
Dalla crisi del 1929 si uscì con regole
dettate al sistema bancario per separare la funzione del credito dalla
speculazione e dal rischio d’impresa. Oggi
non si vuole neanche mettere i discussione la grande concentrazione bancaria.
Il capitalismo americano e quello europeo aveva dimenticato la lezione del 1929; i
banchieri alla fine del 900 (e in questo primo scorcio del 2000) avevano
ripreso ad operare come prima del ’29: costruendo masse di titoli speculativi,
spacciati come titoli di rendimento a tutela del risparmio, e immettendoli su
tutti i mercati internazionali, la borsa ha continuato ad inventare titoli speculativi con diverse forme di derivati trasformando il mercato di borsa in
un specie di casinò di Las Vegas.
Dopo
quattro anni di crisi non si è fatto ordine sul mercato dei derivati e
neanche si è fatta decollare la Tobin Tax. Le banche vogliono restare con le
mani libere per amministrare un capitale finanziario enorme; le assicurazioni
private vogliono dettare legge ed osteggiare la mutualità pubblica; i manager, vestali di un capitalismo senza
scrupoli, vogliono continuare a godere di appannaggi esorbitanti.
La crisi continua a strisciare comprimendo salari e domanda di beni e si espellono dalla produzione milioni di lavoratori. Per uscire da questa crisi è necessario un cambiamento della società, non basta qualche investimento in più e ritornare a come si era prima, il come si era prima era il frutto dell’errore stesso.
La crisi continua a strisciare comprimendo salari e domanda di beni e si espellono dalla produzione milioni di lavoratori. Per uscire da questa crisi è necessario un cambiamento della società, non basta qualche investimento in più e ritornare a come si era prima, il come si era prima era il frutto dell’errore stesso.
Il lavoro
va visto come mutualità e ricchezza e va diviso come il pane in una società
solidale; vanno abbandonate le logiche industriali di tipo distruttivo del
territorio, dell’aria e delle acque e puntare su uno sviluppo industriale
delle energie pulite con i relativi
investimenti nella ricerca, va dato un peso essenziale alla produzione agricola,
la cultura e l’arte vanno visti come accrescimento della ricchezza umana.
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