoperto che lo stress sul lavoro può essere altrettanto dannoso per la salute che l'esposizione a una considerevole quantità di fumo proveniente dalle sigarette di altre persone, proprio come il fumo passivo.


domenica 8 aprile 2018

Il BIOLOGICO può dare lavoro


Gli ultimi dati ufficiali, quelli di fine 2016, parlano infatti di 72.154 operatori certificati e di 1 milione 795 mila 650 ettari di superfici coltivati. Per entrambi si tratta di una crescita del 20% su base annua, «un numero enorme, ma che sicuramente sarà confermato anche per 2017 e 2018»
Dal 2013 al 2016 il numero di aziende agricole biologiche è aumentato del 40%, mentre nell’agricoltura tradizionale in 20 anni l’Istat ha registrato un crollo del 46%.
Nel 2016 l’Italia è risultata essere il Paese europeo con la maggiore crescita nel bio. E nel 2017 si è verificato un boom della vendita dei prodotti bio nella grande distribuzione: +16,6%, giro d’affari di 1 miliardo e 451 milioni.
Nomisma riferisce che nel 2017 le vendite di biologico in Italia hanno toccato i 3,5 miliardi nel mercato domestico (+15% rispetto al 2016). E anche l’export del bio nostrano è andato bene: quasi 2 miliardi.  …..
ESCLUSIONE DI OGM E PESTICIDI. Fa pendere l’ago della bilancia verso il bio anche l’esclusione degli organismi geneticamente modificato (Ogm) e dei pesticidi dall’intero ciclo produttivo. L’Italia esporta in tutta Europa e la Germania rappresenta il maggior cliente: pesa per quasi il 40% del nostro export.
VECCHIO MODELLO ORMAI INSOSTENIBILE. Non solo. Per ogni italiano l’agricoltura convenzionale immette nell’ambiente 70,5 chilogrammi di pesticidi.
….per maggiori dettagli informativi su ….