mercoledì 15 novembre 2017

"Basta lavorare a Natale"

"Basta lavorare a Natale": mille lavoratori e lavoratrici, cioè metà dei dipendenti di Oriocenter, enorme centro commerciale alle porte di Bergamo e a poche centinaia di metri dallo scalo aeroportuale di Orio al Serio, hanno contestato con una petizione la volontà del consiglio di amministrazione di aprire le porte ai clienti anche il 25 e 26 dicembre, oltre che il primo gennaio.
“La festa è e deve rimanere una ricchezza dei lavoratori e della famiglia: non possiamo ridurla a un affare in nome di un liberismo che ci piace sempre di meno. Il riposo è e deve rimanere un diritto di qualsiasi essere umano: il lavoratore non può essere ricattabile sul piano dell'occupazione ….”
http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/11/15/news/bergamo_petizione_contro_l_apertura_dell_oriocenter_a_natale-181183348/?ref=fbplmi

giovedì 26 ottobre 2017

Reddito minimo adeguato, lo dice il Parlamento europeo

Tutti gli Stati membri dell’Ue introducano regimi di reddito minimo adeguati, garantendo anche l’accesso all’alloggio, all’assistenza sanitaria e all’istruzione, nonché fornire sostegno ai bambini, ai disoccupati, alle famiglie monoparentali e ai senzatetto. Lo prevede una relazione non legislativa approvata dalla plenaria dell’Europarlamento, a Strasburgo, con 451 voti favorevoli, 147 voti contrari e 42 astensioni.
Il documento aveva già ricevuto il via libera in Commissione

venerdì 20 ottobre 2017

I VECCHI del 2050

L'Italia è uno dei paesi più vecchi dell'Ocse ma sarà ancora più vecchio nei prossimi anni arrivando nel 2050 ad avere per ogni 100 persone (tra i 20 e i 64 anni) ce ne saranno ben 74 che avranno superato i 65 anni. Lo scrive l'Ocse nel suo Rapporto "Preventing Ageing Unequally"
Il tasso di occupazione tra le persone tra i 55 e i 64 anni è cresciuto di 23 punti tra il 2000 e il 2016 mentre quello dei giovani è diminuito di 11 punti. I redditi di coloro che hanno tra i 60 e i 64 anni in Italia negli ultimi 30 anni sono cresciuti in media del 25% in più rispetto alla fascia di età tra i 30 e i 34 anni.
La povertà in Italia è globalmente cresciuta ma esiste una povertà  relativa in Italia per le giovani  generazioni (in special modo per quelli che hanno avuto lunghi periodi di disoccupazione)  e quando questi giovani saranno vecchi rischiano di non avere le pensioni che esistono oggi.


Immagine fuori testo – pittura di  Alfonso Grassi definito il ‘pittore dei vecchi’
http://www.irpinianews.it/grassi-il-pittore-dei-vecchi-rivive-nella-mostra-dedicata/ 

mercoledì 18 ottobre 2017

L’Italia non è un paese per giovani e …

L’Italia non è un paese per giovani e forse neanche per vecchi.
Dal Rapporto Italiani nel Mondo 2017 di Migrantes, emerge che dall’ITALIA
nel 2016 ben 124.076 persone sono espatriate, in aumento del 15,4% rispetto al 2015,  
il 39% di chi ha lasciato l'Italia nell'ultimo anno ha tra i 18 e i 34 anni
c’è pure un 9,7% ha tra 50 e 64 anni e sono i "disoccupati senza speranza" rimasti senza lavoro.
Dal 2006, la mobilità italiana è aumentata del 60,1%.
Le partenze non sono solo individuali ma anche di "famiglia", intendendo sia il nucleo familiare più ristretto, ovvero quello che comprende i minori sia la famiglia "allargata", quella cioè in cui i genitori - ormai oltre la soglia dei 65 anni - diventano "accompagnatori e sostenitori" del progetto migratorio dei figli (il 5,2% del totale).
Nonostante la Brexit  il Regno Unito registra un primato assoluto tra tutte le destinazioni, seguito da Germania, Svizzera, Francia, Brasile e Usa.
La regione con più abbandoni è la Lombardia, con quasi 23 mila partenze, seguita dal Veneto (11.611), dalla Sicilia (11.501), dal Lazio (11.114) e dal Piemonte (9.022). C'è però una regione che presenta un dato negativo, ed è il Friuli Venezia Giulia, da cui nell'ultimo anno sono partite 300 persone in meno (-7,3%).


lunedì 16 ottobre 2017

Le Vite Parallele del Jobs Act

Plutarco scrisse le vite parallele per evidenziare la similitudine di un filo conduttore tra due esseri umani che vivevano in contesti storici e periodi differenti.
Renzi è riuscito con il suo Jobs Act invece a determinare che due operai che svolgono le stesse mansioni nella stessa fabbrica vengano pagati e trattati in modo diverso.
Qui un link dell’Espresso che lo dimostra:

giovedì 12 ottobre 2017

4 operai morti in un solo giorno

10 Ottobre 2017
Due uomini hanno perso la vita alla diga Furore di Naro (Agrigento), precipitando da una piattaforma. Un terzo lavoratore è deceduto in un silos ad Ascoli Piceno e un quarto a Mirafiori. E’ l’ennesimo tragico bollettino degli infortuni sul lavoro che ha visto morire quattro operai in un giorno (all’indomani della giornata mondiale sulla sicurezza sul lavoro).
https://www.articolo21.org/2017/10/infortuni-sul-lavoro-agrigento-ascoli-mirafiori-4-operai-morti-in-un-giorno/


mercoledì 11 ottobre 2017

Come il Governo spinge l’alternanza scuola lavoro

Quest’anno l’alternanza scuola-lavoro andrà a regime, coinvolgendo 1,5 milioni di studenti dell’ultimo triennio delle superiori. L’esperienza, introdotta nel 2015 con la riforma Renzi-Giannini, non è però decollata in pieno e già fioccano le proteste dei giovani studenti
con lo sciopero e manifestazioni proclamate per il 13 OTTOBRE.
MA il Governo continua a spingere su questa strada e presto arriveranno soldi e Tutor
L’iniziativa sarà realizzata in collaborazione con Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive, guidata da Maurizio Del Conte: si partirà già nelle prossime settimane con circa 250 tutor che si interfacceranno, dal lunedì al venerdì, con 1.300 scuole (ogni tutor infatti sarà impegnato con cinque istituti, in ciascuno dei quali si recherà un’intera giornata, dal lunedì al venerdì). L’obiettivo, entro due/tre anni, è arrivare a mille tutor, coprendo quindi 5mila scuole…

Lavoro dall’UVA in Sicilia

Avanzano nuove tecniche di coltivazione e nuove imprese nel settore agricolo dell’UVA in Sicilia …
La tecnica di coltivazione usata da Geva (circa 16mila piante in vaso con un sesto di 40 centimetri in grado di produrre 480 quintali per ettaro contro i 300 di media) permette da un lato di controllare meglio la qualità del prodotto e dall’altro di ridurre l’impatto ambientale non solo per la minore vulnerabilità delle piante agli attacchi di funghi e insetti, e quindi per il minore bisogno di trattamenti ma anche, ad esempio, per la possibilità di riciclare l’acqua irrigua.

martedì 10 ottobre 2017

Cronache di un concorso

Il concorso per infermieri in Lombardia è stato annullato per irregolarità; la  cosa più diabolica è che per 23 posti di infermiere a tempo indeterminato arrivano 4.500 concorrenti; in pratica molte meno probabilità di vincere rispetto a al casinò.
Qui sotto il link con la notizia


immagine - stadio affollato per concorso

lunedì 9 ottobre 2017

Il Jobs act approda all’ILVA

La proposta avanzata dalla direzione aziendale: diecimila dentro, 4.200 fuori; e chi resta rimarrà senza le garanzie dell’articolo 18 perché sarà riassunto con le nuove regole del Jobs act.


sabato 7 ottobre 2017

Il 13 ottobre no alla strana alternanza scuola-lavoro


Gli studenti il 13 ottobre 2017 non andranno a scuola e manifesteranno; anzi addirittura sciopereranno, poiché la nuova “Buona scuola” li ha fatti diventare lavoratori senza paga.
La cosiddetta alternanza scuola-lavoro è obbligatoria per tutti gli studenti dell'ultimo triennio delle scuole superiori, anche nei licei; ed è una delle innovazioni più significative della legge 107 del 2015 (La Buona Scuola).  Il monte ore obbligatorio è di 400 ore negli istituti tecnici e professionali e 200 ore nei licei –  e la frequenza a questa alternanza è stata considerata obbligatoria dalla nuova normativa ai fini dell’ammissione agli esami di maturità.

E’ accaduto però che quella che doveva essere una opportunità formativa nel campo del lavoro si è presto trasformata in una occasione di sfruttamento di manodopera gratuita e senza alcuna specifica formazione. Gli esempi sono stati tanti
e ora gli studenti si preparano a una lunga lotta contro questo giro di affari.
Questo aspetto della legge 107 va velocemente rivisto, va tolto il carattere di obbligatorietà e valorizzato il carattere di opportunità; e va anche eliminata l’assurda quantificazione in un monte ore.


 Se si vogliono organizzare esperienze lavorative debbono essere strettamente connesse con il profilo culturale e professionale che si sta costruendo a scuola.  Poche esperienze, veramente progettate e seguite dalla scuola stessa;  e con aziende che hanno voglia di investire sulla formazione dei  giovani e non approfittare di un’occasione per guadagnare su manodopera gratis o su prebende economiche stanziate dallo stato. (fr. z.) 

venerdì 6 ottobre 2017

Un lavoratore vale meno di un rifiuto

Si tratta del caso del licenziamento di Lisa dall’azienda di smaltimento rifiuti CIDIU S.p.A. dove lavorava da 10 anni. La lavoratrice aveva trovato un monopattino rotto tra i rifiuti destinati alla rottamazione e lo ha preso per riaggiustarlo e regalarlo a suo figlio: è stata licenziata per appropriazione indebita.
 In questo licenziamento ci vediamo una particolare cattiveria: un lavoratore vale molto meno di un rifiuto (e speciosamente si va a cercare la giusta causa per licenziarlo).
La lavoratrice sta lottando per la riassunzione  “Ora non ci dormo la notte. Sto davvero malissimo perché sono stata loro dipendente per 11 anni e con questo lavoro mantengo tutta la famiglia”.
In rete si può firmare una petizione su


Per maggiori dettagli vi rimandiamo all'articolo su RepubblicaArticolo su Repubblica.it

mercoledì 4 ottobre 2017

Unione europea, un passo verso il reddito minimo garantito

Tutti i Paesi dell’Unione europea introducano sistemi di reddito minimo garantito. E’ quanto chiede il Parlamento Ue in una risoluzione non legislativa che ha ricevuto il primo via libera dalla commissione Occupazione e affari sociali con 36 voti a favore, 7 contrari e quattro astensioni. Il testo dovrà ora affrontare il voto della plenaria, in programma alla fine di ottobre.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/03/reddito-minimo-garantito-risoluzione-del-parlamento-ue-tutti-gli-stati-lo-introducano/3892500/

lunedì 2 ottobre 2017

Il sindacato è dei lavoratori

 Le recenti frasi Di Maio nei confronti del sindacato sembrano mal poste e in qualche modo si aggiungono ai non lontani atteggiamenti tracotanti di Renzi nei confronti del sindacato.  Forse non è necessario preoccuparsi perché Di Maio voleva riferirsi “solo” all’eliminazione dei privilegi di alcuni dirigenti sindacali; ma tali privilegi derivano da leggi previdenziali dello Stato che possono essere ben velocemente modificate se esiste una volontà politica e poco c’entrano con l’organizzazione sindacale.   Forse non è necessario preoccuparsi perché Renzi intendeva “solo” mettere in crisi il meccanismo della concertazione dei governi precedenti, concertazione che determinava la mancata assunzione di responsabilità dei governi che facevano tutto derivare da preaccordi con i sindacati confederali.  Ma fatto sta che il Governo Renzi ha modificato la disciplina dei licenziamenti senza confrontarsi con il sindacato e che oggi Di Maio è difficile da interpretare per le sue volontà future; e se si aggiunge che molti lavoratori sono arrivati al punto di non sapere cosa sia il sindacato ed alcuni lo considerano come un possibile nemico; allora è bene preoccuparsi ed è forse opportuno ribadire alcune cose vecchie in materia di sindacato.
 Il sindacato è dei lavoratori ed è sostenuto dalle quote che pagano d’iscrizione e soprattutto dalla loro partecipazione attiva. Il sindacato si può cambiare ma lo possono fare solo gli stessi lavoratori partecipando e lottando al loro interno, e, ove non riescono, costruendo una nuova organizzazione sindacale.        
  Non ci possono essere misure autoritarie dall’alto di un Governo che possano stabilire come si deve organizzare un sindacato e quali decisioni possa prendere per portare avanti gli interessi dei lavoratori. Il Parlamento può con leggi dello Stato:
 - stabilire come la composizione di una delegazione sindacale, autorizzata alla firma di contratti di lavoro,  debba rispecchiare la rappresentatività numerica dei lavoratori in modo che non venga stravolto il criterio democratico;
- stabilire i servizi minimi da assicurare in caso di sciopero per garantire la sicurezza e la salute pubblica;
- stabilire gli standard di sicurezza nei luoghi di lavoro e le misure contro la nocività alla salute;
- stabilire il minimo di paga sempre dovuta;
- stabilire il minimo di riposo sempre dovuto;
- stabilire infine il welfare generalizzato a tutti i lavoratori sulla base dei contributi sociali e sulla base del carico fiscale globale.
Un Governo deve lasciare che le parti sociali addivengano a contratti di lavoro in piena libertà ed intervenire come mediatore (terzo)  solo quando viene richiesto dalle parti o se una trattativa difficile possa mettere a repentaglio gli stessi posti di lavoro.
 Nel caso di datore di lavoro Pubblico, il Governo deve avere maggior cura perché: dovrà tutelare nella trattativa gli interessi degli stessi lavoratori che sono cittadini dello Stato e gli interessi globali di tutti i cittadini dello Stato che il Governo rappresenta in modo collettivo.
 Per il resto Parlamento e Governo è meglio che si astengano e che si facciano artefici e difensori della libertà sindacale di lavoratori e datori di lavoro.  (Fr. Z.)
 Infine non dimentichiamo le lezioni che ci vengono dalla Storia, lo strozzamento delle libertà sindacali apportato  dalle dittature totalitarie:
il sindacato organizzato dal regime fascista
il sindacato organizzato dal regime sovietico

giovedì 28 settembre 2017

Una morte straziante sul lavoro

Una morte straziante sul lavoro, ne ha dato notizia l’Osservatorio dei caduti sul lavoro di Bologna

sabato 23 settembre 2017

Terrificante morte a Pontedera, Fabio Cerrettani muore in modo straziante; schiacciato da una pressa

23 settembre Che terribile morte per questo povero lavoratore: non si può nemmeno immaginare una morte così orribile provocata da una pressa.
Fabio Cerretani di Montopoli Valdarno, aveva 54 anni. Questa indescrivibile tragedia  alla Revet, azienda specializzata nella raccolta e selezione dei rifiuti della raccolta differenziata di Pontedera. Sul posto vigili del fuoco, carabinieri e 115. Quando è accaduto l'incidente il povero lavoratore era con un collega di Collesalvetti.
Ma ormai cosa volete che dica di più di quello che ho già detto in tutti questi anni, alla politica che se ne frega, e a tutti quelli che dovrebbero occuparsene. i morti tra l'altro aumentano tutti gli anni, altro che cali. o piccoli aumenti sulle denunce per la stampa che si scandalizza ma che non fa mai indagini serie per verificare le vere dimensioni del fenomeno che è molto, molto più ampio di quello che dicono.. tutti quanti quelli che ci hanno governato in questi ultimi vent'anni hanno fatto leggi per depotenziare la Sicurezza, hanno aumentato l'età della pensione anche per chi svolge lavori pericolosi, hanno fatto
leggi come il jobs act che rende impotenti i lavoratori che non possono più opporsi, pena il licenziamento a svolgere lavori pericolosi. Ma questo non bastava, hanno ulteriormente reso precario il lavoro, per potersi così disfare di chi lavora in qualsiasi momento.  Se chi lavora non si sveglia andremo incontro a tempi orribili. 
Non dimentichiamoci poi di un altro lavoratore morto anche oggi. Un tunisino ha perso la vota con una motozappa in provincia di Ragusa
Immagine da internet una pressa di rifiuti e la stessa notizia riportata da

venerdì 22 settembre 2017

Dati Inps su occupazione: più posti ma da precari

"Nei primi sette mesi del 2017, nel settore privato, si registra un saldo tra assunzioni e cessazioni pari a +1.073.000, superiore a quello del corrispondente periodo sia del 2016 che del 2015". Lo rileva l'inps, spiegando che anche il saldo annualizzato, relativo agli ultimi 12 mesi, "risulta positivo" e "pari a +571.000", frutto della "crescita tendenziale dei contratti a tempo indeterminato (+18.000), dei contratti di apprendistato (+52.000) e, soprattutto, dei contratti a tempo determinato (+501.000, inclusi i contratti stagionali)".
Nel dettaglio, l'Inps rimarca "la forte crescita delle assunzioni (nei mesi di gennaio-luglio 2017 sono risultate 4.182.000, in aumento del 18,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente), maggiore di quella delle cessazioni (3.108.000, +15% rispetto all'anno precedente)". All'aumento delle assunzioni, sottolinea l'Inps, "il maggior contributo è dato dalle assunzioni a tempo determinato (+25,9%) e dall'apprendistato (+25,9%) mentre sono diminuite quelle a tempo indeterminato (-4,6%: questo calo rispetto al 2016 è interamente imputabile alle assunzioni a part time)".
In Italia "si registra un'ulteriore compressione dell'incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni: 24,2% nei primi sette mesi del 2017". Nel 2015, invece, "quando era in vigore l'esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato, era stato - ricorda l'Inps - raggiunto il picco del 38,8%". ….


giovedì 21 settembre 2017

2017 aumento di morti e infortuni sul lavoro

 Per la prima volta da un quarto di secolo, incidenti e morti aumentano entrambi nei primi sette mesi dell’anno: rispettivamente dell’1,3 e del 5,2 per cento.
Tra gennaio e luglio gli incidenti sul lavoro denunciati (ma non ancora riconosciuti come tali) sono stati 380.236, contro i 375.486 degli stessi mesi di un anno fa. I morti sono saliti da 562 a 591, ventinove in più. 
L’articolo di Marco Ruffolo su Repubblica
http://www.repubblica.it/economia/2017/09/17/news/la_ripresa_delle_morti_bianche_nel_2017_i_decessi_sul_lavoro_salgono_del_5_2_-175702271/

mercoledì 20 settembre 2017

Lombardia occupazione, un debole miglioramento e tanto precariato

Dai risultati di una indagine di Confindustria sul mercato del lavoro in Lombardia.
 il numero degli occupati, in aumento di oltre 50mila persone nel 2016 -  soprattutto donne e laureati (o diplomati specializzati) -  Nel 2016 in Lombardia il mercato del lavoro ha accolto 75mila donne in più rispetto al 2008, e 21mila uomini in meno. E, soprattutto, 269mila laureati e diplomati in più rispetto a otto anni prima, contro 216mila lavoratori con la sola licenzia media in meno.


Nonostante questa ripresa dell'occupazione, in Lombardia nel 2016 il numero dei disoccupati si è attestato su un livello doppio rispetto a quello pre-recessione: nel 2008 i disoccupati erano 164mila, nel 2016 sono 346mila. Ovvero, ventimila in meno rispetto al 2015. Ma quasi 200 mila in più rispetto a prima della crisi.

"La disoccupazione è in crescita, nonostante la ripresa dei livelli dell'occupazione, perché oggi la forza lavoro è maggiore rispetto a otto o nove anni fa - spiega Davide Fedreghini, responsabile dell'indagine svolta dal Coordinamento centro studi di Confindustria Lombardia - Molte persone che, prima della crisi, non lavoravano né cercavano lavoro perché non ne avevano bisogno, adesso si stanno rimettendo in gioco. E sono alla ricerca di un'occupazione".

Di qui, i numeri contraddittori. Che si accompagnano a un incremento dei contratti a tempo determinato, a fronte di un calo di quelli a tempo indeterminato (diminuiti di oltre il 32 per cento). Nonché a un gap sempre maggiore tra lavoratori giovani e maturi: mentre i ragazzi tra i 15 e i 24 anni che lavorano nel 2016 sono scesi di 90mila unità, gli over 55 sono aumentati di 260mila. Segno che il ricambio generazionale è ancora bloccato. I Neet (i giovani che non studiano o lavorano): in calo rispetto al 2015, ma sempre a quota 137mila.
http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/09/19/news/lombardia_lavoro_donne_laureati_giovani_disoccupazione_confindustria-175888356/?ref=fbplmi

giovedì 14 settembre 2017

Sicilia record europeo per la disoccupazione

   
La Sicilia è al top tra oltre 200 regioni europee per l'alto tasso di giovani fra i 18 e i 24 anni che non studiano e non cercano lavoro, i cosiddetti Neet.
    Il dato negativo dell'isola (41,4%) è inferiore solamente a quelli registrati per la Guyana francese (44,7%) e la regione bulgara di Severozapaden (46,5%). E' quanto emerge dal Regional Yearbook 2017 pubblicato oggi da Eurostat. 

venerdì 1 settembre 2017

Quei 23 milioni di occupati

L’ISTAT ci dice che: "Il numero di occupati ha superato il livello di 23 milioni di unità, soglia oltrepassata solo nel 2008, prima dell'inizio della lunga crisi".
Grande esultanza del Capo del Governo, del suo Ministro del Lavoro e dell’ex Capo di Governo Renzi che intende aggiudicare il risultato alla  sua normativa del Jobsact.
Proviamo un attimo a ragionare sul dato: 23 milioni e 63mila persone lavorano nel nostro paese; quindi se l’altra parte del paese è fatta di bambini, vecchi e casalinghe, possiamo dire che siamo in un paese di quasi piena occupazione, un paese che non ha più problemi di lavoro. Non si comprende perché nel paese ci siano più di 4 milioni di persone in grave condizione di povertà. E non si comprende perché ci sta ancora nel luglio 2017 un 11,3% di disoccupazione.
Spiegare l’arcano è abbastanza semplice, basta guardare a come vengono misurati i dati Istat rispetto all’occupazione?
 “È considerato occupato se nella settimana di riferimento dell’indagine ha lavorato almeno un’ora”
Quindi in quei 23 milioni ci stanno quelli che lavorano tutto l’anno, quelli che lavorano solo pochi mesi l’anno, quelli lavorano pochi giorni in un anno, fino a quelli che hanno lavorato nella settimana dell’indagine sono un’ora.
Se i 23 milioni di occupati nell’indagine del 2008 erano prevalentemente occupati stabili, non possiamo certo dire che lo sono quelli dell’indagine del 2017. I 23 milioni di allora non sono i 23 milioni di oggi, dopo quasi un decennio di crisi che ha precarizzato il mondo del lavoro.
Certo, tra i buoni propositi del Governo c’era la stabilizzazione, ma purtroppo è stato un risultato raggiunto per pochi; e gli stessi stabilizzati non hanno più le stesse garanzie del 2008 su posto di lavoro. (f.z.)
Dati e notizie su:
Il tasso di disoccupazione sale a luglio all'11,3%. L'Istat segnala un aumento di 0,2 punti percentuali da giugno. Anche il tasso di disoccupazione giovanile aumenta a luglio e si attesta al 35,5%, in crescita di 0,3 punti da giugno. Il tasso di disoccupazione si accompagna a una crescita dell'occupazione grazie all'aumento delle persone attive nel mercato. Tocca infatti il minimo storico il tasso degli inattivi, che scende al 34,4% (-0,3%), il livello più basso dal 2004.

A crescere soprattutto gli occupati over 50 anche grazie all'aumento dell'età per l'accesso alla pensione, mentre l'aumento della disoccupazione nell'ultimo mese coinvolge esclusivamente le donne (+4,6%) a fronte di una stabilità tra gli uomini. Il tasso di disoccupazione maschile si attesta al 10,3% (-0,1 punti percentuali), mentre quello femminile sale al 12,8% (+0,5 punti).

Vendemmia senza voucher

Senza i voucher che in qualche modo davano trasparenza e tracciabilitá a diverse tipologie di attività occasionali in agricoltura,  si evidenziano difficoltà a ridosso della vendemmia.
Il ritardato rilascio agli intermediari della piattaforma INPS a fine luglio, le mancate implementazioni della stessa che non tengono conto delle specificità agricole (comunicazione preventiva nei 3 giorni), la farraginosità operativa riservata alle associazioni agricole ( devono essere ricaricate tutte le deleghe degli agricoltori ), prospettano una situazione di impasse che non consentirà né facilmente né velocemente di attivare il contratto di lavoro occasionale. Né si può pensare che gli agricoltori , in questo momento, abbiano il tempo , ammesso che siano dotati di pin personale, di registrarsi sulla piattaforma e operare da soli.


giovedì 31 agosto 2017

Lavoro Gratis in alcune scuole private

Da Facebook una storia di ordinaria follia: esistono scuole private che assumono docenti senza pagargli alcun stipendio, solo con la promessa di far maturare il punteggio.
Maria Concetta Trovato a ProfessioneInsegnante.it
15 h · 
Vi racconto una storiella, che vorrei fosse falsa, ma è dolorosamente vera.
La paritaria di questa mattina si profonde in complimenti. Mi vogliono per Inglese.
Fissiamo un colloquio: mi presento nella mia forma migliore. Parlo col preside, sciorinando un curriculum da paura.
"Accidenti", dice, "non si preoccupi: qualora dovessero chiamarla da III FASCIA, LEI è LIBERA DI DIMETTERSI IN QUALUNQUE MOMENTO". Ottimo.
Ma si sta parlando di tutto, fuorchè della mia retribuzione, e alla fine, faccio la sfacciata (perchè, 'sti kaiser, ho studiato e voglio che sia riconosciuto!) e chiedo: "Sarò pagata?"
"No, NOI NON PAGHIAMO" mi dice, come se fosse ovvio, e io un'idiota per aver anche solo osato porre la domanda "ma avrà versati i contributi necessari alla regolare maturazione del punteggio".
Questa volta, il tono é lo stesso che dovette avere la strega di Hansel e Gretel un attimo prima di mangiarseli.
Lo ammetto, avevo pensato di accettare. Tanto più che, nella stessa città, non avrei avuto molte spese.
Ma quando mi è stato detto, così, en passant, che avrei COMUNQUE FIRMATO LA BUSTA PAGA ED, EVENTUALMENTE, PAGATO LE TASSE SU UNO STIPENDIO MAI PERCEPITO, mi sono alzata e sono FUGGITA.
Fuggita. Come feci a sette anni dalla poltrona dell'ortodonzista.
Stronzi, stronzi, stronzi.
Sono ancora troppo giovane per vendermi gli ideali.
La mia dignità non l'avranno mai.
GRAZIE COLLEGHI 


mercoledì 30 agosto 2017

Vivere con 190 euro al mese, SI CHIAMA ReI

Dopo quattro anni e verso la fine della legislatura; dopo che si sono spesi decine di miliardi per bonus vari che non hanno fatto ripartire la domanda interna e decine di miliardi di incentivi per il lavoro che  non sono riusciti ad abbassare sensibilmente il tasso di disoccupazione:  il Governo si accorge dell’esistenza dei poveri e approva in via definitiva il decreto per il Reddito d’Inclusione.
Questo blog, che si batte per un reddito ai disoccupati per i periodi di disoccupazione, saluta positivamente questa misura, perché finalmente lo Stato ammette che deve farsi carico del problema della povertà e dell’esclusione sociale; ma non può certo astenersi dall’evidenziare i limiti di questo provvedimento. (f.z.)
Il beneficio del ReI sarà erogato su dodici mensilità, con un importo che andrà da circa 190 euro mensili per una persona sola, fino a quasi 485 euro per un nucleo con 5 o più componenti.
La misura si rivolge a una platea di circa 400 mila famiglie, pari a circa 1,8 milioni di persone. Quindi non raggiunge tutta la platea della povertà in Italia, stimata in circa 4 milioni di persone. Al Reddito di inclusione sono destinati 1 miliardo e 845 milioni di euro, incluse le risorse per rafforzare i servizi,  per un totale di oltre 2 miliardi di euro da raggiungere nell’anno dal 2019.  Acli, Save the children, e  Banco alimentare, avevano già fatto rilevare al Governo che lo stanziamento per un reddito d’inclusione doveva essere di ben 7 miliardi per raggiungere tutti coloro che vivono in grave stato di povertà.
 Il nucleo familiare del richiedente dovrà avere un valore dell'Isee, in corso di validità, non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro.
Hanno priorità nell'accesso al Rei le famiglie con figli minorenni o disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupati over 55.  E’ abbastanza evidente che l’entità limitata dei fondi stanziati sarà assorbita dagli aiuti alle famiglie e lascerà fuori i singoli indigenti.

Il ReI sarà concesso per un periodo continuativo non superiore a 18 mesi e sarà necessario che trascorrano almeno 6 mesi dall’ultima erogazione prima di poterlo richiedere nuovamente. (Come se dopo 18 mesi dovrebbero ritornare in povertà assoluta giusto per non perdere l’abitudine n.d.r.)
Al ReI si accederà dal dicembre di quest’anno  attraverso una dichiarazione a fini ISEE “precompilata“.
Il Ministro Poletti dichiara:  “Il Rei – ha sottolineato potrà essere richiesto a partire dal 1° dicembre ed è il segno di un nuovo approccio alle politiche sociali, in quanto si fonda sul principio dell’inclusione attiva, ovvero sull’affiancamento al sussidio economico di misure di accompagnamento capaci di promuovere il reinserimento nella società e nel mondo del lavoro di coloro che ne sono esclusi. Insomma – ha aggiunto – non una misura assistenzialistica, un beneficio economico ‘passivo’, in quanto al nucleo familiare beneficiario è richiesto un impegno ad attivarsi, sulla base di un progetto personalizzato condiviso con i servizi territoriali, che accompagni il nucleo verso l’autonomia”.
Nel contempo sarà istituito l’Osservatorio sulle povertà quale gruppo di lavoro permanente, con il compito di predisporre un Rapporto biennale sulla povertà, in cui sono formulate analisi e proposte in materia di contrasto alla povertà, di promuovere l’attuazione del ReI, evidenziando eventuali problematiche riscontrate, anche a livello territoriale, e di esprimere il proprio parere sul Rapporto annuale di monitoraggio sull’attuazione del ReI.
Probabilmente chi fa il monitoraggio e controlla le procedure assorbirà una parte degli stanziamenti finanziari previsti per questa carità di Stato.
 Come si può vivere con  190 euro a mese è un mistero che almeno il Ministro Poletti dovrebbe tentare di spiegare.

Il decreto legislativo del Governo
La legge delega
http://www.gazzettaufficiale.it/atto/vediMenuHTML;jsessionid=5o4sM+-8dky9OslsdBrVaA__.ntc-as5-guri2b?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2017-03-24&atto.codiceRedazionale=17G00047&tipoSerie=serie_generale&tipoVigenza=originario